il piccolo colpo al cuore

I temi principali di queste storie sono l’infanzia, l’amore, il sesso, la perdita di una persona amata; ma la trama è spesso accessoria e ciò che coinvolge il lettore è l’empatia che si crea con i personaggi.

Essi popolano un universo fittizio – che è copia del nostro, nella sua assurda crudeltà – con la stessa disinvoltura con cui camminano per le strade della nostra città, tanto da illuderci che li rincontreremo “fuori” una volta chiuso il libro. Attraverso il loro linguaggio semplice e quotidiano, Dominici accentua la sensazione di familiarità e la utilizza in modo scaltro per conquistare il lettore, farlo accomodare dentro la finzione e in questo modo amplificare l’effetto di disillusione del “finale rovesciato”.

La scrittura scorrevole cela la perizia e lo sforzo con cui l’autore si è dedicato a rappresentare la realtà molteplice del nostro mondo con altrettanta varietà di stile, che si riflette sia nel linguaggio dei personaggi che nella tecnica narrativa. Nella sua scrittura non esiste una categoria tipica (un tempo verbale, una voce narrativa o un punto di vista); al contrario l’autore ne sceglie sistematicamente di nuove e si adopera sempre per diversificare il discorso narrativo e non ripetersi. Potremmo attribuire questa caratteristica allo slancio sperimentale tipico delle opere prime, che si concretizza in un tentativo perfettamente riuscito di rappresentare in poche pagine la varietà e la complessità sociale, politica e psicologica del mondo in cui viviamo.

I racconti sono quadri, piccoli sketches iperrealisti, ed è l’ironia a costituire il filo rosso tra le storie, che vengono oggi raccolte da Erasmo Editore in una coerente ed equilibrata antologia. E’ proprio la nota di fondo ironica a convincerci di essere di fronte a un autore con tutte le carte in regola: l’ironia si genera nel testo direttamente dalle voci dei personaggi ma anche dall’uso straniante del punto di vista, e in modo più macroscopico e a livello tematico, attraverso il rovesciamento delle aspettative del lettore, il “finale a sorpresa”, quello che Raymond Carver, definendo un buon racconto, chiamerebbe “il piccolo colpo al cuore, […] la sospensione in bilico tra la stupefazione e il lutto.”

Le numerose risorse tecniche che Dominici, da colto lettore, sfoggia, convergono in quello che sembra essere l’obiettivo finale di questo lavoro: in ogni racconto si cerca di gettare una luce nuova su una realtà quotidiana, o in sostanza di proporre una nuova “lettura” di circostanze apparentemente banali. Il libro di Dominici è in fondo un invito serio, ma abilmente vestito d’ironia, ad avvicinarsi a una visione più profonda della realtà, forse più dolorosa ma sicuramente necessaria, uno stimolo ad aprire gli occhi di fronte alle false verità che il sistema ci ha abituato ad accettare senza porci troppe domande. Da qui, il rovesciamento del titolo stesso: la fine soltanto non è solo l’inevitabile destino comune, ma il traguardo necessario di una nuova consapevolezza.

Nonostante si tratti del suo primo libro pubblicato, con La fine soltanto Dominici dimostra di essere capace di sedurre il lettore, di portarlo volente o nolente ad accettare il gioco narrativo per condividerlo con lui, e allo stesso tempo di poter interloquire con un pubblico molto ampio, che si estende alla fascia dei lettori più giovani. Il merito finale dell’autore è proprio questo: così come nella sua visione del mondo non ci sono individui necessariamente felici, alla fine del libro il lettore si sente proprio così, non necessariamente felice, però sì, irrimediabilmente più consapevole.

(Recensione a cura di Virginia Tonfoni)

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