Impara l’arte (sesta puntata)

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Impara l’arte (sesta puntata)

Uscite dalla metro, Babsy comprò un mazzo di gerbere colorate dal fioraio all’angolo, che la salutò come se fosse sua nipote. Fecero poi un giro in un grande magazzino su Brixton Road, dove alle pareti erano appese gigantografie dei personaggi famosi nati o cresciuti nel quartiere. Rennah, di tutti loro, conosceva solo David Bowie. Babsy le spiegò chi erano Linton Qwesy Johnson e i Clash. Le raccontò di Eddy Grant e della sua canzone Electric Avenue, dedicata a una delle strade più suggestive di Brixton. Uscirono dal negozio e imboccarono proprio quella strada, dove qualche anno prima un neo-nazista aveva piazzato una bomba ferendo decine di persone. Si fermarono a un negozietto di dischi e Rennah ricevette, come ulteriore regalo di compleanno, il triplo album dei Clash, Sandinista.

“Peccato che a quest’ora è tutto chiuso. Devi tornare la mattina, quando il mercato è aperto. C’è una pizzeria italiana, una delle migliori di Londra.”

“Pizza? Ma come, tu, fissata con le diete, mangi la pizza?”

“Non sono fissata con le diete. Sto solo attenta a cosa mangio. Cosa vuoi che faccia, una volta ogni tanto, una pizza margherita?”

“Lo dici a me? Io la prendo sempre con la salsiccia, il mais e doppia mozzarella.”

“Ecco, appunto.”

Continuarono a girare per delle stradine secondarie fin quando arrivarono a casa di Babsy. Qui Rennah si accasciò sul divano e lasciò che l’amica cucinasse per lei. Quando la cena fu pronta, Rennah dormiva pesantemente, stanca di tutto quel girovagare pomeridiano.

“Sveglia, dormigliona!”

Rennah si stiracchiò con l’eleganza di un gatto, si guardò un po’ attorno, vide Babsy in piedi, davanti a lei, con una teglia tra le mani.

“Tu chi sei?”

Babsy rimase interdetta dal mancato riconoscimento, per un attimo pensò che l’amica avesse dei seri problemi mentali. Poi Rennah sfoderò il suo sorriso bianco come la neve.

“Scherzo, scema! Ci sei cascata?”

“Quanto sei cretina!”

“È bella la tua casa. E su questo divano ci si dorme proprio bene. Ma c’è una macchia…”

“Una macchia? Dove?”

Rennah rise forte, lieta di cominciare a riconoscere le piccole idiosincrasie dell’altra. Babsy capì lo scherzo e scosse la testa.

“Scusa, prima di andare a tavola mi devo dare una rinfrescata. Dov’è il bagno delle signore?”

“Dove vuoi che sia? In fondo a destra. E attenta al gradino.”

Rennah afferrò lo zainetto che aveva usato come cuscino e si avviò un po’ barcollante, notando che Babsy era scalza sulla moquette rossa. Nel corridoio si sfilò anche lei le scarpe da ginnastica e le lasciò cadere fuori della porta del bagno. Una atterrò sulla suola mentre l’altra, sfuggendole di mano, finì più distante, rimbalzò sulla parete e si rovesciò. Le lasciò così, entrò e chiuse la porta a chiave. Dopo cinque minuti che era dentro, Babsy raccolse le scarpe e le appaiò in buon ordine sotto l’appendiabiti. Poi bussò alla porta.

“Rennah… Guarda che si fredda tutto!”

L’amica non rispose. Babsy la sentì armeggiare. Bussò di nuovo.

“Rennah, tutto a posto? Rennah?”

“Sì, sì, tutto a posto, ora arrivo.”

La sua voce era molto più squillante rispetto a quando si era svegliata. Aprì la porta e Babsy notò subito la sua passata nera tra i capelli biondi dell’amica. La guardò negli occhi e capì che si era rinfrescata per bene.

(fine sesta parte – continua…)

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