Il viaggio e la prima notte a Berlino (fotoracconto)

Via, cominciamo piano piano a parlare di Berlino, un pezzetto alla volta, fin quando il mio cervello non prenderà altre direzioni. Direi di cominciare dall’inizio, ovvero dal viaggio e dall’arrivo a Berlino. Chi ha già letto i fotoracconti su Barcellona, sa che il viaggio è un momento topico delle mie vacanze all’estero, vista la ritrosia di Alessandra nel prendere l’aereo. partiamo mercoledì 11 agosto e purtroppo l’orario di partenza non è dei migliori, visto che il decollo è previsto per le 20e30. Ale è stata tutto il giorno a rimuginare sulla caducità del volo umano, vi potete immaginare l’umore. Arrivati all’aeroporto di Pisa, dopo il check-in, esco fuori a fumare una sigaretta prima di imbarcarci. Sono momenti di silenzio assoluto, perché Ale non parla, non mangia, non beve, non legge, insomma, non fa niente prima di essere arrivata a destinazione. Hai voglia di dirle: “ma scusa, perché non leggi un libro, così ti distrai un po’?”. Macché, vengo guardato come un povero idiota che non sa a cosa va incontro. Comunque, finita la sigaretta, propongo di imbarcarci, ma Alessandra – carica di tutta la tensione del giorno – mi dice di aspettare un attimo che deve andare in bagno. Strizza, eh? Io, misericordioso, le presto i miei kleenex.

Dopo 30 secondi di attesa (Ale è come le papere), giunge il momento di salire sull’aereo. E’ una bella giornata, non c’è vento, la EasyJet sembra molto più professionale della Ryan, il decollo avviene addirittura con qualche minuto d’anticipo, ma ciò non serve a tranquillizzare Ale, che per tutto il volo lancia le solite occhiate di odio al responsabile che ha osato farla volare nuovamente.

Il decollo fila liscio, il volo è stabile, e prima che venga buio mi ci incastra di scattare qualche foto al panorama esterno. Dall’alto la Terra sembra placida e tranquilla.

Incredibilmente arriviamo a Berlino Shonefeld con una mezz’ora di anticipo, e quindi una mezz’ora in meno di sofferenza. Alessandra è già risollevata, e ci avviamo senza indugi a prendere la valigia al nastro trasportatore. Aspettiamo, aspettiamo, aspettiamo… Rimaniamo tra gli ultimi. Finalmente vediamo il nostro trolley blu da lontano, con uno scatto felino lo afferro e mi accorgo subito che qualcosa non va: la maniglia che serve per trasportarlo è frantumata.

E’ una bella rottura, perché ci tocca trascinarlo per l’altra maniglia, che è molto più bassa e si fa molta più fatica, dato che deve essere trascinato di lato oppure bisogna stare gobbi. Di nuovo senza indugi, chiedo dove posso sporgere reclamo, e una poliziotta, con un inglese alquanto incerto, mi indica, in fondo in fondo, l’ufficio Lost and Found. Denunciamo l’accaduto a Silvia, compilo un modulo che mi servirà poi per contattare la EasyJet e chiedere un rimborso. Ciò non toglie il fatto che la valigia resta rotta e che dobbiamo trascinarla alla bell’e meglio lungo i lunghi corridoi dell’aeroporto, prima, e delle stazioni, poi.

Facciamo la 7 Tage Karte, zone ABC, che ci consente di viaggiare per tutta la settimana su metro, treni e bus, e stiamo tranquilli. Nonostante il contrattempo della valigia, e grazie all’arrivo anticipato dell’aereo, ce la facciamo a prendere il treno regionale previsto. Dopo di quello ci aspettano anche un paio di viaggi in metro, prima di giungere a destinazione. Alessio, il nostro amico che abita a Berlino, la sera del mercoledì lavora, quindi aveva chiesto a Thilo, che ci ospita a casa sua, di venirci a prendere alla stazione del treno. Lo chiamo per metterci d’accordo e mi dice di scendere NON dove ci aveva detto Alessio, ma alla stazione successiva, Alexander Platz, dove sarebbe stato più comodo prendere una coincidenza per arrivare a casa. Ad Alexander Platz troviamo Thilo che ci accoglie con un sorriso.

Non solo! Ci aiuta a trasportare i bagagli nel viaggio in metro, fino ad arrivare a destinazione, alla stazione di Frankfurter Tor, nella zona di Friedrichshain.

Siamo quasi arrivati. La casa di Thilo è a cinque minuti a piedi dalla stazione metro, continuiamo a trascinarci dietro il megatrolley rotto e, arrivati ai tre piani di scale che ci separano da questa bella casa vintage della vecchia Berlino Est, il trolley lo prende Thilo, risparmiandoci l’ultima faticaccia. Ci accomodiamo in casa, e notiamo subito la stufa gialla a carbone nel salotto, non proprio pratica ma bellissima. Per fortuna, ad agosto, Berlino non è così fredda (lo scorso dicembre ci sono stati meno 35 gradi!) e Alessandra è persuasa che può dormire senza riscaldamento.

E’ ormai mezzanotte, Alessandra è digiuna, io invece avevo mangiato una specie di disgustoso toast al prosciutto e formaggio fuso sull’aereo (a me non si chiude lo stomaco, in volo…). Thilo ci chiede se vogliamo uscire per cenare, lì vicino è pieno zeppo di locali aperti, ma Alessandra si accontenta di uno yogurt alle more che trova nel frigo e si avvia a rifare il letto nella suggestiva camera verde.

Thilo ci spiega un po’ di cose sull’appartamento, ci dà e chiavi e ci saluta. La casa è tutta nostra. Prima di metterci a dormire, per affrontare la lunghissima camminata dell’indomani (sulle tracce del vecchio muro), Alessandra afferra la telecamerina e fa un piccolo video per mostrare la casa che ci ospita. Molto est e molto pop. E con questo videino vi lascio, sapendo di far contenti i pochi lettori (ma molto curiosi) di questo blog.

Alla prossima!

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