Il teatro è morto

Ieri, intorno alle 17e 30, ho finito le prove con due delle attrici e le ho lasciate in compagnia della regista con cui stanno preparando un altro spettacolo, Livorno Mauve. Io e Alessandra siamo andati a fare un giro in città. Decidiamo di passeggiare per la prima volta nella rinata Piazza XX, che a me, così spoglia, con quella statua in mezzo, piace già tanto (spero che non ci mettano le giostre o la pistina di hockey su ghiaccio…). Giacché eravamo lì, siamo passati dal Centro Artistico il Grattacielo perché Ale si ricordava che in questi giorni ci sarebbe stato il premio teatrale Nino de Reliquis, in pratica un contest per giovani compagnie teatrali con un premio di mille euro e la produzione di Armunia. Entrati, abbiamo saputo che sarebbe cominciato quello stesso pomeriggio alle 7. Incuriositi, siamo andati a fare una merendina e alle 7 siamo tornati lì. Temerari, abbiamo comprato l’abbonamento giornaliero (3 spettacoli a 7 euro invece di ciascuno a 3, prezzi ragionevoli). Ci sono una giuria popolare e una di esperti che decideranno chi premiare. Tutti gli spettacoli durano circa un’ora.

Li abbiamo visti tutti e tre.

Quello delle 19

Pausa cena veloce

Quello delle 21

Quello delle 22.

Vi dirò che non me ne è piaciuto neanche uno. E ci sono vari motivi, per questo: la recitazione, il ritmo, la sovrabbondanza, il testo, la scontatezza, l’arretratezza. Ma su una questione, mi voglio soffermare. La NOIA. E’ possibile che mi possa annoiare profondamente in uno spettacolo di un’ora? Sì, è possibile. E non è giusto. E’ vero, forse si tratta di gusti personali… Ma io non voglio annoiarmi a vedere uno spettacolo. Questo non c’entra niente con il fatto che uno spettacolo sia lento, o che sia su argomenti scomodi. Uno spettacolo lento mi può tenere l’attenzione (e può tenere la tensione) anche per tre ore. Ma sul palco ci devono essere degli attori bravi. E un testo che mi dia da pensare, che mi sorprenda, che non mi faccia sentire il tempo che scorre.

E invece ieri ho provato noia. Ho visto un teatro che parla su se stesso e fa l’occhiolino al pubblico. Il “wannabe” teatro di ricerca. Il teatro di castiglioncello, per intenderci. Che se ne sbatte i coglioni se spacca le palle al pubblico per due ore. Che tutti poi alla fine battono le mani, tanto sono gente del giro e poi gli amici dei parenti dei colleghi… quelli che passano con gli accrediti, per dire.

Ecco, volevo solo dirvi che IL TEATRO E’ MORTO. So che molti condividono questa opinione con me ma si peritano a dirla. Diciamolo: IL TEATRO E’ MORTO.

Nel frattempo stasera torno a vedere altri tre spettacoli del premio. E ci vado speranzoso. Non si sa mai, che l’encefalogramma piatto dia uno scatto improvviso…

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