L’esperienza del salotto letterario

Lo scrittore arriva quasi puntuale all’appuntamento, coi denti tutti sbiancati. Suona al campanello indicatogli.

Voce: Sììì?

Lo scrittore (informale): Sono Emiliano.

Voce: Sì, vieni, secondo piano.

Lo scrittore pensa: Niente parola d’ordine? La so, è Fidelio! FI-DE-LIO!”, ma non la dice. Sale a piedi.

Ad accoglierlo la ex-collega col nome da rockstar che finisce con Vox. Pur essendo entrambi influenzati dalla cultura anglosassone, che ritiene poco appropriato salutarsi con i baci in pubblico, si salutano con un bacio sulle guance, sfidando le convenzioni. D’altronde siamo in un salotto letterario, chissà come si salutava la Virginia con la Rita Sackville West? Dopo i convenevoli, la Vox, col suo inconfondibile accento pugliese, chiama la padrona di casa: “Lucianaaaaa! Lucianaaaaaa! E’ arrivato lo scrittore!”. Luciana si presenta nell’ingresso; nel salotto un gran vociare; Luciana (che lo scrittore aveva già conosciuto alla presentazione di Siuski in Villa Fabbricotti) saluta, lo scrittore ricambia con un sorriso bianchissimo che per poco le toglie il lume della vista; Luciana prende il cappottino stile anglosassone dello scrittore, il suo cappellino alla Umberto Saba e li mette all’attaccapanni; poi lo fa accomodare in salotto.

Il salotto è già gremito. Sono tutti in piedi. A una prima occhiata l’autore si accorge che l’età media è più alta della sua. A una seconda occhiata che l’età media è un PO’ più alta della sua.

Sarà il più giovane della serata.

Il salotto è diviso idealmente in due parti. Nella prima parte c’è un tavolino apparecchiato con dei dolci, uno strudel e del succo mela (molto mitteleuropeo); nella seconda parte ci sono un paio di divani su cui gli avventori cominciano a posizionarsi, oltre a portare delle sedie in più per completare il cerchio. Lo scrittore si accomoda su una sedia e si guarda intorno. Ora che sono tutti seduti, cerca di capire se conosce già qualcuno: sì, un paio, i genitori di Barbara; e vede anche un paio di facce conosciute, ma non sa collocarle nel tempo e nello spazio. Il gruppo è composto da una quindicina di persone, più di quante si aspettasse. Sono in maggioranza donne e, come verrà a sapere dai bisbigli della Vox durante la discussione, sono in maggioranza ex-insegnanti. Lo scrittore ne sa qualcosa, ma è comunque forte del suo sorriso nuovo-nuovo targato Novelli.

Lo scrittore e i lettori si presentano un po’ a caso, con qualcuno sì, con qualcuno no. Entrano subito nella questione. Tutti hanno in mano il libro La Fine Soltanto. La prima a parlare è la Vox, cioè colei che ha proposto la lettura del (e la discussione sul) libro. Introduce l’autore e usa parole molto lusinghiere nei suoi riguardi. Sottolinea che è anche una fan dei Loungerie. Dice perché il libro le è piaciuto così tanto. Chiede, e questa pare che sia la domanda più gettonata del circolo, perché i racconti sono così cupi, se è davvero quella la visione dello scrittore. Lui ringrazia e sta per rispondere quando Luciana prende la parola, presentando prima il gruppo e spiegando che quest’anno l’argomento che fa da filo conduttore alle letture e agli incontri è “La lettura come terapia”. Poi chiede allo scrittore di presentare il libro, di spiegare come è nato, eccetera. Lo scrittore ringrazia e comincia a parlare. L’inizio è facile, su questa domanda ci ha costruito uno sketch del suo Presentacolo. Parla velocemente. Gesticola molto. C’è un’alta possibilità che lo prendano per pazzo. Già alla fine della prima domanda ha la gola secca. Vorrebbe un po’ di succo mela ma gli scoccia interrompere. Finisce di parlare e aspetta altre domande. Allo scrittore fa un effetto strano, che tutte quelle persone lo stiano ad ascoltare così attentamente. Eppure è abituato, fa l’insegnante, tutte le mattina affronta platee di decine e decine di studenti. Sul palco coi Loungerie, a volte, ha avuto centinaia di spettatori. Ma è diverso. Non solo per l’età media degli uditori, ma anche per gli argomenti, decisamente più privati. E’ difficile separare la scrittura dalla vita personale. Anche se le vicende dei suoi racconti non sono necessariamente autobiografiche, l’autore ha una strana sensazione: quando gli citano il personaggio di un racconto, è come se parlassero di qualcuno che lui conosce bene, un amico, un parente, un collega… anche se il personaggio in questione non è ispirato a qualcuno di reale. E’ strano, lo scrittore si ripropone di ripensare a questa sensazione e di accennarla nel blog.

Il successivo intervento è ad opera di G, signore maturo che spiega come il libro gli sia sembrato un po’ frettoloso, senza pause di riflessione, come per la voglia di arrivare prima a una fine; lo scrittore spiega (in modo molto meno succinto di quanto leggerete di seguito) della sua ansia (mai placata) di finire le cose, e che questa osservazione può essere giusta perché rispecchia una delle emozioni che lui ha quando scrive. Il signor G gli chiede poi se gli piaccia molto il VIOLA, ovvero il colore che ha scelto per la copertina; lo scrittore trova curiosa la domanda e spiega che è un colore che gli piace, ma che non ha nessuna fissazione riguardo al viola (senza rendersi conto che indossa calzini e maglione viola); il signor G spiega che il viola è il colore delle persone che hanno molte cose dentro, spesso irrisolte, e che vogliono buttarle fuori; la Vox spiega all’autore che il signor G è un esperto delle teorie dei colori; lo scrittore ripensa alla “lettura come terapia” e per un attimo gli sfiora la mente che è lui, quello sotto terapia, non i lettori. Scaccia veloce il pensiero e spiega al signor G che in realtà la copertina è stata pensata arancione-albicocca, e poi è stata cambiata col viola perché più in tema con l’idea della fine; il signor G pare tranquillizzato dalla precisazione.

Le domande si susseguono poi a ripetizione: c’è a chi sono piaciuti i racconti soprattutto per il finale a sorpresa, chi ha trovato i finali pretestuosi, chi l’ha trovato troppo veloce, che non lascia fiato, chi ha apprezzato il fatto che andasse così veloce, chi l’ha trovato pessimista, chi ironico, chi irrisolto, chi profondo. A un certo punto gli viene rivolta una domanda che non capisce. Se la fa ripetere una seconda volta. Poi, come aveva imparato a fare agli esami all’Università, comincia a parlare cercando di trovare una risposta a più punti che soddisfi almeno in parte la domanda. La stessa persona paragona poi il suo libro a un rubinetto intasato da molto tempo che si prova a sbloccare con forza e poi, quando improvvisamente si riesce a girare, ne esce tutta l’acqua sporca mescolata a pezzi di ruggine. Solo che dopo l’acqua sporca e la ruggine, dovrebbe uscire dell’acqua chiara. Ecco, nel libro dello scrittore non si vede l’acqua chiara. Lo scrittore apprezza la metafora, perché è sempre stato un grande ammiratore delle metafore. A sfavore della suddetta signora, però, c’è il fatto che, per sua stessa ammissione, sia una fan sfegatata di Alessandro Baricco. Da un bisbiglio successivo Lo scrittore apprenderà, sempre dalla Vox, che la signora C. è una psicologa. Comincerà a pensare a una specie di complotto. Ma non lo dà a vedere: parla dell’infanzia, del lutto, dei suoi autori preferiti, della sua pulsione a scrivere, del suo blog, del suo gruppo di teatro-canzone, gli uditori ascoltano con un’attenzione ferma, disciplinata, cortese. Alla fine, dopo TRE ore di salotto letterario, gli intervenuti fanno un applauso allo scrittore che ringrazia imbarazzato e si avvia verso il suo bicchiere di succo mela. Si mangia una fetta di torta alle mele, si beve tre bicchieri di succo mela, ascolta la platea mettersi d’accordo per andare il 19 o il 20 febbraio al concerto dei Loungerie al Teatro delle Sfide a Bientina. Sono curiosi di vedere il lato comico dello scrittore.

Subito prima di salutarsi, l’autore scrive qualche dedica sui libri, chiede quale sia stato il loro racconto preferito, ne prende nota per la prossima classifica di febbraio, nota una certa varietà nella scelta dei più apprezzati, ma la più bella risposta al riguardo la dà la signora G., la psicologa. Si avvicina allo scrittore, apre il libro alla seconda pagina e dice, non trattenendo il LEI: “SA cosa mi è piaciuto molto? La citazione che HA usato per aprire il libro: Art is too long and life is too short , scritta da Grace Paley.” L’autore ringrazia, soddisfatto comunque del proprio buon gusto nella buona (e ponderata) scelta della citazione.

Prima di uscire, l’autore fornisce l’indirizzo di questo blog ai presenti, cosicché è probabile che qualcuno dei presenti al circolo letterario legga questo post.

Se è così, sappia che l’autore è molto grato per la serata che  ha passato: utile e interessante.

Gooble Gobble, Gooble Gobble, lo accettiamo, uno di noi, uno di noi!

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