E’ uscito Siuski! Col mio racconto Il ciclo…

Dopo Crepa! è uscito

Approfondisco: l’anno scorso, col mio clebbino di scrittura del martedì, avevamo pubblicato la raccolta “Crepa! Livorno in 16 noir”. Si tratta di 16 racconti, scritti da 16 autori diversi, con in comune l’ambientazione labronica e il genere (giallo-noir). Il mio racconto si intitolava L’uomo e il bambino, ed era ambientato nel quartiere La Cigna. Quest’anno abbiamo deciso di riproporre l’ambientazione labronica (via, su, non storgete la bocca, voi anti-provincialisti…io la penso un po’ come voi), restringendola però agli stabilimenti balneari e ai luoghi di balneazione in generale. Abbiamo tolto il vincolo del genere, quindi ci sono racconti gialli, noir, per ragazzi, comici, ecc. Il titolo, Siuski, fa riferimento a uno dei tipici tuffi livornesi, per maggiori informazioni non avete che da leggere l’accurata introduzione al libro fatta da Manrico Scarpelli.

Il mio racconto incluso in Siuski si intitola Il ciclo e ha un tono più leggero rispetto ai racconti de La fine soltanto. Ma chi ha letto la mia raccolta e leggerà poi questo racconto, secondo me ci riconoscerà il mio zampino. E’ ambientato in uno stabilimento balneare livornese (chissà se lo riconoscete) e ho deciso proprio ora di postarne l’incipit:

IL CICLO

Quando oltrepassa il cancello verde Fabio è quasi felice, gli pare di partecipare alla vita. Lo investe quell’odore che è solo quell’odore. È un misto di cemento bagnato, metallo dei pali che sostengono il tendone sopra al ponte, bagnoschiuma delle docce sottostanti, alghe marce attaccate alle boe, gomma dei canotti appesi un po’ dappertutto. È proprio quell’odore lì. A seconda dell’ora in cui arriva, si aggiunge anche il profumo delle focaccine appena sfornate. Ha un altro pomeriggio da passare al mare. Quelle estati sembravano non finire mai.

Come tutte le volte paga il biglietto. L’uomo all’entrata ormai lo conosce, è qualche anno che va lì, eppure mai una volta che lo faccia entrare senza pagare. E lui si vergogna a passare facendo lo gnorri, come fa qualcun altro, quindi paga il biglietto. Si precipita lungo la discesa ripida strusciando sul cemento le spardegne che sono tutte sfilacciate ai lati, non gli dureranno fino alla fine della stagione. Terminata la discesa imbocca la passerella, tre file di assi di legno consumato con una fessura tra l’una e l’altra. È bello quando qualche signora, per ingenuità o distrazione, affronta la passerella senza togliersi i sandali con i tacchi. Solitamente crolla prima del quinto passo. Fabio si sforza di non ridere, ma è più forte di lui. Ha passato le ore seduto sul muretto a guardare la passerella e fare statistiche.

Ama la sfida del sandalo alto quanto odia lo scalpiccio degli zoccoli sul legno. L’andatura strascicata dei bagnanti aggiunge a quegli schiocchi un ruvido prologo sonoro. Prima sollevano il piede e lo portano avanti strusciando il tacco, poi appoggiano la punta per terra con un movimento veloce, con un colpo secco che urta le orecchie.

Alla cabina numero 84 Fabio esce dalla passerella, non c’è nessuno, la tavola è sempre da sparecchiare, segno che sono andati a prendere il caffè da un’altra parte, ma hanno lasciato la chiave. Apre la porta di legno verde, la richiude dietro di sé, si spoglia al buio e all’umido e si mette il costume. Quest’anno va lo slip color pastello. Lui non ce l’ha. Esce dalla cabina con l’asciugamano appoggiato su una spalla e chiede al vicino dov’è la zia.

“Sono andati a prendere il caffè al bar, ora tornano”.

“Ok, io mi metto sulla spiaggetta a leggere, quando arrivano li vedo”.

Il ragazzino stende il telo sulla sabbia grigia e rovente del primo pomeriggio, apre il libro e comincia a leggere. Non fa in tempo a finire una pagina che riconosce lo scalpiccio degli zoccoli della cugina sulla passerella. Qualche metro indietro ci sono la zia con le amiche. I mariti sono rimasti al bar. Romina vede il cugino, si toglie gli zoccoli e salta dalla passerella sulla spiaggetta, correndo in direzione del telo. La sabbia brucia, si ferma un attimo, indecisa se rimettersi gli zoccoli o correre a zig zag sugli angoli degli asciugamani stesi. Decide per gli zoccoli, una volta una signora l’aveva sgridata per essere salita sul suo telo, l’aveva chiamata zingara. Fabio la guarda avvicinarsi, mentre lei cerca di darsi un contegno provando a non correre. L’effetto è comico: Romina comincia ad accelerare, perché a ogni passo la sabbia si infila tra gli zoccoli e le piante dei piedi. E più Romina si sbriga, più arranca perdendo gli zoccoli, il pareo le scivola da quei fianchi da bambina e cade sulla sabbia. Lei lo raccoglie, prende gli zoccoli in mano e corre ancora più veloce verso Fabio, atterrando, sabbia e tutto, sul suo asciugamano.

“Ciao, cosa leggi?”.

“Niente, un libro”.

“Che palle, questi libri. La zia come sta?”.

“Bene”.

“No, perché mia nonna ha detto che…”.

“Tua nonna non capisce nulla”.

“Sempre più della tua. Ti devo dire una cosa”.

“…”.

“Oggi sono diventata signorina”.

“E allora?”.

“Come allora? Lo sai cosa vuol dire?”.

“Sì che lo so. Sono più grande di te”.

“No, a parte quello. Ora mi posso mettere con Ruggero”.

“Perché?”.

“Non lo sai? Lui si mette solo con quelle sviluppate”.

“Che cavolata” […]

***

Come vedete, le frasi sono un po’ più lunghe del solito, lo stile un po’ più elaborato, che dirvi? L’autore tenterà altre strade? Non vi resta che comprare il libro, per saperlo. O darci una “sbirciata” alla Gaia Scienza. Dalle 15 di oggi lo trovate in vendita lì.

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