Su, dai, tuffatevi nella lettura!

Ho comprato un trampolino. Non è stato difficile. Ho chiamato dei tizi di una ditta specializzata. Hanno pensato loro a tutto. Quando sono venuti per montarlo si aspettavano una piscina coperta. Ho chiesto se era possibile farne una. Uno dei tizi ha risposto che credeva di no, che era la prima volta che gli chiedevano di montare un trampolino in un appartamento. Lo hanno montato in sala.

Mi piace spostarmi in macchina, immagino sempre che ogni viaggio sia l’ultimo; non ho mai fretta, non mi preoccupano le code, i cantieri, i rallentamenti vari, perciò guido sempre serafica. Accendo la radio: ho tre canali fissi e due a rotazione, ma non sempre la ascolto, per lo più penso e osservo cose che non ricorderò.”

Questi brani sono tratti rispettivamente dai racconti Il tuffatore, di Raimondo Chenot, e Non ci aveva proprio pensato e quindi accadde, di Dalila Spaccarelli, due degli autori di “Siuski – Livorno in 21 tuffi“, che sarà presentato domani, venerdì 29 gennaio, ore 17e30 alla Biblioteca Labronica di Villa Fabbricotti. Si tratta della prima presentazione ufficiale del libro. A introdurre l’evento ci saranno la giornalista Cristiana Grasso e il curatore della raccolta, Raffaele Palumbo. In sala saranno presenti tutti o quasi tutti gli autori.

Siuski si compone, come suggerisce il sottotitolo, di 21 racconti scritti da 17 autori. E’ un’antologia simile a Crepa! Livorno in 16 noir, uscita lo scorso anno e che conteneva il mio racconto L’uomo e il bambino. Ma se in Crepa! ciò che accomunava i racconti, oltre alla città di Livorno, era il genere giallo o noir, stavolta a fare da trait d’union alle storie è l’ambientazione balneare, da Tirrenia fino a Castiglioncello e dintorni. Non essendo i racconti legati al vincolo del genere, la raccolta include storie comiche, drammatiche, noir, intimiste, cattive, labroniche, surreali, di formazione (molte)…

Io avevo già pubblicato un post al tempo dell’uscita del libro, con l’incipit del mio racconto, Il ciclo.  E’, almeno in apparenza, più “leggero” della maggior parte dei racconti inclusi ne La Fine Soltanto. Nasce dai miei ricordi su uno stabilimento balneare livornese, ed è dedicato a colei che nel racconto è Zia Angela, con cui ho passato molte ore della mia infanzia estiva e che è morta, dopo molte sofferenze, lo scorso settembre a 55 anni. Mentre lei era allle cure palliative, io cercavo di finire il racconto, avrei voluto farglielo leggere, ma non ce l’ho fatta. Anzi, non ce l’ha fatta lei.

Per chi ignora a cosa si riferisce la parola Siuski del titolo (ovvero per i non livornesi), dico che trattasi di un tuffo tipicamente labronico, che ho descritto brevemente nel mio racconto:

[…] Il primo tuffatore, campione dell’anno precedente, esegue una siuski impeccabile. Prima si dà un forte slancio al di sopra del trampolino e in avanti, poi si apre come un angelo, distende il corpo in modo perfettamente parallelo rispetto all’acqua. Quando sembra che stia per prendere una grossa panciata, si chiude a riccio, perfetto, e dall’incontro tra il suo corpo e il mare si alzano i più alti schizzi che Fabio abbia mai visto in qualsiasi altro tuffo.

Eh sì, perché lo scopo finale della siuski è proprio quello di produrre la maggior quantità di schizzi (possibilmente bagnando quelli che ti stanno a guardare), esattamente il contrario di quanto si richieda in qualsiasi altro tuffo. Niente di più labronico,  n’est pas?

A chi volesse avere delucidazioni sull’incerta etimologia del termine “siuski” (dibattito plurimestrale al clubbino di scrittura), consiglio l’introduzione al libro a cura di Manrico Scarpelli.

Se questo post vi ha incuriosito, l’appuntamento è per domani, Venerdì 29, ore 17e30 alla Biblioteca Labronica di Villa Fabbricotti con la presentazione di Siuski.

Su, dai, tuffatevi nella lettura!

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