Fotoracconto: Primo giorno a Berlino

Ed eccoci alla prima, sfiancante giornata della nostra settimana berlinese. Sveglia di buon’ora, colazione e via, il primo percorso che scegliamo di fare è “Lungo il muro che divideva la città – dalla Porta di Brandeburgo ad Axel-Springer Strasse”. Il sottotitolo è necessario, perché il percorso è in realtà troppo lungo da fare in una sola giornata ed è perciò spezzato in due. A vederlo sulla cartina non sembra infattibile, ma ci siamo dimenticati, dall’ultima volta che abbiamo usato una guida Chatwin (a Londra) che gli autori propongono delle deviazioni opzionali (ma noi le facciamo sempre tutte!) che, sommate al percorso principale, raddoppiano (o triplicano) il numero dei chilometri da percorrere.

La prima tappa è la Porta di Brandeburgo, e qui notiamo subito la prima inesattezza della guida, poiché la Stazione metro di Unter den Linden, a cui dobbiamo scendere per iniziare il nostro percorso, si chiama in realtà Brandeburger Tor. la guida è del 2009, e questo è solo un piccolo segnale di come le cose cambino in fretta a Berlino.

Turistica ma bella, la Porta di Brandeburgo, più che altro perché quando eravamo nel 2002 a Berlino era piena di impalcature. La guida ci fa passare sotto la porta e ci dice di andare a destra, sfiorando il Reichstag, guardando le croci bianche appese al recinto di un giardinetto che simboleggiano alcuni dei morti nel tentativo di oltrepassare il muro. Subito dopo ci fermiamo ad ammirare l’Holocaust-Mahnmal, il bellissimo memoriale per lo sterminio degli ebrei, anche questo assente nella nostra precedente visita (è solo del 2005).

Si tratta di 19.000 mq con 2711 blocchi di cemento di varie altezze, sistemati su un terreno ondulato, come si percepisce dalla foto qui sotto. E’ una specie di cimitero-labirinto, senza entrata né uscita, accessibile da qualsiasi parte. Bellissimo, toccante e molto fotogenico.

Continuando il percorso, la guida ci fa deviare verso l’ex centro di documentazione della Stasi (l’avete visto il film “Le vite degli altri”? Dovete!), che però non riusciamo a riconoscere anche se la guida (che non ha nemmeno una foto) dice testualmente: “Impossibile non notarlo, perché è segnalato da una bandiera rossa e nera…”. Mah, noi l’abbiamo perso. Proseguiamo verso Leipziger Strasse, dove si staglia un grosso palazzo grigio. Oggi è la sede del Ministerium der Finanzen, ma fu fatto costruire da Goring nel ’35 e nelle sue stanze si progettò lo sterminio.

Lungo la strada che ci porta da qui a Potsdamer Platz, notiamo per terra un duplice filar di sanpietrini, di cui avevamo sentito parlare, e che scopriamo essere il tracciato lungo il quale si ergeva il muro che separava l’est dall’ovest. Da qui in avanti sarà più facile capire la divisione in due della città, anche se ogni tanto i sanpietrini si interrompono e i luoghi del vecchio muro vengono indicati con dei piccoli cartelli grigi agli angoli delle strade.

Seguiamo i sanpietrini per un po’, alzo lo sguardo e vedo qualcosa di strano: notate niente di macabro nella foto qui sotto?

Il signore che manovrava quella specie di piccola gru, quando gli ho fatto cenno che avevo gradito lo scherzetto, mi ha sorriso molto soddisfatto… Da qui facciamo tappa a Potsdamer Platz, un tempo tagliata dal muro e poi ricostruita su prgetto di Renzo Piano (che è un po’ come il prezzemolo…)

Tappa  d’obbligo è il vicino Sony Center, enorme struttura in vetro e acciaio costruito alla fine degli anni ’90, e che quindi avevo visto nella mia visita precedente a Berlino e che ricordavo esattamente così. Alessandra vuole assolutamente le nuove rivoluzioni tecnologiche contenute nel palazzo della Sony, quindi passiamo un po’ di tempo a sbirciare i nuovi modelli di portatili, telecamere, fotocamere, televisori, e chi più ne ha più ne metta. Che volete farci, vive nel futuro, lei.

Usciti, per la prima volta durante la mattinata, vediamo una lunga fila di turisti. Ci sarà un museo? Una mostra particolare? No, si tratta di Legoland, a quanto pare ancora molto popolare, tanto che fuori si trova un’enorme giraffa tutta fatta di mattoncini Lego. Tutti i gusti…

Ma ecco che la nostra guida ci propone una “piccola deviazione” lungo Potsdamer Strasse fino al complesso del Kulturforum, pieno di gallerie e musei. Ora, la deviazione è piccola se uno li guarda dal di fuori, i musei. Ma se uno è invasato come noi, deve mettere in conto almeno mezza giornata di tempo e qualche chilometro a piedi, per percorrere tutti i corridoi interni.

Facciamo un biglietto cumulativo giornaliero per visitare tutto il visitabile. Partiamo dalla Gemaldegalerie (pinacoteca) un bellissimo edificio che contiene opere di Mantegna, Botticelli, Caravaggio, Tiziano e molti altri (Caravaggio è sempre il migliore).

Dopo questa enorme esibizione, facciamo anche un salto alla Kupferstichkabinett (mamma mia, questa lingua tedesca!), ovvero il gabinetto delle incisioni, dove Ale si fa immortalare in posa artistica tra due quadri da lei graditi (notare, tra le mani, la nostra preziosa guida).

Già che ci siamo facciamo un salto al museo del design, un po’ tristino, a dir la verità, ma il biglietto cumulativo ci convince.

Ed eccoci di nuovo in cammino verso la Neue Nationalgalerie (nuova galleria nazionale) che contiene opere del XX secolo contenute in un enorme edificio nero e cubico degli anni ’60. Ricordavo di averla già visitata, e spero che vi sia una bella mostra temporanea. La mostra temporanea si rivela in realtà essere un enorme tappeto steso su tutta la superficie del pianterreno, comodo, sì, ma anche poco interessante.

Scendiamo dabbasso e diamo un’occhiata alla collezione permanente. Io prendo l’audioguida, a Ale dà fastidio che io prenda l’audioguida (Lei: e io con chi parlo? E io: prendi l’audioguida anche te! E lei: ma a me mi annoia! E io: allora guarda i quadri e basta!) e abbiamo il nostro primo litigio in vacanza, addirittura al primo giorno.

Mmm… ormai irritato, decido di uscire dal museo per prendere un po’ d’aria e tranquillizzarmi un po’. Ci vorrebbe un bell’espressso… e voilà! davanti alla galleria troviamo questo bel furgoncino rosso, con dentro una ragazza (mica tanto gentile…) che ci prepara due caffè acquosi. L’umore non migliora…

Decidiamo di proseguire il nostro percorso e assecondiamo l’ennesima deviazione della guida, che ci consente però di vedere una delle ultime torrette di sorveglianza ancora rimaste in piedi dai tempi della Berlino Est. da qui sparavano a chi cercava di scappare…

Torniamo indietro e riprendiamo il percorso, passiamo davanti al Martin Gropius Bau, finché finiamo davanti ai resti del fatidico muro, dall’aspetto molto sinistro. Il bianco e nero della foto aiuta.

Proprio lì si trova una mostra permanente dal titolo Topografia del terrore, che ripercorre, con abbondanti documentazioni fotografiche, i crimini delle SS e della Gestapo. Alcune foto sono veramente crude. Ce n’è una serie che fa vedere un gruppo di condannati a morte che si avvia, scortato dalle guardie, verso le travi dell’impiccagione e sale su delle lunghe tavole sospese a circa un metro da terra. Qui gli vengono messi i cappi al collo e vengono fatte cadere le assi sotto ai loro piedi. Una delle corde però è troppo lunga e uno dei condannati tocca la punta dei piedi a terra. Allora una solerte guardia gli va dietro e gli solleva le gambe per finire di soffocarlo. A proposito di fotoracconti… Ho deciso però di mettervi una foto un po’ più tranquillizzante dell’interno dell’esposizione.

Usciti da lì, intravediamo accanto al vecchio muro la mongolfiera che viene utilizzata per vedere il panorama della città. Il vecchio e il nuovo.

Non ci saliamo ma proseguiamo il nostro cammino che ci porta diretti verso il punto in cui si trovava Checkpoint Charlie, ovvero uno dei vecchi punti di attraversamento tra le due Berlino. C’è un gabbiotto, copia dell’originale, e un cartello in quattro lingue, per ognuna delle quattro nazioni in cui era divisa Berlino. Ormai è solo una tappa turistica, dove ci sono attori che impersonano i militari e si vendono cappelli del vecchio esercito russo.

Rinunciamo a visitare il Museo del Muro (affollato di turisti) e proseguiamo verso la fine del nostro percorso, una grande statua dedicata a un giovane che morì crivellato dai colpi mentre cercava di attraversare il muro da est a ovest.

E qui finisce la prima parte del percorso alla scoperta del muro di Berlino. La seconda parte prevede circa il doppio dei chilometri (ma senza musei) e decidiamo di farla tra qualche giorno. Ci avviamo verso la metro di Spittelmarkt e, con un paio di cambi, scendiamo a Frankfurter Tor, la nostra stazione.

Prima di goderci il meritato riposo ante-cena (siamo invitati a casa di Alessio) decidiamo di fermarci al supermercato sotto casa, per fare un po’ di spesa per la settimana (il piano è questo: pranzo fuori e colazione e cena a casa) Al banco frigo, troviamo un prodotto esilarante, che non ho resistito a fotografare: la ditta alimentare Zott ha messo in commercio una mozzarella, e ha pensato bene di metterle il nome di…

Andando verso la cassa, poi, ci imbattiamo in una invenzione che ci colpisce molto: una macchina che ricicla plastica, lattine e vetro in modo più che pratico e intelligente: si inserisce la bottiglia/lattina ancora con l’etichetta in un unico foro, questa viene fatta girare per leggere il codice a barre e metterla insieme alle proprie consimili. Alcune bottiglie (vetro o cocacola) non vengono distrutte, ma disinfettate e riutilizzate in seguito; altre verranno invece reciclate in modo classico, riutilizzando non il contenitore ma il materiale. Ma la cosa più sensazionale è che, quando hai finito di inserire le bottiglie, la macchina ti rilascia una scontrino (tipo 20 centesimi a vuoto) che puoi cambiare in denaro alla cassa. I tedeschi sono il popolo del reciclaggio, e noi italiai siamo lontani anni luce. Il fatto poi che tu venga “ricompensato” per le bottiglie vuote (tantissimi negozi le ritirano e ti danno soldi in cambio), fa sì che la città sia pulitissima, infatti anche i barboni passano le ore a guardare per strada o a frugare tra i cestini dell’immondizia per vedere se c’è qualche vuoto utile. Con molto lavoro si possono fare anche 100 euro al giorno…

Torniamo quindi a casa nostra (cioè, volevo dire, di Thilo…), ci riposiamo e rinfreschiamo un po’, e verso le otto andiamo a piedi a casa di Alessio, che ci ha invitato a cena. Qui rivediamo Thilo e conosciamo Teodora, e la serata scorre liscia come l’olio.

Alessio l’indomani dovrà andare in clinica per un piccolo intervento (una tappa a sopresa del nostro percorso giornaliero), ma questo non lo scoraggia a fumare 60 Gitanes e a bere Cocacola.

E qui finisce la nostra prima, lunghissima e sfiancante giornata a Berlino. Vi lascio con un simpatico videino girato da Alessandra all’interno del supermercato.

Geniali, questi tedeschi…

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