I Loungerie, il tomtom e il pubblico freddino

Ieri, per la prima volta, ho usato il navigatore satellitare (non si può dire tomtom perché tomtom è la marca, e la nostra era una sottomarca). Nel viaggio da Livorno a Marcialla, sulla Lounge Mobile, è stato utile ed è stato divertente sentire i Loungerie che in auto interagivano con la voce femminile (all’andata) o maschile (al ritorno). Ne sono nate varie gags.

Arrivati a Marcialla, un piccolo paesino diviso a metà tra il comune di Certaldo e quello di Barberino Val d’Elsa, siamo stati accolti da Gianfranco (colui che ci vide la scorsa estate in un concerto all’aperto e ci ha poi chiamato per una data nel teatro che gestisce), espertone di teatro e ciarliero narratore di avventure artistiche giovanili. Il teatrino è spettacolare: è in mezzo alle case, lì per lì non si distingue. Dentro, però, è un gioiellino di 60 posti in platea e 30 nella minuscola galleria. E’ un teatro del ‘700, lentamente andato in rovina e riportato alle vecchie glorie da un restauro del 2003. I Loungerie rientravano nella rassegna sul teatro musicale comico (calzava a pennello, direi). Oltretutto ieri era la prima giornata mondiale del teatro ed è stato bello festeggiarlo sul palco, anche se, a mio parere, il teatro è più da funerale che da compleanno. Ma sorvoliamo.

Dopo aver montato le luci e provato l’acustica, Gianfri (come lo chiamava Elenina) ci ha portato a mangiare in una trattoria lì vicino. Peccato aver dovuto mangiare poco, perché sul palco, poi, quel che mangi prima, lo paghi in fatica dopo. Io ho pagato, in termini di fiato e fatica, il buonissimo stracotto  accompagnato da due bicchieri di vino rosso. Abbiamo finito di cenare alle 21. Il palco ci attendeva per le 21e30. Mi sa che ho digerito ballando.

Ora, dovete sapere che quelle calìe dei Loungerie ce n’hanno sempre una, di solito però a turno. Ieri invece, eravamo così messi: io con la voce bassa per i tremendi colloqui pomeridiani; Katianka con il ciclo in corso (voce scarsissima); Elenina con ovulazione in corso (e tralascio le ipoglicemie, i tremori e compagnia bella) che, come ho imparato in questi 8 anni di Loungerie, provocano un forte abbassamento di voce, almeno nella nostra prima cantante; Christian con gastrite incipiente. Alessandra, invece, stava bene, ma questo poco importa perché lei, la voce, sul palco, tende a risparmiarla. E comunque era preoccupata perché stamani si sarebbe alzata alle 6 e mezzo per andare al seggio. E oltretutto stanotte iniziava l’ora legale.

Abbiamo iniziato il concerto un po’ titubanti, e il pubblico più titubante di noi. Attento, molto attento. Talvolta si instaura un meccanismo per cui, se il pubblico non reagisce subito (se non scappa l’applauso o la risata liberatoria), i Loungerie iniziano il concerto in salita e rischiano di strafare o di deprimersi. Il pubblico non era numeroso (una quarantina di persone, che belli gli eufemismi), ed era un pubblico abbastanza abituato agli spettacoli teatrali. Lo spettacolo è andato comunque bene, hanno molto gradito la canzone finale, La morte (in tema con la giornata del teatro) e dopo ci aspettava il brindisi collettivo per la tumulaz… ops, scusate, per la festa del teatro. E lì abbiamo parlato col pubblico. Ci hanno fatto un sacco di complimenti: alla voce di Elena, alle facce di Katia, ai singoli personaggi, alla sincronia. Al che io dico: “Scusate, ma noi dal palco abbiamo avuto una sensazione un po’ diversa, nel senso che ci siete sembrati un pubblico freddino, non capivamo se lo spettacolo vi piaceva o no…”. E una signora, quasi offesa: “Noi? Un pubblico freddino? Ma se abbiamo anche applaudito! (ve li avrei fatti sentire, che applausoni…) E’ solo che non si capisce bene se e quando bisogna applaudire, sembra quasi di interrompere…”. Perfetto, penso. Lo spettacolo è riuscito.

Abbiamo caricato le nostre valigie nella Lounge Mobile e siamo ripartiti.

Al ritorno il tomtom con la voce maschile non è stato per niente affidabile.

Ma d’altronde, chi lo è, di questi tempi?

Advertisements

About this entry