La trasfigurazione – terzo fotoracconto

1. ci siamo svegliati, fatto il caffè. colazione al bar. prima tappa: il mercato di san antoni. vicino a casa. chiuso. sapete perché?qui si festeggia il venerdì santo.

2. proseguiamo sulla rettilinea parallel, lungalunga, fino a placa de espanya. qui svoltiamo a sinistra e ci incamminiamo verso il montjuic. altino con “qualche” gradino.

3. iniziata la salita, facciamo tappa al caixa forum, dove ci aspetta, una volta tanto gratuitamente, una mostra di arte contemporanea. qui scatto la mia prima foto e subito mi viene detto che non si possono fare foto. ormai, tutti questi bei colori li ho immortalati.

4. ci spostiamo in un’altra ala con una mostra fotografica in un labirinto di specchi. non resisto alla tentazione e, anche se non posso, scatto. ale mi è complice.

5. il caixa forum ci piace, anche se non mi fanno fare le foto. c’è anche una bella mostra su Fellini (scusate, l’ho dovuto scrivere con la maiuscola) e io mi faccio d’oro a guardare tutte quelle foto sul set, a leggere le curiosità che non sapevo (la scena pre-finale de La Dolce Vita, quando tirano a riva il pescione  con la rete, è ispirata a un episodio dell’infanzia di Fellini)…  anche qui non resisto e, prima di uscire, rubo uno scatto.

6. prima di uscire dal caixa, facciamo un salto nello shop. io, che in vacanza sento TANTO la mancanza della scuola, compro una maglietta da indossare in classe (quando mando qualcuno alla lavagna a fare una frase, poi chiedo a tutta la classe: is it right or wrong? ecco, adesso posso dirlo con a maglietta.

7. alessandra, da parte sua, ha sempre un pensiero gentile per emilia.

8. usciti dal caixa ci facciamo tutti gli scalini per raggiungere il museo dell’arte catalana. bello, per carità, ma non ce la facciamo a vederci tutta la storia dell’arte catalana dai dinosauri a oggi. rinunciamo e ci accontentiamo di dare un’occhiata al grande salone. niente male.

9. usciamo e ci dirigiamo verso la tappa principale di oggi, la fundaciò mirò. Per raggiungerla dobbiamo prendere, sempre a piedi, ovviamente, una strada curvilinea in salita. lunghetta. arrivati davanti alla fundaciò, ecco quello che troviamo.

10. la fila ci scoraggia. torneremo. intanto pensiamo al pranzo. è l’ora. il ristorantino in mezzo a parco è chiuso. questi barcelloneti mi ricordano sempre più i livornesi. decidiamo di scendere, sempre a piedi. arriviamo in un quartiere semideserto. non ci sono turisti, e pochissimi stanziali.

11. è tutto chiuso. probabilmente non è ancora ora della colazione, per questa città. ma i nostri stomaci la pensano diversamente. alla fine troviamo un ristorante aperto. senza clienti. la fame ha la meglio. entriamo. uno dei soci ci accoglie in italiano. quando sa che siamo di livorno, ci fa un mucchio di feste. lui è di venezia. amicone. ci fa accomodare. a quanto pare, tutti quelli del ristorante sono italiani (veneti, romagnoli, lombardi) e sono molto socievoli. quando ci presentano il menù è troppo tardi per tirarci indietro.

12. nel frattempo il ristorante comincia a riempirsi. quasi tutti i tavoli sono riservati. le apparenze, alle volte, ingannano. ale sceglie la tagliata, io un filetto di pesce. buoni, per carità. un po’ cari, forse. facciamo i signori e lasciamo ben due euro di mancia.

13. decidiamo di continuare il nostro percorso. scegliamo il mare. prima arriviamo al porto, poi proseguiamo  per la  lunga passerella di legno che costeggia il porto. si fanno incontri strani, qui.

14. arriviamo al port vell (pieno di bancarelle e turisti, tremendo),  e, prima di proseguire la passeggiata lungo il mare,  facciamo una deviazione  nelle stradine del vecchio quartiere adiacente, la barceloneta. ale comincia a manifestare segni di stanchezza. ha messo su il cappuccio. brutto segno, brutto segno…

13. attraversato il quartiere, ci re-inseriamo sul lungomare. sento che ale comincia a odiarmi un po’. sembra d’essere a miami. camminiamo molto, non troviamo bar per un caffè, solo ristoranti. continuiamo. voglio arrivare arrivare alla zona olimpica, che è dove ci sono quelle due torri. convinco persino alessandra a scendere per due minuti sulla sabbia. infatti, se non la vedete in questa foto, è perché è dietro di me.

14. proseguiamo ancora. a lungo. facciamo una sosta dove c’è qualche attimo di tensione. a un certo punto succede una cosa strana. alessandra si trasforma in una bambina piccola, si butta per terra in mezzo alla gente e comincia a urlare che non vuole proseguire oltre.

15. davanti a tanta capacità di persuasione, e imbarazzato dal disprezzo dei passanti per la mia crudeltà verso una povera bambina, rinuncio a visitare il “poco lontano” edifici forum, un’enorme palazzo blu a forma di scatola di biscotti ad opera di j. herzog, l’architetto della tate modern di londra. peccato. lasciamo il mare costeggiando il quartiere di  poble nou. ci dirigiamo verso la più vicina metro. intravedo un cimitero. vorrei darci un’occhiata, fare qualche foto. ma ci rinuncio. e il mio sacrificio fa sì che alessandra, sulla strada verso la metro, riprenda la sua forma umana, con cappello ma senza cappuccio.

…fino alla prossima trasfigurazione.

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