Il maltempo e le palpitazioni – quinto fotoracconto

1. stamani piove. ci svegliamo abbastanza presto. un caffè al volo e usciamo. Vista la buona esperienza di ieri alla fundaciò mirò, che arrivando all’orario di apertura non abbiamo trovato la fila, vogliamo ripeterci oggi. addirittura non facciamo colazione. la faremo al bar del museo picasso, appena entrati.

2. ormai espertissimi di metro, prendiamo la viola, sì, ho detto la viola, che passa da parallel e cambiamo per la gialla a passeig de gracia, dove abbiamo già percorso il lunghissimo tunnel che collega le due linee.

3. alla stazione di jaume I, vediamo tutti scendere e affrettarsi alle uscite. abbiamo un’intuizione e seguiamo la folla ben motivata. sono appena scoccate le dieci, il museo ha appena aperto ma troviamo una fila scoraggiante. la percorriamo tutta in direzione opposta e vediamo che prosegue per vari incroci. alla fine troviamo persino delle ragazze del museo che smistano il traffico.

4. ah, mi ero dimenticato: oggi è pasqua, ma è anche la prima domenica del mese, quindi l’ingresso al museo è gratuito. sarà per questo che tanti hanno avuto la nostra stessa idea? e mi è parso di sentire una maggioranza di idiomi italici, tra i furbetti in fila. qualcuno ha pure portato i cani a bagnarsi. a proposito! qui a barcellona ancora non s’è visto un gatto. NEMMENO UNO! nè per strada, né sulle finestre, né tra i palazzi fatiscenti, né nei parchi, insomma, nemmeno un gatto! alessandra dice che una città senza gatti è incivile, proprio come una città senza cartolerie (seconda pecca di barcellona).

5. rinunciamo a picasso e lo sostituiamo con una colazione cubista, dove le asimmetrie delle fette di prosciutto nel taglio storto del croissant, attirano l’attenzione di alessandra, che gradisce l’accostamento dolce-salato, accompagnato da un bel café con leche amaro. pare contenta.

6. quindi, dove andiamo. io propongo il parc guell di gaudì, che essendo lontanino dal centro, abbisogna di un mezzo. optiamo per la metro, again, fino a vallcarca. a questo punto, scesi dalla metro, si ripete, in scala ridotta, la corsa dalla stazione alla meta artistica. l’unica cosa è che la strada è tutta in salita, e qualcuno, tipo noi, si lascia sorpassare tranquillamente.

7. arriviamo da un’entrata secondaria, che ci fa entrare direttamente dal punto più alto, le tre croci, da dove si vede tutta barcellona. è un bello spettacolo, e ciò che vedete sotto è solo una porzione.

8. come potete immaginare, alessandra adora i paesaggi, quindi dopo due minuti si è già  stancata. il parco è pieno di turisti, come noi ma più rumorosi. facciamo un bel giro nel parco ondulato, provo a fare qualche foto ma non è facile schivare i turisti.

9. usciamo e ci diamo alla pazza gioia: prendiamo un taxi! siamo intenzionati ad arrivare al cosmocaixa, il museo della scienza interattivo, sappiamo che non è lontano ma è in salita e non è chiaro quali mezzi dobbiamo prendere, di nuovo le nostre guide ci deludono. sicché azzardiamo. diciamo al tassista la destinazione, cosmocaixa!, pronunciato benino, cosmocaisha, e lui non capisce. dice: “caixaforum”?”. e noi, “no, no, cosmocaisha, el museo de la sciencia!”. macché, non sa nemmeno cos’è. consulto la guida e per fortuna c’è l’indirizzo. il tassista è già partito. gli dico l’indirizzo. il tassimetro comincia a girare. la foto la vedete sfocata per via del vapore sulla nikon, perché fuori faceva freddino e aveva ricomiciato a piovere, nel frattempo.

10. arrivati a cosmocaixa, scopriamo che l’ingresso è gratuito, anche qui. alla cassa ci attende una faccia familiare.  alessandra ride molto. subito dopo la cassa ci attende un’orda di bimbetti scatenati accompagnati da genitori premurosi o stressati. noi freaks siamo fieri della nostra dualità.

11. solo la lunga discesa a chiocciola vale la pena di una visita al cosmocaixa. per il resto dipende da quanto vi piace la scienza e quanto vi sentite bambini. la struttura è comunque impressionante, e il posto è pieno di giochi-esperimenti interattivi, alcuni anche interessanti.

12. quella sotto, ad esempio, era una cosa sul cinema e le illusioni ottiche. ale non ha resistito, ha scelto un compare sornione, ci si è messa accanto e si è fatta fare una bella foto. non so perché, mi ricordano un po’ la famiglia addams. o le apparizioni di shining.

13. usciti dal cosmocaixa, iniziamo la lunga discesa a piedi. vorremmo prendere il trammino celeste molto pittoresco che porta fino a giù, ma quando passa non si ferma, quindi continuiamo un bel tratto a piedi finché non becchiamo un bus. decidiamo di prenderlo e vedere dove ci porta.

14. via, giù, vi metterò anche la versione sorridente.

15. scendiamo a piazza catalunya e andiamo in direzione la ribera. abbiamo fame. scegliamo un ristorante con el menu del dìa. il posto è carino ma un po’ buio. i primi piatti sono buoni, ce li dividiamo. quando arriva il pollo, ale, tutta bianca, mi dice: “ho le palpitazioni!”. ogni tanto le capita. senza un apparente motivo il cuore comincia a batterle all’impazzata. finché a un certo punto smette da solo. lo so, ale, tra due giorni dobbiamo riprendere l’aereo…

16. quando il cuore smette di fare i capricci, ale, rincuorata, prende il suo dessert di yogurt compreso nel prezzo. propongo una passeggiata, è tornato il sole, anche se l’aria è freddina. risaliamo il quartiere e torniamo al museo picasso. macché… stessa fila della mattina. continuiamo fino al parco della ciutadella, dove troviamo dei ragazzi, in un gazebo, che si allenano col tip tap. li guardiamo un po’ e proseguiamo verso la vila olimpica, dove si intuisce che i vecchi palazzi ancora abbandonati saranno sostituiti presto da qualcosa di più nuovo e funzionale.

17. quando stiamo per ricongiunerci col lungomare, vediamo l’insegna della metro. ci fermiamo per un caffè in un bar, ale approfitta del bagno e poi ci avviamo sotto alla stazione. mentre siamo seduti ad aspettare il treno, avviene la  seconda trasfigurazione di alessandra. la felicità per la fine delle palpitazioni e la gioia di tornare a casa in metro le hanno acceso il sorriso, e quando mi giro per guardarla, vedo che al posto del solito cappello viola le è spuntata una bella fascia azzurra. così, all’improvviso.

18. il desiderio di tornare a casa di alessandra si è rivelato ottimo, perché dopo poco che siamo giunti al nosto sesto piano e mezzo, sono cominciati i tuoni e poi il temporale. e la povera virginia sta tornando in volo a barcellona proprio adesso…

ah, già, può darsi che questo sia l’ultimo fotoracconto che posto da barcellona. da domani il computer torna nelle mani della legittima proprietaria che dovrebbe varcare la porta di questa casa tra poco più di un’ora; in più non so se ne avrò il tempo. come previsto, ho fatto qualche migliaio di foto, alcune belle, finora ho postato solo quelle più coerenti coi fotoracconti.

ale, in questo momento, ha trovato una bella coperta blu nell’armadio e ha deciso senza indugi di usarla mentre sonnecchia sul divano. meno male non l’ha trovata prima. e chi la smuoveva più?

il cuore batte regolare.

un altro giorno è passato.

siamo uguali,

ma gli occhi si sono divertiti.

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