Esprimersi

Stamani avevo due ore in terza. Prima ora: compito di grammatica (hehehe….). Seconda ora: era prevista una comprensione del testo. Invece abbiamo parlato. E’ un trucco comune degli studenti, al quale, talvolta, mi presto volentieri. Soprattutto alla sesta ora, dopo un compito di grammatica. Tutto è nato dalla domanda di un ragazzino un po’ svogliato (spero capiate gli eufemismi) che chiamerò Daniel. Mi ha chiesto cosa pensavo dei graffitari, in pratica se erano artisti o vandali comuni. Mi sono detto: occhio alla risposta. Ho risposto che secondo me il graffitismo, come tutte le arti, dovrebbe seguire due principi: uno estetico (ho usato proprio questa parola, estetico; l’ hanno capita subito) e uno comunicativo. E che per comunicare bisogna sapere. E che per sapere non si può essere “vagabondi”, bisogna leggere, capire, farsi una propria opinione. Usare tutti i mezzi che abbiamo per informarci e  non farci imbrogliare. Poi possiamo scegliere di comunicare ciò che sappiamo, ciò che sentiamo, in una forma artistica. E anche in questo caso, lo studio torna utile, perché per inventare qualcosa di nuovo dobbiamo sapere quello che c’è stato prima, quello che è “vecchio”. Ho citato, a proposito di street art, il mito contemporaneo dello stencil, Banksy, di cui ho visto la spettacolare mostra  lo scorso luglio a Bristol (e di cui pubblicherò a breve le foto sulla mia pagina di Flickr). Ecco, quella per me è arte. Mi appaga l’occhio e mi fa pensare.

Sarà che li ho rimbecilliti dai discorsi. Ma era tanto che non sentivo quel silenzio alla sesta ora.

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