Prove, compiti e canzoni ecologiste

Sto trascurando questo blog.

Il problema è che ci vuole tempo.

Sto finendo di scrivere il presentacolo (vedi 2 post fa) de La fine soltanto (20 dicembre al Refugio), e nel frattempo lo sto provando con gli attori. Oggi è stata la volta dell’aldofabriziano PSP,  che si è aggiunto alla mariangelamelatosa SaraB (nella foto alle prese col suo hobby preferito).

Sono troppo ansioso per godermi le prove, ancora.

Ci sono troppe cose da decidere, ancora.

In più mi devo occupare della tornata di compiti da fare in settimana: 1 di grammar + 1 di communication + 1 di comprensione in ogni classe – sei! -moltiplicati per circa 140 alunni fanno più o meno 420 compiti (chi dice che i professori lavorano 18 ore alla settimana, deve andare in culo).  Per un po’ ho sperato nel potere falcidiante dell’influenza, ma mi sa che è un vero e proprio flop. Si parlava addirittura di chiudere le scuole… E questi bimbi invece sono più vispi che mai! Almeno speriamo facciano bene i compiti…

Vi lascio con questi due video, che è un po’ di giorni che mi ronza in testa una canzone. Forse qualcuno ricorderà questo verso:

“Don’t it always seem to go that you don’t know what you’ve got till it’s gone…”

(Non sembra andare sempre così? che non sai quello che hai finché non è andato).

E’ una frase campionata da Janet Jackson in un pezzo del 1997, Got till it’s gone, che parla di due che si sono lasciati, ecc. ecc (niente di originale). Ora, la frase è di Joni Mitchell e, oltre che a starci bene melodicamente, è perfetta dal punto di vista tematico. In realtà però la canzone originale (del 1970) è completamente diversa e non parla d’amore (tranne un accenno nell’ultima strofa). Si intitola Big Yellow Taxi ed è stata una delle prime canzoni ecologiste. In pratica parla dell’espandersi del cemento a scapito del verde (“They paved paradise and put up a parking lot, With a pink hotel, a boutique, and a swinging hot spot”) dei veleni, dei pesticidi (“Hey farmer, farmer, put away your DDT now, Give me spots on my apples but leave me the birds and the bees, please…”)  e di come non ci rendiamo conto di quello che abbiamo finché non lo perdiamo (“…You don’t know what you got till it’s gone”).

Ecco, mi sembra che quello di Janet Jackson sia un buon esempio di riutilizzo delle fonti. Che sono addirittura  citate nel pezzo stesso (“Joni Mitchell never lies”).

Ho trovato il video di Joni Mitchell che canta Big Yellow Taxi in un concerto nel 1970, giovanissima e ancora nel suo periodo folk, con quella vocina non ancora scurita dalle sigarette (io la preferisco qualche anno più avanti, nel periodo jazz, il migliore). Avevo 1 anno. E lei cantava così.

Ah, quasi dimenticavo: due anni dopo, in Italia, ci fu un’altra canzone ecologista. Ve la ricordate, vero? Voi vecchiotti, intendo… E’ questa qui.

Il mio verso preferito è: “la nevrosi è di moda, chi non l’ha ripudiato sarà.”

Buonanotte.

Joni Mitchell never lies.

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