Alla deriva (scavando nel passato)

Ciacciando su Internet ho ritrovato un mio racconto che non ho più in nessuna cartella, né CD, né floppy disk (!!!) e che quindi ritenevo smarrito. L’ho trovato nel sito della Biblioteca Comunale di Empoli, dove lo inviai per partecipare a un concorso per un racconto inedito ispirato a una canzone. Si parla del lontano 1998. E, per quanto mi riguarda, leggendolo, si capisce. E’ ingenuo, ma ha delle brevi osservazioni, dei tocchi ironici di colore che non ricordavo. E i personaggi, secondo me, sono ben abbozzati. Ovviamente ne ricordavo il finale: e questo si ricollega a un discorso già fatto sul ritorno di certi tratti, stilemi, strutture che compaiono, di volta in volta simili ma diversi, in un autore. Per quanto mi riguarda, parlo del ruolo del finale, appunto.

Non vi dirò a quale canzone (italiana, scritta da un grande autore) è ispirato, lo capirete da soli leggendolo (se conoscete il pezzo). Dirovvi, però, che era una canzone che ascoltavo da bambino e , quando succedeva, si apriva davanti ai miei occhi uno scenario fantastico, molto lontano dalla realtà quotidiana.

Vi metto direttamente il link al racconto, perché ho provato a copiare il testo e ho avuto qualche problema di formattazione.

 

Letto?

 

Ecco, già la canzone aveva una svolta finale (qui potete leggere il testo). Io ne ho aggiunta un’altra. Prendete il racconto per quello che è: un  divertissement.

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