La telefonata per l’intervista

Ieri pomeriggio avevo appena iniziato a scrivere il post sul 20 novembre quando suona il telefono. E’ Alice Barontini, dalla voce una giovane giornalista che collabora col Tirreno e vuole scrivere un articolo sul libro. Dice che le ha dato il numero la signora della Gaia Scienza (sarà lei?) e che mi vuole fare delle domande. Dico: va bene. Dice: ho guardato su internet ma non ho trovato da nessuna parte questa informazione: quanti anni ha? (a dir la verità non ricordo se mi ha dato del lei o del tu, prima della risposta. E dopo la risposta? Vabbè, diciamo che ci siamo dati del tu, per comodità. Io le ho detto: ti posso dare del tu? E accettando la proposta, implicitamente,  mi ha dato del tu anche lei…cosa si fa per non apparire vecchi..) Questa era la sua prima domanda. Per un attimo ho come un assurdo sospetto che si tratti di un articolo per Evatremila. Dico, titubando: 40 (avrei dovuto dire 39, in omaggio a mia mamma, che ieri avrebbe compiuto gli anni, e tendeva a dire, per scherzo, a chi le chiedeva quanti anni compiva, 39. Un po’ come se 39 fosse la soglia di una tarda, ultima giovinezza). Lei fa: Ah. Io decido di metterla alla prova: prima che tu faccia la seconda domanda, volevo sapere io una cosa: l’hai già letto il libro? (Eccola, la carogna dell’autore.) Alice mi dice che ha letto solo alcuni racconti sparsi, che le sono piaciuti, in particolare l’ultimo, l’omonimo La fine soltanto (aggiungerò la preferenza alla prossima classifica dei racconti, di prossima pubblicazione su questo blog). E da qui la conversazione va liscia, Alice mi chiede di come è nata la raccolta, e così via. Rispondo, la ringrazio, riaggancio ed è tutto ok. O quasi.

Poi scrivo il post pubblicato ieri, 20 Novembre. Che infatti, rileggendolo, è un po’ schizofrenico. E poi vengo a sapere che proprio ieri è nata Eva, la figlia dei miei amici Giulio e Mariachiara. Che abbraccio e a cui faccio i miei migliori auguri perché crescere (bene) un figlio non è impresa facile.

Non è impresa facile.

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