Impara l’arte (quindicesima puntata)

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Impara l’arte (quindicesima puntata)

Quando Stanley tornò con l’acqua, Babsy e Rennah stavano già ballando in mezzo alla stanza. Lui si tolse la giacca, la cravatta, si slacciò i primi due bottoni della camicia e si unì a loro. Raramente Babsy lo aveva visto ballare, e rimase affascinata da come si muoveva, non se lo aspettava. Dopo dieci minuti Rennah si tolse la fascia in vita e si allentò il kimono. Cominciò a ballare sul serio, assecondando alla perfezione il pulsare della musica. Babsy invece si muoveva con piccoli passi aggraziati, al tempo stesso partecipe e testimone esterna dell’evento. Gli altri due tentavano di coinvolgerla, ma lei sentiva che stavano scivolando via, lontano da lì e da lei. Il kimono di Rennah calò improvvisamente da una parte, rivelando prima una spallina del reggiseno nero e poi una coppa di piccole dimensioni. La sua pelle luccicava e aveva minuscole sfere di sudore tra il labbro superiore e il naso. D’istinto Babsy allungò una mano per asciugarle, Rennah gliela afferrò e baciò la punta delle dita una a una, soffiando poi su di esse come per far seccare lo smalto fresco. Stanley, grondante di sudore, appoggiò una mano sulla spalla nuda di Rennah, ma lei si dimenò staccandosi da lui e, tenendo ancora Babsy per la mano, la portò al tavolino. Qui afferrò il cocktail rimasto e lo portò alle labbra dell’amica. Babsy fece cenno di no, accorgendosi che Stanley le osservava. Per un attimo pensò a un falco che sta per planare sulla preda. Rennah allora si portò il cocktail alle labbra e ne prese una bella sorsata. Invece di deglutire, avvicinò il volto a quello di Babsy e le diede un bacio. Quando Babsy aprì la bocca, Rennah vi depose il suo dono, come una rondine che nutre i suoi piccoli. Il cocktail era ancora fresco, e Babsy sentì un certo refrigerio nel buttarlo giù. Poi Rennah, col bicchiere ancora in mano, la guidò in mezzo alla stanza, e ricominciarono a ballare con Stanley. Ripeté la cerimonia del bacio altre volte, alternando la bocca timida di Babsy a quella ingorda di Stanley. Poi prese Babsy per la vita e la aiutò a togliersi la fascia. Libera da quell’oppressione, a Babsy parve di respirare per la prima volta. Percepiva con chiarezza assoluta il percorso dell’ossigeno che dalla bocca scendeva nella gola, nei polmoni, fino a riempire l’alveolo più piccolo e remoto. Ogni profonda boccata la riempiva di vita e di energia. Stanley si tolse la camicia bagnata rimanendo a petto nudo. Babsy constatò la perfezione della sua abbronzatura, la piccolezza dei suoi capezzoli scuri sui pettorali scolpiti, fu quasi tentata di toccarli. Rennah si slacciò il kimono e lo fece scivolare a terra, rimanendo in mutande e reggiseno. Il contrasto tra la sua pelle diafana e quella scura di Stanley dimostrava a Babsy la perfezione dell’essere umano, la bellezza della diversità. Inspirando più profondamente, poteva sentire l’odore distinto dei loro corpi, arancia dolce per Rennah e legna che brucia per Stanley. Ora anche lei era infastidita da quell’abito troppo stretto che minava la sua libertà. Rennah parve accorgersi di questo fastidio, andò dietro di lei e la aiutò a liberarsene, facendolo scivolare a terra. Babsy rimase al centro, come immersa in una splendente pozza di sangue. Poi si scostò, lo raccolse e lo mise sopra le spalle di Stanley, a mo’ di mantello. Lui se lo legò al collo e cominciò a correre per l’appartamento fingendo di essere Superman. Le due amiche cominciarono a ridere sguaiatamente, finché l’uomo tornò da loro, cambiò il kimono rosso con quello nero, prese in braccio Rennah, una piuma bionda, andò in cucina e si arrampicò con lei sul frigo. Dalla soglia Babsy li guardava mentre mimavano l’ultima scena di King Kong. Lo scimmione si tolse una scarpa e cominciò ad agitarla davanti a sé, per difendere la sua donna dagli attacchi degli invisibili aeroplani. Poi la lanciò verso il lampadario di vetro che crollò a terra in mille frantumi. Uno di essi schizzò lontano e si conficcò nell’interno coscia di Babsy. Lei sentì una puntura di ape, abbassò lo sguardo e vide un sottilissimo rivolo rosso scendere dalla ferita e andare verso il pavimento. Per un attimo pensò di poterlo raccogliere e usarlo per farne il suo autoritratto. Anche gli altri lo videro. Stanley cominciò a ridere chiedendo scusa, Rennah lo colpì alla testa, si liberò dal suo abbraccio, scese dal frigo e si diresse verso l’amica. Non fece caso agli altri vetri sparsi per terra, e anche lei si ferì sotto al piede, lasciando piccole macchioline rosse sul pavimento. Prese l’amica per la mano e la condusse in bagno. Aprì la cassetta del pronto soccorso, staccò una nuvola di cotone idrofilo e vi versò sopra del disinfettante. Fece sedere Babsy sul bordo della vasca, si inginocchiò davanti a lei e iniziò a strusciare delicatamente il cotone sul taglietto. Babsy si inarcò all’indietro e chiuse gli occhi. Sentiva il fiato caldo dell’amica che, dopo ogni passata, soffiava sulla ferita. Stanley le raggiunse, si sedette sul pavimento e cominciò a disinfettare il piede di Rennah. Quando per un attimo Babsy riaprì gli occhi, ebbe l’impressione di trovarsi in una catena di montaggio, mentre Stanley continuava a balbettare scuse. Quando le ferite smisero di sanguinare, Rennah fece un gesto con la testa a Stanley. Questi prese le amiche, una da un lato, una dall’altro, le sollevò con facilità, le portò in camera e le adagiò sul letto. Poi si allontanò.

“Perché mi guardi?”

“Perché sei bellissima.”

“Anche tu.”

“Ma tu di più, Babsy. Perché hai questo mistero che ti aleggia intorno, come la gelatina che circonda le meduse. Sei un cervello e mille tentacoli per proteggerlo.”

“Io non pungo.”

“Oh, sì che lo fai, solo che nessuno se ne accorge perché non si avvicina abbastanza. Non ne ha il coraggio.”

“E tu?”

“Io cosa?”

“Tu ce l’hai il coraggio?”

“Non lo so. Sono qui con te, è già molto.”

“Ma non abbastanza.”

Babsy le accarezzò un braccio. Rennah chiuse gli occhi e la sua bocca si aprì un po’ di più. Babsy la guardava in tutta la sua perfezione. La spallina del reggiseno era scesa all’altezza del gomito, rivelando parte del capezzolo. Era chiaro quasi quanto il resto della sua pelle, rosa pallido come un’albicocca acerba, sembrava disegnato con la cipria. Rennah prese la mano dell’amica e ve la guidò sopra. Il capezzolo si inturgidì all’istante, mentre Babsy lo sfiorava leggermente con le dita. Rennah si sollevò su un gomito, prese un lembo del lenzuolo, lo bagnò con un poco di acqua che era sul comodino e cominciò a togliere il rossetto in stile giapponese dalla bocca dell’altra. Fece lo stesso su di sé. Poi le diede un bacio lungo, facendosi strada con la lingua attraverso la barriera dei denti. La lingua di Babsy rispose a quel movimento, mentre sentiva la mano dell’amica accarezzarle la schiena e armeggiare abilmente col gancio del reggiseno. Portò le braccia verso il basso e si accorse che Rennah si era già tolte le mutandine, una peluria bionda e rada disegnava un piccolo triangolo perfetto al centro del suo corpo. Di nuovo l’amica le guidò la mano e lei assecondò i suoi movimenti. Poi Rennah la fece sdraiare di schiena, le sfilò gli slip e cominciò a baciarla sul ventre piatto, sugli inguini, e di lì verso il basso, sull’interno della coscia dove si era ferita. Sentì la lingua calda risalire e affondare decisa al centro, la stanza cominciò a muoversi, per paura di cadere allungò le mani e le unì dietro la nuca bionda dell’amica, spingendone la testa ancora di più verso di sé. Ebbra di libertà, godeva della perfezione di quel momento, mentre le mani di Rennah le accarezzavano i fianchi, le braccia, il collo, i seni. Sentì il suo corpo sul punto di liquefarsi, si voltò di lato, aprì gli occhi per un istante e vide gli occhi di Rennah fissarla dal lato del letto. Ebbe un attimo di smarrimento, le parve che il presente e il futuro si fossero mischiati assieme, Rennah era sul letto che la baciava, ma Rennah era anche di fianco al letto che la guardava, le accarezzava i capelli. Spostò lo sguardo verso il basso e vide la testa bruna di Stanley che si muoveva sul suo corpo, si voltò di nuovo e vide Rennah che le sorrideva, poi sentì l’erezione di Stanley che si faceva largo tra le sue cosce, mentre Rennah era salita di nuovo sul letto e li baciava entrambi. Nel momento in cui Stanley la penetrò sentì una strana gioia invaderle dentro, mentre con la sua bocca cercava disperatamente la bocca di Rennah da baciare.

(fine quindicesima parte – continua…)

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