Il respiro è un lusso che sintassi non concede

Uno dice: cosa faccio nel tempo libero?

Mi rilasso!

Sì, sì…

Sarà un caso, ma da quando ho scritto il libro mi stanno chiamando per chiedermi varie cose. E’ anche documentato in alcuni dei post precedenti. Ha cominciato la giornalista del Tirreno, poi Giusy perché scrivessi l’incipit di una fiaba, poi Senza Soste mi ha chiesto di scrivere un mini-articolo con una recensione cinematografica, poi Fabya mi ha chiesto di revisionare tre presentazioni in inglese per un dvd sul bagitto, Alessio mi ha intervistato alla radio, Luciana mi vuole all’incontro dei lettori per parlare del mio libro, domani devo incontrare Pippo per parlare di un paio di suoi racconti che mi ha dato da leggere, addirittura un mio collega ha chiesto di farmi un’intervista davanti alla sua classe scapestrata come dimostrazione che con la volontà si può ottenere buoni risultati, anche partendo da condizioni sociali svantaggiate. E questa è bella.

E poi c’è stata una classica richiesta  di aiuto linguistico.

So che nel percepire comune posso sembrare cattivo, in realtà ho qualche difficoltà a dire di no.

Allora, al pianterreno del mio palazzo c’è il piccolo studio di un pittore. Tale pittore è Fabio P, padre della talentuosa Marina P, ex prima-cantante dei Loungerie. Che poi Marina, da Parigi, segue assiduamente questo blog, quindi sa già dove andrò a parare. Spero che tu ti diverta, Marina…

Un po’ di tempo fa Fabio mi dà questa paginetta (densa) in italiano che è una specie di curriculum e presentazione del suo lavoro di pittore. Mi chiede se posso dargli una mano per tradurla in inglese. Mi dice che Marina (che un po’ d’inglese lo sa) si è rifiutata. Ah, Marina Marina… Cos’è questo rivoltarsi ai padri? (come direbbe lei: “Non ho colpa io se mi hanno messa al mondo…”)

Io ero un po’ incasinato col presentacolo e tutto il resto. Gli ho detto che ci avrei dato un’occhiata. Lo metto lì accanto al computer. Nei giorni che seguono, quando esco dal portone e mi imbatto in Fabio, lui non mi chiede niente e io faccio lo gnorri.

Ma ieri non mi è servito. E’ bastato incrociare lo sguardo per un attimo.

Va bene, Fabio, hai vinto!

Sicché oggi, che ho un po’ di tempo libero (domani ricomincia la mandata dei compiti e le conseguenti ore di correzioni), ho deciso di darci uno sguardo. Ora, chi ha letto il mio libro sa che – essendo io di letture prevalentemente anglosassoni – prediligo uno stile asciutto e sintetico, con periodi essenzialmente paratattici e una certa attenzione alla punteggiatura. Esattamente il contrario dei periodi che mi sono ritrovato a tradurre, come questo:

“Appena venticinquenne a Milano alla galleria Canaviello espone un lavoro caratterizzato dalla decontestualizzazione di motivi decorativi geometrici rilevati dalle architetture trecentesche in Toscana, che assumono nello spazio visivo rilevanza primaria, da una funzione gregaria alla narrazione pittorica.”

Questo per darvi un esempio. Ora, nulla di impossibile, ma comunque impegnativo. Niente a che vedere con l’ultimo periodo, dove la punteggiatura grida vendetta e il respiro è un lusso che sintassi non concede:

Gli ultimi quadri sono realizzati in plexiglas, dopo aver smerigliato le parti che compongono la scatola il quadro nasce dalla luce colorata del plexiglas dipinto situato nella parte alta o bassa della struttura, in alcuni viene dipinto il fondo o parti del fondo che si mescolano con i riflessi degli elementi orizzontali secondo l’incidenza della luce del momento e ciò accade anche perché questo colore che è luce e questa luce che è colore (per favore, dammi un punto o almeno un pidocchioso punto e virgola!) si espande sulla parete cromatizzando l’ambiente immediatamente circostante con riflessi aloni e trasparenze. Una pittura che si fa aria.

Ecco, appunto, ariaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!

Ora, dico io: voi avete capito che tipo di quadri sono? Secondo voi si capisce? Come ve li immaginate?

Ecco, tutto il contrario dello stile che li descrive.

Il pittore si chiama Fabio Peloso e così, oltre ad avergli fatto la traduzione, gli faccio anche pubblicità.

Marina, se poi Fabio diventa ricco e famoso, ricordati di chi v’aiutò…

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