Il nubifragio reale e quello emotivo

Come tutti ben sapete, e se non lo sapete basta dare un’occhiata alle paginate del Tirreno ad esso dedicato, ieri a Livorno c’è stato un nubifragio. In mattinata ho passato un’ora (disgustosamente scalzo e in mutande) a togliere l’acqua di casa perché, anche se le finestre erano chiuse, gli infissi hanno qualche difettuccio. Oltretutto non avevo stracci, per cui ho dovuto utilizzare quattro teli mare, collezionando due grossi secchi pieni d’acqua strizzata. Ma questo è niente. Alle cinque del pomeriggio, con la Lounge-mobile (ovvero la mia Micra rossa), ci siamo messi in viaggio alla volta di Castelnuovo d’Elsa, frazione di Castelfiorentino, per il concerto dei Loungerie. Siamo partiti da Piazza Mazzini con il sole ma, appena giunti sulla mitica FI-PI-LI, è scoppiato un nuovo nubifragio. Non si vedeva a più di due metri di distanza, e ci siamo dovuti fermare per due volte, nell’attesa vana che l’uragano tropicale diminuisse d’intensità. La situazione ci è parsa grave. Abbiamo telefonato all’organizzatrice del concerto in piazza, chiedendole se era il caso di andare. Lei, con voce molto serafica, ci fa: “Non vi preoccupate, se piove facciamo il concerto nel teatrino, anzi, stiamo già allestendo lì anche la cena, per cui vi aspettiamo. Mi raccomando, andate pianino.”

Siamo andati molto pianino-pianino, e siamo arrivati con un’ora di ritardo. Evidentemente la FI-PI-LI deve avere una strana maledizione, fatto sta che, appena arrivati al paesino, non v’era traccia di pioggia, anzi, il sole del tardo pomeriggio illuminava i nostri volti sollevati dallo scampato pericolo. Al teatrino del popolo la platea, sgombrata dai seggiolini, era già apparecchiata con tavoli da quattro e imbandita con cibi allettanti, tra i quali la nostra prima cantante, Missy Elenina Sao Curacao de Toledo from Salviano (che pur diabetica – anzi, proprio perché diabetica – ha come pallino fisso il cibo), aveva subito adocchiato il pecorino di campagna e uno spezzatino col sugo da far venire l’acquolina in bocca (l’eau à la bouche, come dice il nostro grande ispiratore Serge Gainsbourg).

Abbiamo fatto il soundcheck coi microfonini, poiché il teatrino aveva una cattiva acustica (essendo più uno stanzone adibito a teatro, che un teatro vero e proprio), e qui la nostra Missy Elenina ha avuto il primo disappunto: uno degli organizzatori chiedeva di abbassare il volume, lei chiedeva di alzarlo perché si sentiva poco. Noi, che conosciamo bene la nostra prima cantante, e conosciamo il modo giusto per contrapporvisi, sapevamo che quello era il preludio di un imminente nubifragio emotivo. Finito il soundcheck, con un’alzate di spallucce della nostra Missy, siamo andati nei camerini, e lì c’è stato il tracollo. Perché IL CIBO E’ UNA COSA SERIA. L’organizzatore ci ha portato due vassoi nel camerino, uno con la pasta fredda e uno con del farro, più un piattino di pancetta. La nostra Missy non ci ha più visto, vedendosi privata delle due cose del menù che più le stavano a cuore e che, erroneamente, già pregustava, il pecorino e lo spezzatino. Noi tutti sapevamo che quella sarebbe stata la goccia che fa traboccare il vaso, e così è stato. La nostra Missy, sostenendo a voce alta che “non si trattano gli artisti come bestie”, si è rifiutata categoricamente di mangiare, dicendo che non avrebbe fatto il bis (Sopravviverò) perché quelli non se lo meritavano. A poco sono valse le nostre frasi suadenti (“Anzi, tu devi fargli vedere come sei brava, non devi boicottare lo spettacolo perché qualcosa non ti sta bene”), ma la nostra era risoluta, ed ha persino rifiutato l’offerta di un panino al circolino accanto.

Il concerto è cominciato puntuale alle 21e30 e quando si è aperto il sipario, ci siamo trovati davanti a una platea di una cinquantina di persone ancora seduti ai tavoli, ma che per fortuna avevano già finito di consumare il gustosissimo spezzatino di cui i cattivoni avevano privato la nostra Missy. Di solito il pubblico ci mette un po’ a entrare nell’atmosfera dello spettacolo, ma stavolta, forse incoraggiato dal vinello bianco, già alla terza canzone, Tutankamon, abbiamo sentito le prime risate. Non c’era neanche una persona di nostra conoscenza, quindi gli applausi e le risate non erano incoraggiate da membri esterni. Bene, tutto liscio, anche se abbiamo cominciato a gocciolare sudore sin dall’inizio, sotto il fascio potente dei fari laterali.

Al primo tavolo sotto al palco erano sedute quattro persone che parevano scompisciarsi ad ogni canzone. Ho pensato: magari hanno sentito il CD e ci conoscono già, sono dei fans insospettabili. Erano due ragazze sui 25 anni, un uomo sui 45 e un signore sui 70. Durante il concerto io sto sempre attento a chi c’è in sala, perché poi, nel pubblico, devo scegliere un “volontario” per l’interrogazione di storia. Stavolta non ho avuto dubbi, sarei andato dritto da loro, che sembravano collaborativi. Ho scelto la ragazza bionda, le ho chiesto quante sono le mogli di Enrico VIII, lei ha detto 2, e le abbiamo fatto l’abbaione. Ma avevo visto bene, è stata al gioco in maniera perfetta. Più tardi, quando è stato il turno di scegliere il volontario da far salire sul palco per Shoop shoop song, Christina Daiquiri Q e Katia Cognac hanno scelto il signore sulla settantina seduto accanto alla ragazza bionda. Una volta sul palco ci siamo accorti che il signor Ottavo era molto popolare e conosciuto da tutti, cosa che ha favorito il successo della performance fino alla fine. La nostra Missy Elenina, che sul palco si trasfigura, pareva essersi scordata delle delusioni mangerecce, e ha dato il cento per cento per tutto lo spettacolo, concedendo addirittura il bis finale (senza però cambiarsi d’abito). La serata è stata un successone.

Finito il concerto, sono venuti nel camerino i 4 seduti al primo tavolo, due dei quali vittime del nostro coinvolgimento. Ci hanno fatto un mare di complimenti e si sono presentati: una delle due ragazze era la vice-sindaco, l’altra un assessore, l’uomo un altro assessore e Ottavo un consigliere comunale. La vice-sindaco ha persino comprato la maglietta dei Loungerie. Missy Elenina, tornata ai soliti splendori, ha fatto la piaciona e, dopo essersi cambiata d’abito, è scesa in platea e si è messa a mangiare al tavolino assieme al consiglio comunale e agli organizzatori, gustando quel buonissimo spezzatino di cui era stata privata prima dello show. Ah, si è pure mangiata qualche fetta di pane burro e acciughe, facendo la splendida con tutti. E, proprio come l’umore della nostra Missy Elenina Sao Curacao de Toledo from Salviano è mutato nel giro di un’ora, così il tempo ci ha graziato e siamo tornati a Livorno guidando sulla FI-PI-LI senza più pioggia, ma con dei ristagni d’acqua comunque notevoli.

E questo è quel che vi siete persi al concerto di ieri sera.

La vice-sindaco, Claudia, ha detto di aver apprezzato in particolare il riferimento all’omonimia della Signora del West (poiché, non so se avevate colto il nesso della canzone, la terza moglie di Enrico VIII si chiama Jane Seymour, proprio come l’attrice della Signora del West – omonimia omonimia, tutte le mogli porta via porta via) e la poeticità di Houdini (“mi sono commossa”, ha detto). Ora, poiché entrambe le canzoni le ho scritte io, la vice-sindaco si è anche guadagnata una copia autografata del mio libro La Fine Soltanto. Chissà che non porti dei frutti autunnali.

Annunci