Le mie parole in Nuova Zelanda

Il mio libro, La fine soltanto, è uscito a ottobre. C’è una persona, un’amica, che avrebbe voluto leggerlo ma non le è riuscito, essendo lei emigrata ed essendo la distribuzione poco efficace. Ella però ha seguito le vicende di questo blog, lasciando commenti, leggendo attentamente le classifiche e ogni accenno ai racconti. Da parte mia ho sempre evitato di parlare dei finali, proprio per non rovinare la sorpresa a nessuno.

Una decina di giorni fa ho deciso che era venuto il momento che France Gipsy leggesse il mio libro (mamma mia, che sequenza di tempi verbali: passato prossimo, piuccheperfetto, congiuntivo… se lo legge la Lo Conte…*). Le ho chiesto l’indirizzo, lei mi ha dato l’indirizzo di Auckland, Nuova Zelanda, e anche quello di sua madre a Livorno, dicendo che, se volevo, potevo darlo a lei che gliel’avrebbe spedito insieme ad altre cose. Il giorno dopo ero in zona ospedale, proprio vicino alla casa della mamma di France Gipsy. Dico ad Alessandra: passiamoci un attimo, se c’è le lascio il libro e le dico di spedirlo a France.

Io, col cappottino modern-English e Ale, col cappellino old-stupid, arriviamo al cancellino della casa e vediamo nel piccolo giardino una signora coi capelli corti e biondi, la faccia e il sorriso uguali a quelli di France Gipsy. Le dico: “Signora, scusi, lei è la mamma di Francesca?” Lei ci squadra per un attimo e poi, molto affabile, dice di sì, allora le dico del libro e della spedizione. Mi chiede se deve darci qualcosa, le diciamo che no, che è un regalo per France. Salutiamo cordialmente e ci allontaniamo. Ho una buona sensazione.

Il libro è stato spedito ed è arrivato a destinazione. Quindi, dopo Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, Olanda, Costa Rica, le mie parole hanno toccato le sponde della Nuova Zelanda.

France Gipsy lo ha letto subito. E questa è la mail che mi ha spedito. La condivido con voi perché è buffa e bella. Ho chiesto il permesso all’autrice.

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One…prima di tutto vorrei dirti che non avevo fatto in tempo ad avvertire mia mamma, anche perche’ non sapevo se lo avresti spedito direttamente a me o consegnato a lei

Quindi mi meraviglio che quel tuo “signora affabile” sia il risultato del vostro primo incontro, al telefono da lei descritto cosi: “All’inizio non volevo aprire, pensavo mi volessero vendere qualcosa, poi ho visto che erano vestiti come te, lui con la sua fidanzatina (…?) e non sapevo se farli entrare, accomodare, se dovevo pagare […]. Carini. Ho letto un po’ il libro prima di spedirtelo, ma e’ triste!!!”

Non si sta via da una mamma tre anni di fila, l’ho fatta invecchiare.

Two. Non riesco a definire questi racconti tristi, io ho fatto una risata alla fine di ognuno. Si, amaro, ma “a posto con se stesso”, ovvero mi suggerisce di decidere quale realta’ vedere in un dato momento, magari trasformarla, o accettarla per poi non soffrirne piu’.

Quindi ironico e positivo.

Three. Non credo che il libro sia il frutto dello slancio dell’opera prima (mi sembra di aver letto qualcosa del tipo “riuscira’ a farne un altro altrettanto interessante dopo?”), ma anzi lo percepisco come un primo abbozzo di qualcosa che si sta evolvendo, qualcosa di piu’ complesso o piu’ coerente nello stile, che ritrovo piu’ spesso nel blog.

I racconti non sembrano scritti dal medesimo autore, hanno stili diversi,

Non restano pero’ solitari, questo il mio giochino:

Meduse va con Sul molo (poetici, ritmici quasi come canzoni)

Gregory step va con Il venerdi nero (piu’ descrittivi, veloci ma intensi)

Eleganza, Al termine della notte…(secchi e duri, ma con eleganza)

Pomiciare, L’amore che si da’…(secchi e duri, e basta)

etc etc

Quando lo finisci, vuoi sapere cosa viene dopo: la realta’ e’  che non vediamo l’ora di leggerne un altro, romanzo, biografia, altri racconti, non importa, basta che ci soddisfi, che non ci lasci domandare cosa e’ successo poi, tra Francesca e Sergio, o quanti anni aveva il signore elegante 😉

four: la classifica


1.Meduse (perche’ ha tutte le qualita’ che fa il libro avvincente, la fine, la morte, la realta’, il brutto e il bello, la poesia, il ribaltone…)

2. Alla fine della notte (una romantica parentesi di impersonificazione, vicinanza dell’autore con i suoi disgraziati personaggi)

3. Il venerdi nero (perche’ e’ piu’ o meno il modo in cui parliamo tra di noi Italiani qui in Nuova Zelanda). Mi piacciono i racconti visti con gli occhi dei ragazzini, e questo e’ per me tra i piu’ riusciti in questo senso.


4.Decisioni (quante Francesche hai fatto felice?!)

E questo e’ tutto.

Per adesso.

Le pagine sono ancora calde. Lasciamole freddare un po’

Grazie mille Emilia’


Francesca in Gipsy land

(*Per chi se lo fosse chiesto, la signora Lo Conte è una mia collega di lettere che  ha corretto molti dei tempi verbali del mio racconto “Il piede della pianista“, all’inizio un po’ ingarbugliati.)

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