La scrittura e i frammenti architettonici

Questa settimana è stata creativamente molto impegnativa, ma anche soddisfacente. Sono riuscito a scrivere tre racconti, tutti e tre casualmente intitolati con un sostantivo femminile: un noir/fantastico, “La verità”, e due storie di fantasmi, “La promessa” e “La farmacia” (quest’ultima, come mi ha fatto notare Alessandra, è più horror che fantasmatica). Considerando che ho lavorato tutte le mattine, ho avuto due rientri pomeridiani, tre pomeriggi/sere impegnati al Refugio e ieri anche una visita lampo di mia sorella da Roma, posso considerarmi soddisfatto. Oltretutto i racconti, rispetto alla mia solita media di due o tre pagine, sono piuttosto lunghi: tant’è che “La promessa”, inizialmente scritto per una sorta di concorso letterario, ha sforato il limite massimo di più di diecimila caratteri (31.000 contro un massimo di 20.000); ecco perché ho scritto anche l’altro, “La farmacia”, anch’esso a rischio sforamento (19.998 caratteri).

Ma di questo, come dico nel mio discorso da professore durante lo spettacolo dei Loungerie, parleremo un’altra volta, visto che tra poco devo uscire. Non posso però lasciarvi così.

La mia maratona fotografica su Barcellona prosegue, dunque, con una serie di frammenti architettonici della città.

Ancora immagini invece di parole parole parole.

Ecco, ora bevo il caffè e vi lascio.

Tutto liscio.

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(la) FINE (soltanto)

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