Watch a watch (lezioni d’inglese)

Stamani sono entrato alle nove.

Ho fatto un’ora in terza, abbiamo corretto il compito. Tutto regolare.

Ho fatto un’ora in prima, abbiamo corretto il compito. Tutto regolare.

Ho fatto un’altra ora in prima con la Mothertongue. Prima ha spiegato ai bimbi tutte le espressioni che riguardano la routine quotidiana (I wake up-I get up-I wash my face- I get dressed- I have breakfast- I brush my teeth- I go to school- I do lessons- I go home- I have lunch- I do my homework- I use the computer- I play football- I have dinner- I watch TV – I go to bed). Ci siamo soffermati su quel “I watch TV”, perché qualcuno degli alunni aveva detto “I look TV” La Mothertongue ci ha allora dato la sua versione sulla differenza tra Look at e Watch. A quanto pare vogliono entrambi dire “guardare con attenzione”, ma watch si usa per le cose in movimento, look per le cose ferme (scusate l’ignoranza, non lo sapevo, almeno non cosciamente; li ho sempre usati d’istinto). Ecco ad esempio perché si dice “to watch TV”.

Intervento polemico di un alunnino: “Ma la TV non si muove mica!”

La mothertongue ha spiegato (tutto in inglese…) che anche se la TV non si muove, conta il fatto che si muovono le immagini al suo interno. Ecco perché si dice anche to watch a film.

Domanda trabocchetto di un’alunnina: “E per l’orologio cosa si usa?”

Mothertongue: “Well, in English we say ‘I look at my watch.'”

Intervento provocatorio di un alunnino: “Allora si usa watch…”

Risposta paziente della Mothertongue: “No, watch, in English, means ‘orologio’. The verb is “to look at”.

Intervento piccoso di un’alunnina: “Excuse me, ma se ha detto che look si usa per le cose che stanno ferme, le lancette dell’orologio si muovono, proprio come nello schermo della TV. Quindi si dovrebbe dire ‘watch a watch'”.

In effetti il ragionamento non fa una piega…

Sia io che lei ci siamo barcamenati per trovare una soluzione al dilemma. Con scarso risultato…

Ora, questa classe prima non è una delle migliori che abbia mai avuto, sono troppo distratti e poco studiosi. Eppure la Mothertongue, prima un po’ infastidita dalla distrazione in classe, quando è suonata la campanella, li ha salutati dicendo: “Bye-bye. See you next week. You’re a very clever class.”

Non so se loro hanno capito il significato, ma io sì, e anche se non sono responsabile della loro intelligenza, mi sono alzato un pochino da terra.

Questo mio improvviso ottimismo, questo “gasamento da soddisfazione” mi ha portato ad affrontare le ultime due ore in seconda con una certa nonchalance. Tanto che tutta la prima ora è andata via a parlare di filologia germanica, della parentela tra la parola inglese book e l’italiano faggio, dell’Indoeuropeo, delle invasioni in Inghilterra e dei cambiamenti nella lingua (sono salito in piedi sulla cattedra per indicare la cartina dell’Europa), dei romani, del latino, dei normanni, dell’origine delle parole e dell’onomatopea.

Lo so, mi sembrava di essere in un’aula universitaria, e invece avevo davanti 20 ragazzini di 12 anni. Eppure devo averci messo talmente tanto entusiasmo, nella spiegazione, che per più di un’ora sono rimasti ad ascoltare (loro e l’insegnante di sostegno) a bocca aperta.

Naturalmente questo non esclude il fatto che lo fossero per la visione di un professore invasato che sproloquia del nulla.

Eppure cosa vuol dire, alle volte, affrontare le cose con ottimismo, eh?


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