Relax (don’t do it)

Mentre passeggiavamo per le vie di Poble Sec, di ritorno da una sfiancante camminata per il Montjuic a Barcellona, io e Alessandra abbiamo ascoltato un tipo che parlava al cellulare. Aveva i jeans, una canottiera sdrucita, un’abbronzatura alla Carlo Conti, e un’accento inconfondibile:

“Senti, alle tre ci si trova in piazzetta, ci si sta gobbi ar sole. Poi, deh, se ci si rompe le palle si va da ‘n’artra parte, tanto cosa ci s’ha daffà, oggi? Come? Vòi andà anche ar mare? Ovvia, giù, s’andrà a fà un tuffo.”

Non mi stupisco che molti livornesi si trasferiscano a Barcellona. Al di là che la città sia più grande e più bella, presenti molte occasioni (se non altro di divertimento notturno), abbia un buon clima e il porto e il mare a due passi, credo che sia un altro, il motivo di tutto questo successo: la bellezza dei suoi musei.

Sto scherzando, ovviamente.

Barcellona, come esprit de vivre, assomiglia a Livorno. So che molti inorridiranno davanto a questa frase, ma le similitudini sono molte. I catalani assomigliano ai livornesi. E gli italiani che si trasferiscono lì, anche quelli del nord, hanno anch’essi un aplombe che li fa star bene in quella città.

Intanto, camminano tutti sempre in mezzo alla strada, passano col rosso, e trascorrono le ore a cazzeggiare seduti ai tavolini delle piazzette di Gracia o del Raval. Passano i pomeriggi (sto parlando di chi non lavora, ovviamente; ma quanti sono quelli che lavorano davvero, a parte la nostra amica Virgi?) muovendosi da un bar all’altro; sono in due, in tre, e man mano si aggiungono nuovi amici. A un certo punto viene qualcuno che propone un altro bar. E allora via, si pagano le birrette consumate, si fa qualche “vasca” a piedi e si arriva in un altro bar. Si sceglie rigorosamente un tavolino sotto il sole e si ricomincia.

Ai livornesi “ni va di lusso”. E’ perfetto, per loro. A una cert’ora, poi, vanno al mare, almeno da marzo a novembre. A Livorno ci sono gli scogli (e il mare è più bello, almeno per ora, prima del “bombolone”), lì c’è la spiaggia, ma poco importa. La densità della popolazione balneare barcellonese è la stessa di quella degli scogli piatti sul Romito. Da marzo a novembre, appunto. Mangiano quando capita, sempre tardi, con tapas e cervezas a rondemà, e aspettano la notte per consumare le ultime energie rimaste dopo tante ore di fancazzismo ciarliero. Ho trovato una commessa di un negozio di articoli casalinghi che, pur catalana, sembrava presa da una bottega di via Garibaldi, visto il tatto che aveva nel trattare coi clienti.

Ecco perché ho deciso di dedicare questa galleria fotografica a uno degli aspetti più impegnativi della città, il relax catalano: gente che si riposa o che si bacia sulle panchine, che si guarda intorno seduta su una sedia, che prende il sole su un muretto, che aspetta la metro, che dorme, volente o nolente, per terra.

Benvenuti a Barcelivornona.

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Relax (don’t do it)

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