Poesie a sorpresa

La mia raccolta si intitola La fine soltanto. Prende il nome dall’ultimo racconto, che racconta la storia di una fine. Ma c’è di più. La “fine” del titolo si riferisce a una tematica che accomuna quasi tutti i racconti. Infatti in ognuno di essi si parla di una qualche fine: dell’illusione, dell’infanzia, dell’amore, della vita… Chi ha già letto il libro si sarà accorto che “la fine” fa riferimento anche a un momento della narrazione, quello finale appunto, in cui spesso cambia qualcosa nella vita dei personaggi e nella percezione che il lettore ha del racconto. Tra i commenti dei miei primi lettori, la stragrande maggioranza fa riferimento, appunto, a come finisce questo o quel racconto.

Ieri, ricercando la poesia ispirata a Boris Vian (vedi post precedente), ho riletto anche qualche altra vecchia poesia, e mi sono accorto che questo “vizio”, questa specie di capovolgimento finale, era già presente. Spesso in chiave ironica.

Vedi te il cervello a volte…

Sono entrambe senza titolo. Glielo darò ora. La prima la intitolerò

 

Sul fondo del mare:

 

Sul fondo del mare

ho trovato

dei bottoni

e uno specchio

e un forziere pieno d’oro

e un fanale

e qualche briciola di pane

e un occhio che mi guardava

e cento corallini

e una lettera sbiadita.

Amore mio,

ti regalo tutto.

Però

del forziere

facciamo a metà.

 

La seconda la intitolerò

 

Ti cerco:


Ti cerco

nel cerchio morente

del giorno

nel profumo

acre di farfalle

moribonde

nella nebbia

umida che entra nelle ossa

nel vino rosso

dentro al mio bicchiere

nel sapore

di questo pane posato

nel grido degli uccelli in volo

ti cerco.

Brava,

ti sei nascosta proprio bene.

 

vabbè, lasciatemi divertire…

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