L’imbarazzo delle telefonate

Io non ho un buon rapporto col telefono, né col cellulare, né con quello fisso. A parte che quello fisso sono 2 anni che non mi funziona. Sono con Fastweb e a quanto pare, se funziona la connessione Internet, non funziona il fisso. Così, tanto per avvertitrvi.

Dicevo: al telefono, più che di persona, sono sempre un po’ imbarazzato, anche con le persone che conosco bene. Infatti mi rigiro nei discorsi, non arrivo mai al punto o ci arrivo troppo in fretta. Mi mancano le mezze misure. Figuriamoci poi con le persone con cui non ho confidenza. Ovviamente cerco sempre di dissimulare questo mio disagio, ma a volte la cosa diventa comica (tipo che faccio delle battute infelici per spezzare la tensione). Ma la cosa peggiore è quando DEVO fare una telefonata. Cioè il prologo alla telefonata vera e propria.

Ho deciso di fare il “presentacolo” de La fine soltanto già da qualche mese. Sono diventato operativo solo due settimane fa, quando ho iniziato a scrivere degli sketch. La scrittura, in realtà, è stata la cosa più veloce. Poi ho dovuto pensare a chi chiamare. Altri giorni prima di decidere. di chiamare. Di chiedere. Poi, finalmente, la settimana scorsa ho cominciato le prove. Ma c’è un elemento importante che ancora mi mancava. La serata del 20 dicembre, infatti, prevede anche alcune canzoni live. Sono canzoni mie, e quindi sono facili da suonare con la chitarra. Ce n’è però una in inglese che, per questioni narrative, devo assolutamente inserire nello spettacolo ed è, per me, complicata a tal punto che se la suono sbaglio a cantare e di conseguenza a suonare e di conseguenza viene uno schifo. Ergo: ho bisogno di un chitarrista. Questo lo so da vari mesi. Settimane per decidere chi chiamare. A un certo punto ho deciso, avrei chiamato lui, uno dei più bravi chitarristi che conosco, nonché degnissima persona. Settimane per decidere quando chiamarlo. 6 giorni fa decido di chiamarlo. Ma non ho il numero. Scrivo un messaggio alla mia amica e co-Loungerie Katianka, certo che lo avrebbe avuto. Mi risponde dicendo che non l’ha, ma che ha il numero della moglie. No so se dovrei chiamare la moglie. Ha un figlio piccolo e ormai è un po’ tardi per chiamare. Rimando al giorno dopo. 5 giorni fa scrivo un messaggio a un’altra persona che collabora normalmente col chitarrista. Le chiedo il numero. Lei mi chiama dopo molte ore e mi dà il numero. Provo a telefonare. Dà libero. Molti squilli. Scatta la segreteria. Riaggancio. Decido che riproverò dopo cena. Dopo cena ho paura di dar noia, rimando al giorno dopo. 4 giorni fa, dopo pranzo, richiamo. Dà libero. Nessuno risponde. Riaggancio. Inizio a sragionare: forse vede il numero e magari non vuol rispondere a un numero che non conosce. Oppure ha il mio numero in rubrica e non vuole rispondere proprio a me. Perplesso, rimando. 2 giorni fa decido di mandare un sms: “Ciao, sono Emiliano dei Loungerie, ti volevo chiedere una cosa, quand’è che ti posso chiamare senza disturbarti? Ciao”. Aspetto un messaggio di ritorno. Non arriva. Magari ho il numero sbagliato. Forse dovrei chiamare la moglie e chiedere a lei di parlargli. Mi sembra una mossa un po’ azzardata, meglio farlo domani. 1 giorno fa, uscito da scuola, squilla il telefono. Non ci posso credere, mi ha richiamato. Rispondo.

Milioni (che sarei io): Pronto.

Chitarrista: Pronto, ciao, sono A.

Milioni: Ciao, scusa, ti ho chiamato un paio di volte ma non rispondevi, allora ti ho mandato un messaggio.

Chitarrista: Sì, ho visto, scusa, ero al lavoro, non potevo rispondere.

Milioni: Sì, me lo sono immaginato, anzi, scusa se ti disturbo.

Chitarrista: Figurati dimmi.

Milioni: Ti volevo chiedere una cosa. Non so se lo sai, ma io ho pubblicato un libro…

Chitarrista: Sì, l’ho saputo.

Milioni (pensa: ok, lo sa ma non l’ha letto): Ecco, siccome il 20 dicembre faccio una specie di presentazione-spettacolo al Refugio (non gli ho detto presentacolo, mica sono scemo) e devo cantare tre canzoni, due le posso suonare anch’io, ma per un’altra mi serve un chitarrista bravo perché io, se la suono, sbaglio a cantarla. Volevo sapere se eri libero e se avevi voglia di fare questa cosa.

(a questo punto mi aspettavo un lunga pausa di riflessione, e invece il chitarrista mi ha stupito rispondendo subito)

Chitarrista: Volentieri, anzi, sono onorato (vi giuro ha detto così, e sembrava serio).

Milioni: (che sente sciogliersi la tensione di mesi di telefonate rimandate e vorrebbe abbracciare il chitarrista che gli ha reso tutto così semplice) No, guarda, sono io che sono onorato. Vinco io.

E poi la telefonata è proseguita mettendosi d’accordo per la prima prova che sarà domenica prossima.

A questo punto non mi resta che svelarvi l’identità del chitarrista misterioso, tanto gentile e tanto onesto pare…

Non lo riconoscete? Peccato.

E voglio chiudere questo episodio di ansia telefonica dedicando a voi e al chitarrista questa canzone, che forse non tutti conoscono. A proposito di canzoni narrative…ascoltate il testo.

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