L’uomo visto dalla Luna

Anche ieri sono venuto meno al mio proposito: scrivere un post al giorno.

Quando penso all’argomento su cui scrivere, o mi è capitato qualcosa durante il giorno, e allora è facile, oppure sono sempre indeciso su cosa dire. Di cosa parlare. Le ultime idee che mi sono venute sono state: gli incipit; Grace Slick (la cantante dei Jefferson Airplane); Minette Walters (scrittrice di “gialli”); la poesia (sì, un tema molto specifico…); le prove del presentacolo. E altro. Alla fine ho deciso ieri notte. Mentre Ale, come fa sempre davanti a qualsiasi film iniziato dopo le 21, dormiva sul divano.

Ieri ho avuto le prove dalle tre e mezzo alle sette. C’è stato il primo tentativo di legare insieme le varie parti dello spettacolo, ma è miseramente fallito per defezioni varie. Pensiamo ad altro.

A cena io e Ale siamo andati a Riglione per il compleanno di Susanna, una delle amiche di più vecchia data che ho.

Verso le 10 e mezzo, indecisi su cosa fare, siamo tornati a Livorno e poi siamo rifiniti a casa. Con l’intenzione di vederci un film che è uscito nelle sale italiane il 4 dicembre ma a Livorno neanche l’ombra, ovviamente. O come bisogna fare?

Moon è uscito quest’estate in Inghilterra, quando io e Ale eravamo a Londra, ma ce lo siamo persi. Il regista, Duncan Jones, è nientemeno che il figlio di David Bowie. A lui Bowie dedicò Kooks, una delle mie canzoni preferite del Duca Bianco. Avercelo, un padre che ti scrive queste canzoncine… Nel video potete vedere anche le foto di Bowie col piccolo Duncan.

E’ già buono che Duncan non abbia tentato la carriera di cantante, con cotanto padre. Non si fa. Io sono per la teoria di cambiare arte. Pensate ai Renoir: il padre pittore (e che pittore!), il figlio regista (e che regista!). E poi pensate ai cantanti famosi e ai figli che intraprendono la stessa carriera… non ho ragione io? A parte forse Judy Garland e Liza Minnelli. E pochi altri.

Tornando a bomba, Moon è il secondo film di Mr Jones, ma il primo a ottenere un buon successo, grazie alla partecipazione al Sundance Festival. Per farla breve, è un film di fantascienza ambientato sulla luna. C’è un solo interprete, Sam Rockwell, mentre Kevin Spacey presta la voce a Gertie, il computer che parla con lui. Vi ricorda qualcosa? In effetti c’è molta dell’atmosfera di 2001 odissea nello spazio. Ma, alla tematica UOMO vs MACCHINA, Jones aggiunge un terzo elemento (né propriamente uomo, né macchina) a inquietare l’atmosfera. Non dico di più, mica sono come il signore delle presentazioni ai 4 mori (che io aspetto sempre che finisca, compro noccioline e ciupaciups per perdere tempo ed entrare sulla sigla iniziale del film…).  Jones è laureato in filosofia, e si vede. Il film parte in un modo, e pare che voglia esplorare un certo mondo oscuro (la solitudine di tre anni sulla luna), e poi vira da tutt’altra parte. E’ bianco, è gelido, è un bel film.

Vi si riconosce l’amore del regista per il cinema e la sua passione verso la fantascienza (è sua anche la storia).

Vi ho già detto che Moon è il secondo film di Duncan Jones. Provate a indovinare qual è stato il secondo album di David Bowie… Eh sì, era il 1969 e Bowie cantava Space oddity. Ho trovato su Youtube il video originale che fu girato prima che uscisse il singolo e l’album omonimo. In effetti è diverso dalla versione successiva che conosco io.

Quando si dice l’ereditarietà…

P.S. Se il film non uscirà nelle sale, è probabile che lo proietteremo presto al Refugio.

O come bisogna fare?

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