Una risposta evasiva

Doveva succedere. I miei studenti hanno saputo del libro. A dir la verità, credevo succedesse prima, visto che la presentazione del libro era stata pubblicizzata sul simpatico Tirreno… e invece ancora niente.

Stamani, in un momento che c’entrava poco poco, un ragazzino che chiamerò Raniero ha alzato la mano e ha fatto la fatidica domanda:

“Professore, è vero che ha pubblicato un libro?”

Io, subito: “Chi te l’ha detto?”

“Un amico dei miei genitori.”

L’amico dei suoi genitori è anche un amico mio che ha partecipato all’antologia Crepa!, che ringrazio molto molto per aver regalato un tassello in più della mia vita agli studenti, che già di per sé sono parecchio ciaccioni.

Ora, questo mio amico, il cui nome comincia con Man e finisce con Rico (e faccio una rima che non ti dico…), forse non ricordava che il mio libro contiene alcune parti di racconto non proprio adatte a un pubblico così giovane (12 anni), ma più che altro a un pubblico così giovane che poi mi vede tre volte alla settimana.

Il racconto in questione si intitola L’amore che si dà, si sviluppa diversamente da quanto uno possa immaginare dall’incipit, che è il seguente:

Mentre le lecca la fica pensa “Questa qui me la porto a casa, una fica così dolce non l’ho mai assaggiata.” Dopo mezz’ora tutto finisce, si accende una Gitane e pensa già alla prossima scopata, la tipa del panettiere? la cassiera del cinema? quella del corso di teatro? Si riveste, afferra le chiavi dello scooter, fa per aprire la porta. La biondina nel letto si tira su.

“Mi chiami?”

“Sì, quando posso.”

“Ce l’hai il numero?”

“Se voglio lo recupero.”

“Se vuoi te lo lascio ora.”

“Non importa, se voglio lo recupero.”

“Sono stata bene.”

“Lo so, anch’io. Ciao.”

Ed è già in strada.

Di solito ha due target: le giovani poco esperte o le donne sposate. Preferisce le seconde. Le prime si innamorano più facilmente, ma le seconde…è talmente bello guardare le loro espressioni durante l’amore, incredule, arrapate, sconvolte, come non lo erano da anni. Questo lo sa. Lo sente. Percepisce quando i mariti non le soddisfano più. Ha, come dire, un sesto senso. Ma qual è il suo segreto? Saperle capire, guardare il loro corpo, toccarlo dove ne hanno più bisogno, cogliere il momento. Quante bocche ha visto schiudersi, i denti bianchi superare il labbro inferiore e morderlo, quanti occhi socchiusi e subito aperti, quante tette e culi e fianchi e fiche, che scorpacciate!

Ora, non è niente di così scabroso, d’accordo. Ma ve li immaginate, se lo leggono, quanti risolini e bisbigli durante la lezione? Io me lo sono immaginato. E allora ho fatto un po’ l’evasivo, ogni tanto uso questa carta:

“Sì, è vero. Ma non si trova facilmente.”

“Ma di cosa parla?”

“Mah, niente, sono racconti…”

“E di cosa parlano?”

“Mah, di cose normali…”

“Perché non si leggono in classe?”

“No, sono noiosi per voi, non sono racconti per ragazzi, sono più per i grandi.”

Ecco, qui forse ho sbagliato, c’è stato qualche secondo di silenzio… Ne ho approfittato:

“Via, prendete lo Students’, pagina 18, si corregge la lezione.”

Secondo voi li ho distolti? Forse alla domanda “Di cosa parlano?”, avrei dovuto rispondere, sinceramente: “Della morte.” Si sa, è sempre un ottimo deterrente. Anche in giovane età.

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