Il mago dei maghi.

Quand’ero piccolo non c’era ancora la televisione commerciale. Al massimo, in alternativa a Rai Uno o Rai Due, c’erano Telemontecarlo o Tele Capodistria, entrambe fuori dal territorio italiano. C’erano dei film, da piccolo, ma anche sceneggiati, telefilm, che mi pare di aver visto un mucchio di volte. Dei classici. Che ora non vedo più. Cioè, ora un classico è diventato Pretty Woman, che lo fanno vedere, sulle varie reti, almeno 4 volte all’anno. Lo so perché mia suocera, Emilia, è una fan e lo vede ogni volta che lo ridanno. Un classico, ad esempio, era Marcellino Pane e Vino. Oppure, sotto le feste, Natale in casa Cupiello. Ecco, uno dei film che ho visto e rivisto da piccolo era Il mago Houdini, con un giovane Tony Curtis e sua moglie Janet Leigh. Il film in realtà è del 1953, quindi era già vecchiotto quando lo vedevo io su mamma rai. Era un classico, appunto. E la magia, sarà perché ero bambino, era davvero magica. Mi ricordo che, in molte trasmissioni, era tutto un pullulare di maghi: in primis il mago Silvan con la sua splendida fofata (c’era anche il gioco in scatola, ce l’aveva il mio amico Emanuele), ma anche Tony Binarelli, Alexander… Insomma, non si era ancora giunti alla tristezza del mago comico e sfigato. La figura del mago, che fosse escapista, che usasse le carte, o la forza del pensiero, era una figura classica.

Nel mio immaginario la figura del mago è sempre stata associata a Houdini, proprio per questo film che ho visto. Che poi, leggendo le recensioni su internet, pare non sia neanche questo granché. Ma si sa, da bambini l’estetica soccombe all’avventura. Poi ho scoperto pian piano che la figura di Houdini era ben più complessa di quella tratteggiata nel film. Basta leggere la pagina su Wikipedia per capirlo. E alla fine mi ha ispirato una canzone. Di quelle che io chiamo canzoni narrative. L’ho scritta in origine in occasione di una data dei Loungerie alla Corte dei Miracoli (un piccolo teatro di magia a Livorno, ci entri e ti pare d’essere negli anni ’50, perfetto per i Loungerie). Poi però, pochi giorni prima dello spettacolo, la nostra cantante, Elenina, ha avuto un infarto e abbiamo dovuto annullare la data. Quindi la canzone è rimasta inedita. Mi sono immaginato un Houdini stanco, chiuso in casa, che parla con una “signora” in attesa di fare uno spettacolo di escapismo quella sera stessa. Chi sia quella signora è lasciato a voi a decidere. Il pezzo si dovrebbe intitolare L’escapista, ma forse, anche più semplicemente, Houdini. Intanto leggete il testo. La musica che l’accompagna, il Ghezzani che la suona, io che la canto li sentirete il 20 dicembre a “La fine soltanto: il presentacolo“. O forse mai più.

***

L’ESCAPISTA

Sono stanco di viaggiare sono stanco di aspettare

Chiuso in casa non ne posso più

La magia di questa sera, vede cara mia signora

Con un poco di fortuna certo riuscirà.

Ero il genio delle carte, con ai polsi le manette

Liberarmene era facilissimo per me

Ma non posso più scappare, lei comprende mia signora,

Dalla voglia di capire che ci faccio qui – Houdini

Ma queste catene mi legano come il rimpianto che ho

Di sapere che alla fine alla vita non si può sfuggire

E con un finale romantico sciolgo la fune che già

Mi stringeva ed emergo alla luce di una nuova aria.

Ora è stretta la camicia con duemilacento nodi

Dentro l’acqua potrò scioglierla

Risalendo lentamente, poi lasciandomi cullare

Dalla voce della folla che mi acclamerà – Houdini!

Sono stanco di viaggiare sono stanco di aspettare

Chiuso dentro questa cassa non ne posso più

La magia di questa sera, vede cara mia signora

Sarà l’ultima e in silenzio vi saluterà Houdini.

Ma queste catene ti cambiano e in mezzo all’acqua non ho

Più la forza di lottare, quasi quasi io mi lascio andare

E con un finale romantico stringo la fune che già

Si scioglieva e rimango qui nel buio, fine della storia

d’Houdini.

***

Sempre a proposito di fine e finali, eh?

Ah, quasi scordavo. Elenina nel frattempo si è rimessa. Tenteremo, ad anno nuovo, un’altra data alla Corte dei Miracoli.  Speriamo stavolta il nome porti un po’ meglio.

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