To piss or to greenpiss

Stamani, alla quinta ora, ero in terza e stavo spiegando l’uso del verbo May in inglese. Ho detto che, tra le altre cose, May serve per parlare di una possibilità nel futuro: “Tomorrow Anna may come to the party“.

(Prima parentesi: ho sempre una scarsa varietà di nomi propri, negli esempi che scrivo alla lavagna: di solito scelgo nomi corti, così faccio prima a scriverli. Le donne sono Ann, Anna, Alice, Jane, Janet, Jackie, Louise – questi ultimi due sono i nomi di due mie amiche inglesi durante l’Erasmus; gli uomini sono Jack, John, Bob, Ted, Nick – altro amico Erasmus – e pochi altri. Diverso è se devo spiegare i comparativi e i superlativi. In quel caso uso i nomi veri di qualche studente, soprattutto di quelli più ironici…)

Poi ho detto che in italiano May si può tradurre col condizionale del verbo potere: potrei, potresti, potrebbe, ecc.

Poi ho detto che May, unendosi al verbo essere, forma un avverbio, Maybe, che si scrive tutt’attaccato e che vuol dire “forse”.

Poi ho detto che si può usare May per chiedere un permesso in modo più gentile rispetto a Can: “May I go to the toilet, please?” (anziché “Can I…”).

A questo punto Atreju, al quarto anno con me, dopo la non ammissione agli esami dello scorso anno, e al quinto di scuola media, alza la mano per fare una domanda in tema.

Il prof: “Dimmi, Atreju”

Atreju: “Per andare in bagno, si può usare la parola Pee? Cosa vuol dire?”

Il prof (che lesto afferra il gesso e va verso la lavagna, come fa sempre ad ogni segnale di interesse di alunni solitamente poco motivati): “Pee vuol dire pipì, ha lo stesso significato e la stessa origine, viene usato soprattutto dai bambini. Infatti, come tante parole del linguaggio infantile, è semplice e onomatopeico.”

Atreju: “E allora i grandi come dicono?”

Il prof: “Dicono ‘May I go to the toilet, please?‘”

Atreju (che insiste): “Non dicono Piss?”

Il prof (che se la sente scivolare, ma è un prof moderno): “Sì, ma Piss suona un po’ volgare, in inglese.”

Atreju: “Non vuol dire ‘piscio’?

Il prof: “Ecco, appunto, anche in italiano non è molto fine, non si dovrebe usare in classe. La parola Piss la usano soprattutto i giovani, in un contesto informale, ad esempio in un pub: quando uno ha bevuto tanto e annuncia agli amici che deve andare in bagno, può dire: ‘I need to take a piss‘.”

Atreju: “Ah, tipo ‘vado a fare una pisc…'”

Il prof (prevenendolo): “Ecco sì, così. Ma questa parola, in inglese, si usa anche in altre espressioni colorite, ad esempio ‘to take the piss’ vuol dire prendere in giro…”

(Seconda parentesi: al prof vengono in mente varie espressioni con la parola Piss che ha sentito dire quando era a Birmingham in Erasmus. Non le scrive alla lavagna, incerto se comunicarle o meno ai ragazzi: I’m pissed, che vuol dire “sono ubriaco fradicio”; I’m pissed off, che vuol dire “sono scocciato, ho il giramento”; una volta ha sentito dire sull’autobus, a proposito di una pioggia scrosciante, it’s pissing down; e poi Piss off, che vuol dire “togliti dalle palle”, o “vaffanculo”, e che, qualche ora dopo, lo ha fatto pensare al termine italiano Pussa via!, di etimo incerto – dal francese pousser, spingere? dal catalano pussa, pulce? o da un calco dall’inglese piss away? Ma piss away vuol dire sprecare, non togliersi di mezzo…)

Il prof: “E ce ne sono molti altri, di modi di dire…”

Atreju: “Prof, me n’è venuto in mente uno anche a me!”

Il prof (sempre piuttosto propositivo ma stavolta leggermente preoccupato): “Davvero, Atreju? Via, poi quando suona la campanella me lo dici.”

Atreju: “No prof, davvero: si usa anche per Greenpiss, no?”

Il prof: “Greenpiss?”

Atreju: “Quelli dell’ambiente!”

Il prof (precipitandosi alla lavagna): “Atreju, quello è Greenpeace, peace vuol dire ‘pace’, in inglese. Attenti, la pronuncia è simile a piece, ‘pezzo’, e a peas, ‘piselli’, ma è diversa rispetto a piss, che ha la I breve. Quindi, se uno non le vede scritte, queste parole, deve capirne il significato dal contesto: ad esempio se uno dice I cooked chicken and peas, probabimente si riferisce ai piselli; quando vi dico take a piece of chalk, di sicuro mi riferisco a un pezzo di gesso. E se una nave fa azioni pacifiste in favore dell’ambiente, probabilmente si chiamerà Greenpeace, facendo riferimento alla pace, e di certo…”

Atreju: “…non al piscio verde.”

Il prof: “Ecco, no, non mi sembra il nome azzeccato per una associazione ecologista.”

Atreju: “Prof, ho capito.”

L’ora successiva, la sesta, li ho portati in biblioteca a vedere la prima puntata di Flash Forward, rigorosamente in inglese. Prima di cambiare aula, però, ho chiesto ad Atreju di cancellare la lavagna.

E anche oggi mi sono guadagnato il pane quotidiano.

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