Tre reazioni (scolastiche) al libro

1)     Di solito, all’ultima campanella, gli studenti fuggono via come faine sorprese in un pollaio. L’altro ieri, invece, ne vedo un paio di terza (un ragazzino e una ragazzina) fermi all’uscita. Da professore educato quale sono, con la borsa a tracolla e una fame da lupo, li saluto (ovviamente in inglese) mentre esco:

Teacher: Bye-bye, see you on Thursday.

Student (boy): Professore, scusi, le posso fare una domanda?

Teacher (una domanda? all’uscita? di sicuro mi dovranno dire di un qualche atto di bullismo che hanno visto o subìto, forse li hanno rinchiusi al bagno, gli hanno rubato il cellulare o chissà che altro. Ma dico, semplicemente): Yes, tell me.

Student (boy): Siccome sto leggendo il suo libro (il teacher pensa: Ahi!) e c’è un racconto con questa XXX (nome non troppo comune)…

Teacher: Ah, stai leggendo il libro?

Student: Sì, e c’è questa XXX, volevo sapere se si è ispirato a XXX di classe nostra.

(XXX era la ragazza accanto a lui, che sorrideva)

Teacher: No, ho preso solo il nome XXX, il resto è tutto diverso. E’ una donna di 40 anni che fa l’insegnante, non c’entra niente.

Student: No, così, ero curioso.

Teacher: OK, no problem, have a nice day, see you!

StudentS: Bye!

 

Mmmmm… Stamani il ragazzino era assente. Ormai il libro lo avrà finito di leggere. Quel che è fatto è fatto. Gli chiederò un’opinione, sono troppo curioso…

 

2)     Stamani, dopo l’ultima campanella, in sala insegnanti mi ferma una mia collega di lettere, persona da me stimata per il suo carattere pacato e l’affinità di un certo sentire, anche se abbiamo stili di vita completamente diversi (lei è sposata con prole, credente, ecc.). Una dei pochi milanesi simpatici che abbia mai conosciuto (l’altro, così a pelle, è Enzo Jannacci). Sta passando un brutto periodo in famiglia, più o meno come quello passato da me negli ultimi anni. La madre le è morta da poco e il padre sta male. Io so benissimo come si sente, e lei sente che io lo so. Comunque, per dare un’idea della sua gentilezza, 10 giorni fa mi chiamò per dirmi che non sarebbe potuta venire alla presentazione del libro alla Biblioteca Labronica, che aveva già sistemato i figli per un paio d’ore, aveva organizzato tutto per venire, ma poi il padre si era sentito male ed era sul treno per andare a Milano. Questo per dire. Insomma, stamani mi ferma in sala insegnanti:

Collega: Senti, Emiliano.

Io: Dimmi.

Collega: Ho cominciato a leggere il tuo libro.

Io: Bene. Ti piace?

Collega: Scusa, ma non posso leggerlo, ora.

Io: Non ti preoccupare, lo leggerai in un altro momento.

Collega: Ascolta, mi piace, ma mi fa stare troppo male, mi ci ritrovo troppo.

Io: Non ti preoccupare, ho capito, lo so che non sono proprio racconti allegri, lo leggerai quando sei più tranquilla.

Collega: Sì, infatti, guarda, scusa, ti spiego, nei racconti che ho letto finora mi ci ritrovo in qualche modo, sicché mi immedesimo, e ci sto male. E poi quei finali coi bimbi…

Io: Tranquilla, lo so, lo riprendi quando hai voglia.

Collega: Lo volevo regalare anche a mia sorella (ndr: che oltretutto vive a Milano col genitore malato)…Poi però ci ho ripensato, non è un buon momento neanche per lei.

Io: No, infatti, direi di no. Comunque, se hai bisogno di qualcosa, di parlare, lo sai, ci sono.

Collega: Grazie, lo so.

(è triste pensare che, a livello razionale, la sua tranquillità arriverà solo con la scomparsa di qualcuno, oltretutto qualcuno che lei ama molto. è strana, la vita. è così)

 

3)     Anche questo è successo in sala insegnanti, stavolta alla prima ora.

Collega1 (matematica): Emiliano, ho cominciato a leggere i tuoi raccontini. Lo sai, mi sto divertendo…

Io: Mi fa piacere…

Collega1: E poi ci sono quei finali…deliziosi!

Collega2 (Lettere): Deliziosi? Sono STILETTATE DI GHIACCIO NEL CUORE!

 

E con questo, visto che l’ho nominato, vi lascio con Jannacci e una delle canzoni più belle (e tristine) che abbia mai scritto. Ho scoperto che è stata la sigla di un programma del 1980, Saltimbanchi si muore (che io non ricordo per niente), praticamente un concentrato della scuola di cabaret milanese. Basta guardare i nomi nella sigla. La canzone si intitola Io e te.

Avrei voluta scriverla io.

Annunci

About this entry