La complicanza delle prove

Martedì scorso avevo le prove del presentacolo. Prima con Blanca e Fasula, poi con Ghezz, il chitarrista. Mi chiama Ghezz dopo pranzo, mi dice che ha avuto un imprevisto familiare. Possiamo farle giovedì?, dice. No problem. Quindi oggi alle 5 (cioè tra 50 minuti) proverò le canzoni con Ghezz. In realtà alle 15 e 30 dovevo provare con PSP e la Signora S., ma quest’ultima ha mandato un sms dicendo che l’avevano chiamata al lavoro per una sostituzione improvvisa. Saltate anche queste.

Comincio a preoccuparmi.

Anche perché il presentacolo è tra dieci giorni e non ho ancora fatto una prova globale. Per capire i tempi, i passaggi, i bui, il ritmo… è  un bel casino. Il tutto, poi, è complicato dalle ansie e dalle complicanze emotive legate al fare uno spettacolo. Ma di questo non parlerò. Dedicherò un post intero, in futuro, allo psicodramma, ottima maniera per ottenere dei buoni risultati attoriali.  A seconda degli spettacoli.

Comunque: ho scritto questo “presentacolo” in modo da semplificare le cose. Provando, cioè, con due persone alla volta; perché se fai uno spettacolo in otto è un’impresa mettere tutti d’accordo per le prove. Ma poi arriva il momento di tirare le fila. Perché non è detto che uno sketch che funziona così, isolato dal resto, poi funzioni anche nel contesto generale, nei ritmi che la scena richiede. Il rischio è che tutto appaia frammentato. D’altronde, se scrivo racconti e non un romanzo una ragione ci sarà. Sapete che chi ha letto il mio libro, la domanda più comune che mi fa è “Ma ora scrivi un romanzo, eh?”. Come se lo scrivere racconti fosse un preludio, una preparazione alla stesura di un romanzo. E’ molto diverso. Non ne ho la costanza, per ora. Ma mi piacerebbe molto farlo, anche perché anch’io, come lettore, preferisco i romanzi ai racconti. Però non è bello ammettere di non riuscire a fare qualcosa. O meglio, non è molto furbo. Quindi, da ora in avanti, a chi mi chiede perché scrivo racconti e non un romanzo, la mia risposta ufficiale sarà: “perché la mia estetica riflette la frammentazione della contemporaneità.” Suona meglio, no? Ma mi pare che sia già stato detto.

Come tutto, d’altronde.

Come tutto.

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