Il consiglio comunale e le unioni civili

Oggi, per la prima volta in 40 anni, ho assistito a un CONSIGLIO COMUNALE. Non so perché non l’abbia mai fatto prima (o meglio, lo so, è per un mio disgusto per le forme istituzionali della politica e del potere) ma raccomando a tutti di farci una capatina. Per capire un po’ come vanno le cose là nella stanza dei bottoni, dove si decidono le sorti di questa città.

Tutto è nato qualche settimana fa. Lamberto Giannini, insegnante, regista, e consigliere comunale nelle fila di Sinistra e Libertà, ha presentato una mozione per l’istituzione di un albo per le coppie di fatto. Ora, pare impossibile che registri del genere ci siano già in città come Pisa (la prima), Rosignano, Terni, Padova (!), Verona (!!) e a Livorno, città libertaria per natura e costituzione, no. A me e Alessandra è venuta l’idea di essere i primi firmatari dell’albo, ovvero la prima coppia di fatto di Livorno, visto che conviviamo da 15 anni. Tra parentesi, se a me prende un colpo e muoio, lei non prende né la pensione né il becco di un quattrino, da tutta la fatica che ho fatto in questi anni di lavoro. E che se a lei prende un colpo e non muore e va in coma, io non posso neanche parlare coi medici perché non faccio parte della sua famiglia. Ora, la prima obiezione a ciò è che ci potremmo sposare. D’accordo. Ma non vi sembra che suoni un po’ come un ricatto? E poi, noi due ci potremmo sposare, ma due uomini o due donne no. Via, non mi potete dire che questo sia giusto…

Ma procediamo per gradi. Lamberto ci ha invitati al consiglio comunale, dove si sarebbe discussa la mozione.

Alle 17e30 io e Alessandra siamo entrati nel comune vecchio e ci siamo avviati nella sala consiliare. Per chi non ci fosse mai stato, la descrivo in un attimo. La stanza è alta e grande, con ai lati due grandi dipinti: uno che rappresenta Livorno vista dall’alto, circondata da velieri, come doveva apparire qualche secolo fa, e uno con la fortezza vecchia in mezzo a un mare verde. La sala è come un mini-parlamento, con al centro il sindaco, circondato ai lati e dietro dagli assessori e, davanti, da sinistra a destra, in ordine di schieramento politico, da tutti i consiglieri. Il pubblico può assistere alla riunione su delle grandi sedie di legno imbottite dietro una balaustra, proprio di fronte al consiglio. E questa è la prima cosa bella: si vede tutto: quelli che leggono il giornale, quelli che spippolano al cellulare, quelli che distribuiscono depliants, quelli che chiacchierano ininterrottamente spostandosi da una postazione all’altra… Qualcuno è stato veramente distratto per tutto il tempo.

Tra il pubblico abbiamo trovato Nene e Blondie. Ci siamo seduti con loro. Tutto intorno a noi una piccola folla di uditori, in maggioranza anzianotti, che – avremmo appreso dopo – erano abitanti di Limoncino, lì afferiti per una questione, credo, di annessi agricoli, più che per le unioni di fatto. Abbastanza rumorosi, qualcuno con mazzi di mimosa strappati dagli alberi di casa propria, altri chiaramente avvezzi al tourbillon dei consigli comunali.

I primi 15 minuti non ho capito bene di cosa parlavano i consiglieri. C’era molta distrazione nell’aria. Mi sono guardato bene in giro. Ho scoperto che nel consiglio comunale ci sono varie persone, di destra o sinistra, con cui ho avuto a che fare in tutt’altre occasioni nel corso della mia vita:

il Giannini, mio primo insegnante di mimo (ebbene sì, ho fatto anche un corso di mimo…ma ero giovane);

una mia collega di scuola;

un ex DC che, ricordo, chiedeva i voti in parrocchia quando ero piccolo (ahimé, anch’io ho avuto una formazione cattolica, presto abiurata);

una ragazza che ha fatto la comunione sempre nella stessa parrocchia;

un ragazzo che ho conosciuto al campeggio per disabili a Castiglioncello;

il mio professore di religione del liceo;

un gestore di ristorante dove vado talvolta a mangiare;

un ex-compagno di un laboratorio teatrale;

la sorella di un’amica di Alessandra;

il medico di Alessandra;

una ragazza che mi ha salutato come se mi conoscesse, ma io non ricordo dove l’ho conosciuta;

era assente il medico che operò mio padre, in piena campagna elettorale. E non voglio approfondire.

Ciò di cui stavano discutendo era una proposta di Cannito per riprendere i consigli comunali con la videocamera e trasmetterli in rete. Un’apertura al moderno, insomma. Ora, io mi chiedo: ma chi è che si guarda al computer ore e ore di consiglio comunale su argomenti non sempre interessanti e con argomentazioni spesso confutabili?

L’utilissima mozione è passata all’unanimità. Che bel consiglio compatto… Il Sindaco non era presente. Si è presentato subito dopo, appena è cominciata la discussione sulle coppie di fatto. Per una buona mezz’ora ha letto questo libro. Nel frattempo Giannini ha illustrato la sua mozione a favore delle coppie di fatto, etero e gay. Ora, non posso farvi un resoconto esaustivo di TRE ORE di discussione, ma più o meno la situazione si è così sviluppata: il PD (vi ricordate? in origine era il PCI… poi i cattocomunisti hanno preso il sopravvento, e tutto il resto è storia; anzi, è noia…) e l’Italia dei Valori si sono dichiarati COMPATTI contro la mozione di Giannini. Le motivazioni? Che un albo delle unioni civili non risolve un bel niente perché non garantisce alcun diritto effettivo per le coppie di fatto. Che la questione è importante e delicata e prima c’è bisogno di discuterne approfonditamente. Quindi hanno proposto una mozione alternativa, in cui NON si chiede l’istituzione di un albo, ma si fa un generico riferimento all’impegno di studiare la faccenda per arrivare a soluzioni più utili e meno simboliche.

Ora, il primo difetto nell’assistere a un consiglio comunale è che non si può dire la propria a meno che non siamo consiglieri. Anche se si alza la mano, veniamo ignorati. D’altronde ci sono i nostri (anzi, i vostri) rappresentanti eletti democraticamente che prendono le decisioni per voi. Insomma, un po’ come al parlamento, dove fanno passare quelle leggi scandalose. Li abbiamo eletti noi, dicono. E se qualcuno è corrotto, è colpa nostra, che l’abbiamo eletto. Scusate, sto uscendo dal seminato. Quello che avrei voluto dire è che l’istituzione di un albo non è contraria a successive discussioni e approfondamenti, a maggiori coinvolgimenti della cittadinanza, a trovare un modo pratico perché i diritti di TUTTE le coppie siano rispettate. Non solo non è contraria: direi che è un primo passo in quella direzione e un segnale forte in questi momenti di grande intolleranza.

E questo era il PD. Figuratevi la destra. La Amadio e tutta la compagnia politico-bacchettona, tralasciando le coppie di fatto etero, si sono concentrati sulla loro intolleranza verso gli omosessuali, sostenendo che è impossibile paragonare le coppie gay a quelle etero, che è ingiusto che i gay e le lesbiche abbiano gli stessi diritti (matrimonio, adozione, ecc.) degli etero perché non rientrano nel concetto tradizionale (perché non usare il termine “normale”, già che c’erano?) di famiglia come è inteso nella Costituzione. Certo, questa Costituzione la si può stiracchiare a piacere, citarla o aborrirla come più fa comodo… L’unica voce fuori dal coro della destra è stato il consigliere Giubilei del PDL (la parte più liberale, dice lui) che, pur dichiarandosi leale al modello tradizionale di famiglia etero e agli ideali del signor Berlusconi, non ha potuto fare a meno di votare a favore della mozione di Giannini perché è giusto che tutti abbiano gli stessi diritti e non sta a lui e al suo giudizio personale interferire con questioni giuridiche che limitino le libertà e i diritti dell’individuo. E questo era uno del PDL. No, tanto per dire…

Ci sono stati molti interventi a sfavore: Ghiozzi (AN) ha detto che non è proprio il caso di parlare di eguali diritti per gay e etero e che sarebbe il caso di pensare sì, alla famiglia, ma a quella tradizionale e garantirne maggiori diritti, come ad esempio l’abolizione dell’ICI per la SECONDA casa.

Non commento.

Ciacchini (PDL supercattolico) ha anch’egli liquidato le coppie gay come coppie non aventi lo stesso diritto delle altre e, ribattendo a Giannini che ricordava tutte le ingiustizie patite dagli omosessuali (prigione, morte, campi di concentramento), ha detto che sarebbe meglio pensare a tutti quei cattolici che vengono uccisi a tutt’oggi nei paesi musulmani, ad esempio in Pakistan, solo per il fatto di appartenere a un’altra religione (quella giusta, credo volesse dire). Ora, se avessi potuto ribattere, avrei detto a Ciacchini che anch’io mi indigno per le persecuzioni, non solo per quelle a sfondo religioso (di QUALSIASI religione si tratti, anche l’ateismo, perché anche gli atei vengono discriminati…), ma anche sessuali e razziali, ma che la chiesa cattolica ha anche lei fatto i suoi bei casini e le sue centinaia di migliaia di vittime tra Crociate, inquisizioni, e “missionari” vari. Questo perché bisogna sempre ricordarsi da dove si viene.

Alle posizioni della destra (ma anche di parte della sinistra) riguardo alla loro contratrietà al matrimonio e all’adozione gay vorrei ribattere così: ma voi siete davvero sicuri che i figli delle coppie etero crescano bene solo perché in famiglia ci sono un uomo e una donna? Non è che dipende dagli individui, dai singoli, essere un buon padre o una buona madre? Non è vero che spesso i rapporti di coppia avvelenano i figli? Conosco molti ragazzini con problemi, e tutti derivano dal rapporto coi genitori o dal rapporto tra i genitori. Insomma, non sono un grande fan della famiglia, né etero né gay. Ma non ci vedo grandi differenze. Ed è ingiusto fare discriminazioni. Scusate, sono per la libertà.

Alla fine della lunga discussione, il Sindaco ha preso la parola. Nel frattempo le mimose erano appassite, una signora di Limoncino si era accomodata su una panca fuori a fare la calza (“è tre anni che vengo qui, quasi quasi vado accanto al sindaco a fare la calza, così magari mi notano”, ha detto l’arzilla e ironica signora), il pubblico era cominciato a scemare. Io e Alessandra, alle 20e30, sul discorso del sindaco, sempre più Kevin Cosimi, abbiamo abbandonato l’aula perché ci attendevano le prove coi Loungerie (venerdì e sabato abbiamo due concerti al Teatro delle Sfide di Bientina, proprio in concomitanza con le finali di Sanremo…). Dopo il discorso del sindaco ci sono state le dichiarazioni di voto e poi il voto. Avevamo lasciato il numero di cellulare a Nene perché ci facesse sapere l’esito della votazione. Questo il suo laconico messaggio:

“Respinta. Abbiamo perso.”

Lo abbiamo incontrato dopo pochi minuti sulle scale del comune. La mozione di Giannini ha avuto solo 5 voti a favore (su 33, credo). E’ invece passata la mozione del PD, quella che diceva, “via giù, si vedrà di parlare anche di questa scocciatura delle unioni civili, se proprio lo dobbiamo fare”.

E bravo il PD.

Qui lo dico e qui lo scrivo: se mi prende un colpo, vorrei che ad Alessandra andassero almeno i miei libri. O devo chiedere il permesso al Papa?

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