Barcellona, arriviamo!!!

Ebbene sì.

Quest’anno approfitto delle vacanze lunghe (Pasqua più elezioni) per fare un viaggetto. Domani io e Alessandra partiamo per Barcellona dove ci aspetta, ad accoglierci, la nostra preziosa Virginia Blue Gardenia. Staremo fuori una settimana, da martedì a martedì, il che significa che onoreremo uno dei più vecchi adagi popolari, Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.

Mentre Ale è ancora al seggio per il suo dovere di segretaria super-precisa, io sono superficialmente preso dai preparativi. Ho cominciato a fare il bagaglio, ma mi mette un po’ d’ansia, sicché mi sono messo al computer. Un paio di giorni fa ho comprato la guida della Rough Guide, e oggi Viola ci ha fatto avere quella della Lonely Planet. Ne ho letto ben poco, e ciò contrasta un po’ con la mia ansia da pianificazione. Che volete, ognuno c’ha le sue. E poi devo mettere in carica la macchina fotografica, perché ho intenzione di scattare centinaia di foto. La prima e ultima volta che sono stato a Barcellona è stata con una gita in pullman organizzata dal dipartimento di Museologia di Pisa. Era l’ottobre del 1990 (!!!), e la gita d’istruzione prevedeva 1 giorno a Figueres per il Museo Dalì, 4 giorni a Barcellona e 4 a Madrid. Ho un ricordo un po’ vago, soprattutto delle città. Ricordo di aver cercato le strade e i quartieri dei film di Almodovar. Ricordo i miei compagni d’avventura imbucati alla gita, Roberto, Vittorio e Alessandro, conosciuti durante l’occupazione della facoltà, coi quali mi separavo dagli altri (veri studenti di Museologia, quindi un po’ più squallidi di noi, che studiavamo cinema, lingue e lettere) per esplorare le città a modo nostro. Ricordo le opere di Gaudì, la spettacolare Guernica, la casa-museo di Dalì, e poi il Prado: enorme, sfiancante. Siccome eravamo con l’università, ci fecero visitare i sotterranei, dove c’erano i quadri in restauro o semplicemente quelli che, per motivi di spazio, non potevano essere esposti. Ricordo l’addetto che tirava fuori i pannelli dalla parete, con appesi dei quadri enormi, di pittori tutt’altro che sconosciuti, e diceva, con molta nonchalance, “Este es un Tintoretto, este es un Picasso…”. Opere da miliardi delle vecchie lire…

Dal 1990 sono passati un po’ di anni. Già nel 1992, con le Olimpiadi, la città pare sia cambiata notevolmente. Io la ricordo come un enorme cantiere aperto. Stavano facendo un sacco di lavori, e non mi ricordo di aver mai preso la metro, uno dei posti dove preferisco scattare foto. Ah, senza contare che all’epoca non avevo con me la macchina fotografica.

Ma quest’anno rimedierò.

Oh sì, se rimedierò…

Vi tedierò con le mie foto di Barcellona da qui al prossimo agosto.

Mi preoccupa solo la lingua catalana. Ho deciso che, una volta tanto, sarà Ale a parlare per tutti e due.

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