L’incipit balneare

Parlavo ieri di Siuski, questa nuova antologia di racconti d’ambientazione balneare labronica. Ogni autore ha pescato a piene mani dai ricordi che ha, dalle sensazioni che gli sono rimaste addosso, dalla pozza delle parole, come dice Stephen King nel suo bellissimo La storia di Lisey. Tutti a Livorno vanno al mare, a parte qualcuno che è davvero bianco. Ci sono racconti ambientati ad Antignano, ai Pancaldi, ai Fiume, al Sonnino…

Forse qualche livornese, dall’incipit,  riconosce dove è ambientato il mio. Che si intitola

Il Ciclo

Quando oltrepassa il cancello verde Fabio è quasi felice, gli pare di partecipare alla vita. Lo investe quell’odore che è solo quell’odore. È un misto di cemento bagnato, metallo dei pali che sostengono il tendone sopra al ponte, bagnoschiuma delle docce sottostanti, alghe marce attaccate alle boe, gomma dei canotti appesi un po’ dappertutto. È proprio quell’odore lì. A seconda dell’ora in cui arriva, si aggiunge anche il profumo delle focaccine appena sfornate. Ha un altro pomeriggio da passare al mare. Quelle estati sembravano non finire mai.

Come tutte le volte paga il biglietto. L’uomo all’entrata ormai lo conosce, è qualche anno che va lì, eppure mai una volta che lo faccia entrare senza pagare. E lui si vergogna a passare facendo lo gnorri, come fa qualcun altro, quindi paga il biglietto. Si precipita lungo la discesa ripida strusciando sul cemento le spardegne che sono tutte sfilacciate ai lati, non gli dureranno fino alla fine della stagione. Terminata la discesa imbocca la passerella, tre file di assi di legno consumato con una fessura tra l’una e l’altra. È bello quando qualche signora, per ingenuità o distrazione, affronta la passerella senza togliersi i sandali con i tacchi. Solitamente crolla prima del quinto passo. Fabio si sforza di non ridere, ma è più forte di lui. Ha passato le ore seduto sul muretto a guardare la passerella e fare statistiche.


Sì, inizia così.

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