Sanremo e la nostra italietta

I Loungerie hanno vinto il loro personale Festival di Bientina. La platea era pienotta e sull’ultimo pezzo, La morte, tutti hanno battuto le mani a tempo, proprio come nei migliori rock concerts. Io mi sono divertito a interloquire col pubblico, c’era anche un gruppetto di bambini che rispondeva alle domande e rideva a voce alta. Anzi, mi sono stupito che quando ho chiesto al pubblico quale fosse il primo numero perfetto, l’unico che mi ha risposto è stato proprio uno di questi ragazzini. Ho pensato: ma guarda come sono brave le maestre alle elementari, che spiegano ai bimbi cosa sono i numeri perfetti… solo dopo ho saputo che Elenina, dal palco, aveva suggerito la risposta dietro le mie spalle. Lo so, mi faccio sempre fregare durante i compiti in classe. Eppure vi giuro che sto sempre attento…

Ma passiamo alle cose serie. Come ho già scritto, non mi è stato possibile seguire il Festival di Sanremo quest’anno. Di ritorno da Bientina, sull’autoradio, abbiamo sentito i fischi dopo la promozione dei 3 Pupi. Quando ho rivisto il filmato mi sono accorto che più che una protesta sembrava una burla, quella degli orchestrali. Un po’ come la sinistra che fa finta di tentare di fare un’opposizione.

Dunque è andata così:

Primo classificato – Valerio Scanu (“a far l’amore in tutti i modi in tutti i luoghi in tutti i laghi”)

Secondo classificato – Pupo, il povero esiliato e il tenore sfigato (“tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente, ma non ti sei mai paragonato a chi ha sofferto veramente”)

Terzo classificato – (non bastavano Minghi Mengoli e Mingardi…) Marco Mengoni (“sarò lupo e rondine per gli occhi tuoi, ti confonderò, sarò forte e debole e mi amerai, restami accanto qui nel mio labirinto”)

Ora, ho voluto scrivere qualche verso delle loro canzoni così si commentano da sole e vado avanti.

Siccome non ho assistito alle esibizioni, avevo intenzione di scrivere un post sui TESTI delle canzoni, per vedere un po’ a che punto creativo nazionale siamo. Quindi mi sono messo a leggere tutti i testi. Ecco, era meglio se non lo facevo, perché anche le canzoni che mi sembravano un po’ migliori, a leggerle e basta non mi dicono proprio niente.

Io credo davvero che Sanremo sia importante, perché è lo specchio del paese. Quando era povero e sfigatissimo, alla fine degli anni ’70, e quando provò a risollevarsi, negli anni ’80, quando c’era l’Italia da bere e tra gli ospiti si sono visti gli Smiths e i più importanti gruppi internazionali del momento. Quindi adesso, coi principi e le principesse, il calciatore e l’allenatore, la canzoncina di regime che ci dice che l’importante è l’amore, la spogliarellista, i cantanti che non vogliono dire niente, i lavoratori di Termini Imerese immobili su quelle seggioline, sperduti, lontani, di un altro mondo, questa è l’Italia. Col pubblico becerone che ama quest’italietta e vota il principe ballerino e le ragazzine arrapate che votano gli idoli dei talent shows.

E’ così grave dire che non si ama l’Italia? Che così com’è, quest’Italia, è inamabile e imbarazzante? Mi stanno pure antipatici i giocatori della Nazionale, e i cantanti, e i presentatori, gli scrittori, i teatranti, odio i politici.  E anche la pizza è sopravvalutata.

Devo dire, a difesa dei cantanti, che le interpretazioni sono state quasi tutte buone, anche quelle dei brani più scarsi. Escluderei Toto Cutugno, che per due sere ha stonato in modo raccapricciante. Oggi a tavola, però, mia suocera Emilia ha svelato l’arcano: Toto si sta riprendendo da una grave malattia (“cancro alla prostata”) e non sta ancora bene. Ringrazio Emilia dell’informazione e le restituisco il favore dicendo che Pupo ha dedicato il secondo posto a Gianni Bella che è anch’egli gravemente ammalato. Stavolta l’ho preceduta. Il suo luddismo, che si concreta nel rifiuto di usare il computer, la mette talvolta in situazione di svantaggio.

Salvo solo tre canzoni, di questo festival, e sono tutte di donne: Irene Grandi (ma quello dei Baustelle che l’ha scritta è un po’ furbetto), Malika Ayane (ma è fin troppo artefatta) e Noemi, che senza grandi pretese e con una discreta interpretazione, ha inciso una buona canzone d’amore e di separazione, con un’ottima apertura melodica al centro.

Certo, Modugno e Tenco erano tutta un’altra cosa…

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