Verità e giustizia

L’ultimo post risale a tre giorni fa.

E’ un racconto sull’amicizia, sulle delusioni dell’amicizia, sui modi per superarle. Il finale (la chute, come direbbe Marina P) mi è venuto scrivendo. Il finale è uno dei tanti modi per reagire. La fine è il principio di qualcos’altro.

Ma vi voglio raccontare di sabato.

Sabato mattina alle 11 ero  in Piazza della Repubblica. C’era il concentramento per la manifestazione nazionale per chiedere verità e giustizia per i morti in carcere: Stefano Cucchi è solo l’ultimo caso. Ce ne sono stati molti altri. La manifestazione era organizzata da Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi, morto nel carcere delle Sughere di Livorno nel 2003. Ci sono dei forti sospetti sulla sua morte, basta dare un’occhiata a questa galleria di foto (sconsigliata ai facilmente impressionabili); ricordiamoci che la versione ufficiale dichiara che Marcello sarebbe stato colto da infarto e caduto contro le sbarre, procurandosi una serie di ferite e lacerazioni. Dite la verità: non avete qualche sospetto che impedisce di avvalorare questa ipotesi? Io sì.

Io e Ale passiamo da Via Grande e, all’altezza di Piazza Guerrazzi, vediamo una certa folla. Bene, non erano ancora le 11, meno male c’è già un po’ di gente. Solo che non erano i manifestanti. Era una moltitudine di forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Ed era solo una parte. Uno spiegamento ridicolmente esagerato da G8. Mi vengono i brividi. Ci avviamo verso Piazza della Repubblica, aspettiamo un po’, non c’è molta gente, il pullman da Milano è in ritardo. Il corteo parte poco prima di mezzogiorno, aperto da uno striscione che chiede verità e giustizia. A portarlo, oltre a Maria Ciuffi, c’è Heidi Giuliani, e con lei  le madri e i parenti dei ragazzi morti in carcere. Sullo striscione sono attaccate le foto di tutti quei giovani che giovani furono e or non son più. Una madre piange. Un’altra ha un mazzo di fiori e la foto del figlio in mano. E’ una manifestazione senza bandiere, senza slogan, così era stato chiesto. Una manifestazione di solidarietà, ed è un dovere di chiunque chiedere la verità per queste tragedie, è giusto far sapere a queste madri che non sono sole nella loro lotta contro l’ingiustizia. Era una manifestazione pacifica, aperta a tutti i cittadini che vogliono sapere la verità. E poi lo sapete come si dice? Oggi a me, domani a te. Può capitare a tutti, la vita è strana…

Ecco, nonostante tutto questo, i manifestanti hanno sfilato circondati da un numero impressionante di forze dell’ordine, c’era addirittura la guardia di finanza in tenuta antisommossa. Sembrava d’essere in Argentina ai tempi del golpe. Il centro della città era semi-deserto, le auto erano state fatte spostare lungo tutto il tragitto  (per paura di incendi? distruzioni? ma stiamo scherzando?), e la strada spazzata accuratamente per la paura dei sassi (sassi in via Grande?!?); molti negozianti hanno deciso di chiudere, un po’ per una loro naturale tendenza all’essere stronzi, un po’ perché le forze dell’ordine, con tanto di imbottitura, caschi, scudi e manganelli, erano entrati di negozio in negozio a dire: “c’è la manifestazione dei centri sociali, chiudete, che sono pericolosi e vi sfasciano tutto.”

Quello che mi dispiace è che i negozianti, i cittadini che erano in centro, soprattutto quelli che hanno figli, invece di unirsi al corteo, accanto alle madri in lacrime, a quelle dritte e fiere, orfane inconsolabili dei loro figli, picchiati, morti ingiustamente e di morte molto violenta, che i cittadini, gli uomini e le donne, si siano allontanati in silenzio, abbiano chiuso, ostili, i negozi. Ci saranno stati circa 800 manifestanti (secondo me molto pochi, per questo tipo di manifestazione), e molti venivano da fuori. E i livornesi dove erano? A guardare il TG1? A guardare il comitato? Gli stessi livornesi che si sono commossi guardando in TV, sui giornali, le foto del cadavere di Stefano Cucchi, quelle mamme che, col nodo in gola, hanno pensato “tanto ar mi’ figliolo non ni succederà mai”, ma sanno che è più una speranza che una certezza, quelle famiglie che sono uscite in lacrime dal film di Virzì, perché descrive così bene i livornesi, che sono guappi ma buoni di cuore, ecco, a tutti loro dico: dove eravate? Quali valori avete nella vita? Cos’è importante per voi?

Per me sono importanti la verità e la giustizia. Sempre. Comunque.

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