La fine soltanto in Livorno Mauve

Come potete intuire dalla foto sopra, stasera ho avuto l’onore di vedere il mio libro, La fine soltanto, come oggetto di scena sul palco del Teatrofficina Refugio. Anzi, no. Non era un oggetto di scena. Non solo. Si può capire anche dalla foto: serviva a ispirare una reazione nei personaggi, prima il riso poi il pianto. Quindi, nella dinamica dell’intreccio, è stato un ispiratore e un rivelatore di sentimenti. So che nella mente (perché è nella mente che si formano i sentimenti, e l’amore è solo frutto di un ragionamento inconscio) dell’autrice  e regista dello spettacolo lo è stato. La tristezza non può fare a meno del suo lato comico (ironico, sardonico, feroce). E ridiamo per non sembrare sempre tristi. E’ una forma di adattamento all’ambiente. Di predominanza sulla specie. Chi ride è ben accetto. Basta che rida al momento giusto.

Lo spettacolo in questione si intitola Livorno Mauve scritto e diretto da Viola Barbara (alias Narice28) alla (perenne) ricerca della giusta dose tra risata e dramma non so se mai la troverà ma nel frattempo chi non avesse visto stasera lo spettacolo potrà vederlo domani sera domenica 10 gennaio in replica al Teatrofficina Refugio e avrà così l’occasione di accertarsi a che punto del suo cammino sia l’autrice nel percorso verso l’equilibrio tra comico e drammatico.

Scusate quest’ultimo discorso, mi è venuta la voglia improvvisa di scrivere un periodo articolato. Dopo averlo riletto ho deciso di cancellarci tutta la punteggiatura. Così, per darvi un po’ noia.

Buonanotte.

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