Le telefonate all’autore e l’oroscopo

Ho saltato il post di ieri perché stavo male. Rannicchiato sul divano, non lontano dalla stufina, con due coperte addosso, ho consumato 5 pacchetti di kleenex. Anche oggi non sto tanto bene, ma mi sforzo perché nel frattempo si accumulano le cose.

E’ tornato alla ribalta l’articolo per il Tirreno. Dopo aver perso le tracce della prima giornalista, l’altro ieri mi ha chiamato un’altra giornalista che cura, mi ha detto, la pagina culturale del lunedì su Livorno e i livornesi. Mi dice che l’Editore le ha dato da leggere il mio libro, che lo sta leggendo, mi chiede un po’ di me, le dico che sono insegnante, che faccio parte dei Loungerie, ecc. Mi chiede se sono livornese. Rispondo di sì. Ma proprio livornese? E io, sì, tutti i miei nonni erano di Livorno (suppongo sia la condizione necessaria per apparire nella pagina dei LIVORNESI). L’Editore le ha detto che ho anche fatto uno spettacolo su La fine soltanto. E io (citando frasi dello spettacolo): “In realtà era una cosa a metà tra uno spettacolo e una presentazione (non ho detto Presentacolo, però…). Non era uno spettacolo tratto dai racconti, era uno spettacolo sulla presentazione del libro.”

La giornalista: “Ho capito. Comunque vorrei farle un’intervista e parlare un po’ del libro, volevamo pubblicare qualcosa su un autore giovane.”

Poi aggiunge: “Perché lei è giovane, vero? Quanti anni ha?”.

E io: “Mah, veramente ne ho quaranta, li ho fatti proprio quest’anno…” (un’altra chiosa stupida, lo so…).

E lei: “Ah…dalla voce sembrava più giovane…”.

E io (ricordando di aver avuto una discussione simile sull’età con la sua precedente collega): “E’ una cosa buona no?”

Lei: “No, no, davvero, sembrava molto più giovane…Comunque senta, io devo finire di leggere il libro, quando ci possiamo vedere per parlarne?”

Io: “In questi giorni ho gli scrutini, lavoro mattina e pomeriggio.”

Lei: “Sabato mattina lavora?”

Io: “No, ho il giorno libero.”

Lei: “D’accordo, allora finisco di leggere il libro e poi la chiamo, cerchiamo di vederci sabato mattina.”

Io: “Va bene, d’accordo.”

Dunque, ora è venerdì sera. Domani è sabato mattina. Ancora non ho notizie. Se non mi chiama:

a) Non ha ancora finito di leggere il libro.

b) Aveva un altro impegno per domattina.

c) Ha letto il libro e non le è piaciuto.

d) Sono vecchio.

Ma passiamo oltre. Ieri ho ricevuto un’altra chiamata. Era Luciana, un’amica della famiglia di una mia amica. Ho già parlato su questo blog del mio imbarazzo al telefono. E’ andata così:

Io: pronto…

Luciana: Pronto…parlo con Emiliano Dominici?

Io: Sì.

Luciana: Ciao, sono Luciana, un’amica dei genitori di Barbara F.

Io: (confuso perché ho due amiche con lo stesso nome e cognome, ma faccio finta di niente) Dimmi.

Luciana: Io faccio parte di un gruppo di lettura, Barbara te ne ha parlato, no?

Io: (confuso perché non ricordo) Sì, sì, me l’ha accennato…

Luciana: Ho letto il tuo libro, e ci faceva piacere invitarti a parlarne nel nostro gruppo. Sai, abbiamo pensato di invitare un autore giovane…

Io: (confuso per la piega del discorso, taglio corto) Ah, e dove vi riunite?

Luciana: Ogni volta cambiamo casa.

Io: (confuso perché per un attimo penso a Eyes Wide Shut) Va bene, e quando vi riunite?

Luciana: Un mercoledì sì e uno no. Ora, il prossimo mercoledì che ci vediamo sarà il 20, ma è presto perché prima devo recuperare i racconti per gli altri, poi loro li leggono e quindi si andrà verso l’inizio di febbraio.

Io: (confuso per quel verbo usato, “recuperare”, che mi fa subito venire in mente le fotocopie) Va bene, Marina, allora ci risentiamo, anzi, no, scusa, non ti chiami Marina, ti chiami…

Luciana: …Luciana. D’accordo, ti richiamo io. Grazie. Ciao.

Io: (confuso per la solita figura di merda che faccio al telefono) Ciao.

Ora, vi immaginate se a qualcuno gli ha fatto schifo il libro? Io sono molto tranquillo. Il mio motto è: ognuno ha i suoi gusti. Però, per farmi passare da autore giovane, dovrò per forza radermi per benino e indossare un berretto un po’ nerd e un po’ cool.

E comunque, come diceva il mio amico Alessio alla sua famiglia riguardo al combinare qualcosa nella vita, lui rispondeva sempre: “Ma mamma, Proust ha scritto la Recherche a 40 anni!”

Ci sono altre cose, in sospeso. Ma mi fermo qui. Anzi no, volevo far notare una strana coincidenza. Il primo gennaio ho pubblicato un post nel quale, citando Kerouac, auspicavo per me e per tutti la conoscenza di persone che possano illuminare noi e il 2010 della loro intelligenza. Oggi ho letto l’oroscopo di Rob Brezsny (che è sempre un gioiellino di letteratura), quello pubblicato su Internazionale. Sentite un po’ cosa mi dice…

“Quali aree metropolitane degli Stati Uniti possono vantare una maggiore concentrazione di cervelli? Non sto parlando della migliore squadra sportiva, del gruppo di uomini d’affari più ricchi o dei politici più potenti, ma degli abitanti più intelligenti. Secondo uno studio condotto da The Daily Beast, ai primi posti ci sono l’area di Raleigh-Durham nel North Carolina e la baia di San Francisco. Il caso vuole che siano anche i due luoghi in cui ho trascorso la maggior parte della mia vita. Questo non significa che sono un genio ma che forse ho l’istinto per capire dove si concentrano i geni. Sono sicuro che hanno avuto un’ottima influenza su di me. Nel 2010, Cancerino, ti consiglio di coltivare questa particolare abilità. Gravita intorno ai geni. Circondati di profondi pensatori e sognatori originali. Non ti allontanare mai dai luoghi dove circolano idee brillanti.”

Cioè, se me lo dice anche Breszny…

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