Impara l’arte (nona puntata)

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Impara l’arte (nona puntata)

Dopo pochi minuti Rennah si alzò, si tolse la maschera e ne osservò per un attimo gli arabeschi bianchi.

“La vuoi conservare?”

Stanley, con un sorriso ebete sulle labbra, allungò una mano verso il piccolo tavolino alla sua sinistra, afferrò un fazzoletto di carta dalla confezione sempre pronta all’uso e si asciugò alla bell’e meglio.

“Non importa, ce l’ho anch’io, ancora attaccata alla mia copia della rivista.”

Rennah gettò la maschera sul pavimento.

“Conservi tutti i servizi di Babsy?”

“La maggior parte.”

“Beh, se riesci a farle fare un primo piano anche su Vogue, potremo ripetere l’esperimento…”

“Te l’ha detto lei, di Vogue?”

“Sì, non è vero?”

“Non è ancora sicuro.”

“No?”

“Io sto spingendo più che posso, ma Faccia di Lepre, il vice-direttore, vuole metterci un’altra.”

“Come mai?”

“Il motivo ufficiale è che vuole qualcuno di più fresco, quello reale è che gli sta sul cazzo Babsy.”

“Così a pelle o è successo qualcosa?”

“Niente di grave, solo non gliel’ha mai perdonata di essersi messa con Rupert.”

“Il suo ex?”

“Già. Prima di stare con Babsy pare che lui, per fare carriera, abbia scopato col vice-direttore.”

“Non l’avrei mai detto che Rupert…”

“No, infatti è un ficaiolo, te lo garantisco, una volta abbiamo passato una notte intera con quattro modelle brasiliane, e lui quasi mi batteva. Solo che non ha problemi ad andare anche coi maschi, se gli conviene.”

“Ma questa cosa si sa?”

“Non la sa quasi nessuno.”

“È stato anche con te?”

“Che, sei scema? Non l’hai capito che a me piace solo la fica?”

Stanley si alzò dal divano e, per illustrare la sua condizione, mise una mano sotto la minigonna di Rennah. Lei gliela strinse forte con le cosce, impedendogli di arrivare alle mutandine. Lui si stupì di quella resistenza, rinunciò subito e si avviò verso la libreria. Tirò fuori un volume rilegato di Dylan Thomas e tornò sul divano. Rennah per un attimo pensò che volesse leggerle qualcosa. Quando però lui aprì il libro, si accorse che era stato scavato all’interno, e che dentro conteneva varie bustine bianche, una cannuccia e uno specchietto. Ne preparò due larghe strisce. Ne sniffò una.

“Ne vuoi?”

“Ma sì, dai, che salto la colazione.”

Rennah gli prese la cannuccia dalla mano e sniffò la sua parte.

“E poi com’è andata?”

“Che cosa?”

“La storia di Rupert.”

“Che la sua carriera è decollata. E tutto è andato a gonfie vele finché non ha conosciuto Babsy. Lui è tornato sulla retta via e non ha più visto Faccia di Lepre. L’hai capito, no, com’è lei? Con tutti i suoi ideali, l’ha convinto che la carriera non era tutto. Continuavano a lavorare, certo, ma si prendevano spesso delle lunghe pause. Pensa che sono stati in India per tre mesi a fare i fricchettoni. Lui ha perso la testa, voleva sposarla.”

“E lei?”

“Anche lei. Il problema è stato che, quando stavano lontani dalla passerella per tanto tempo, lui poi aveva problemi a rientrare nel giro, lei invece era ancora più richiesta. Dopo due anni, lui non se lo filava più nessuno. E allora è ricaduto nel vizietto. Gli è toccato scoparsi un vecchio stilista amico di Babsy.”

“Chi?”

“Non te lo posso dire. Fatto sta che Babsy li ha beccati in una camera d’albergo mentre ci davano dentro. E sai, Babsy non perdona. L’ha mollato e non l’ha più voluto rivedere.”

“Ma lui ora è tornato in auge, no?”

“Sì, sta con una miliardaria americana rifatta e strafatta. Pensa che per lui ha aperto una casa di moda col suo nome. Così, di punto in bianco…”

“E Babsy?”

“E Babsy cosa?”

“Cos’ha fatto dopo averlo mollato?”

“Ha continuato la sua carriera. Anche bene, direi.”

“Non ha più avuto nessuno?”

“Non che io sappia. Sai, non è che racconti molto della sua vita privata.”

“Toglimi una curiosità. Com’è che non te la sei mai portata a letto?”

“Non c’è verso. Ho provato in tutti i modi, ma niente da fare.”

“Sei proprio un coglione.”

“Un coglione? Iiiiiio? Ma come ti permetti, troietta del cazzo?”

E così dicendo Stanley la afferrò per un braccio e la tirò con forza verso di sé, facendola cadere prona sul divano. Se la sistemò sulle ginocchia, le sollevò la gonna, le abbassò le mutandine e cominciò a sculacciarla. Alla vista di quella pelle candida che cominciava a striarsi di rosso, ebbe un’erezione immediata, lei la percepì sullo stomaco e decise di lasciarlo fare.

“Allora, piccola impertinente, servizio completo?”

“Che ore sono?”

“Quasi le undici.”

“Abbiamo mezz’ora, poi devo scappare.”

“Sai quante cose ti faccio in mezz’ora?”

“Ah sì? Ma non lo sai che Rennah non fa niente per niente?”

“Certo che lo so, è per questo che ti considero la mia puttanella personale.”

“Vuoi che mi rimetta la maschera?”

“Non importa, non mi serve guardarti in faccia.”

“Prima però ti devo dire una cosa. Avvicinati.”

Stanley si piegò su di lei, lei si sollevò un poco e gli sussurrò una lunga frase all’orecchio, lui la ascoltò con attenzione, poi lei concluse ficcandogli la lingua fino in fondo e mordendogli con forza il lobo.

“Avevo ragione. Sei proprio una troia.”

La buttò giù con violenza e, tenendole una mano salda sulla nuca, con l’altra ricominciò a sculacciarla.

(fine nona parte – continua…)

Dylan Thomas

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