Siuski (culo o non culo?)

Ieri sera, come tutti i martedì sera, sono andato al clubbino di scrittura. Spiego: da tre anni ci ritroviamo, leggiamo i nostri racconti e li commentiamo. Non è un corso, è una specie di laboratorio informale gratuito. E’ durante questi anni che ho scritto la maggior parte dei racconti inclusi nel mio libro.

Come progetto comune, lo scorso anno abbiamo pubblicato una raccolta di 16 Noir livornesi, dal titolo Crepa!l Il mio racconto (non incluso ne La fine soltanto) si intitolava “L’uomo e il bambino”, ed era ambientato alla Cigna (quartiere nord di Livorno dove sono nato e cresciuto).

Quest’anno (probabilmente a fine Novembre) uscirà una nuova raccolta dal titolo Siuski, che include 21 racconti ambientati sul lungomare o sugli stabilimenti balneari livornesi. Per chi non lo sapesse, la Siuski è un tipico tuffo labronico, la cui finalità, contrariamente alla logica dei tuffi, è quella di fare più schizzi possibile. Abbiamo passato mesi a cercare l’etimologia della parola vagamente slava, con scarso successo. O, meglio, con molte ipotesi, ma nessuna certezza. La raccolta includerà anche un’introduzione su questo argomento.

Insomma, ieri abbiamo letto il ventunesimo racconto che, per motivi alfabetici, comparirà come primo. Poi abbiamo votato per scegliere la copertina. Infine abbiamo cercato un brano tratto da un racconto che potesse essere evocativo e rappresentativo, tanto da metterlo come quarta di copertina. C’è stata quasi l’unanimità nella scelta del racconto di Giacomo; l’unico problema è che, tra i dialoghi di tale brano, c’è l’espressione “l’ultimo che arriva c’ha la cicca nel culo”, che io ricordo bene (si diceva sempre da piccini), ma che qualcun altro non aveva mai sentito. Più che altro, qualcuno ha sollevato delle obiezioni sulla parola “culo”, che pare possa essere un deterrente per le persone più anziane e facilmente scandalizzabili (“eh no, questo alla mi’ nepote ‘un glielo posso mia regalà, c’è le parolacce…”). Culo o non culo, vi farò sapere la decisione finale.

Lei, l’arma finale.

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