40 soldati, 40 sorelle: un’interpretazione personale

Durante il recente omaggio dei Loungerie a Piero Ciampi, abbiamo montato una cover di 40 soldati, 40 sorelle. E’ una delle mie canzoni preferite del poeta livornese, tanto che, quando l’abbiamo fatta in prova, mi sono commosso sull’ultima strofa e quindi sono stato ritenuto il più adatto a farla in pubblico, visto che mi toccava così tanto. Questo mi ha dato modo di pensare all’interpretazione del testo. Ora, sarà che per formazione culturale sono abituato a fare l’analisi dei testi (letterari o cinematografici), sarà che sono particolarmente sensibile al mondo ciampiano, fatto sta che secondo me la canzone comprende delle allusioni che a me paiono chiarissime, ma che qualcun altro può ritenere forzate. Prima però eccovi il brano, seguito dal testo. Ascoltatelo, leggetelo e poi ne riparliamo più sotto.

Sulla radura quaranta sorelle
facevano quiete la loro merenda,
i candidi veli si alzavano al vento
scherzando con l’erba felice del gioco.

Poco distanti quaranta soldati
pulivano assorti i loro fucili,
con gesto preciso tendevano il braccio
stringendo le dita sul collo dell’arma.

Un cacciatore ansioso di preda
esplose uno sparo mettendoli in fuga,
cambiando il destino a ottanta infelici,
quaranta soldati, quaranta sorelle.

Sulla radura giacciono infatti
quaranta fucili e poche ciliegie:
quaranta soldati, quaranta sorelle
fuggirono insieme cercando fortuna.

…………………………………………………

Cosa mi piace così tanto di questa canzone, e perché mi emoziono ogni volta che la ascolto? Mi capita con altre canzoni di Ciampi, ma questa ha qualcosa in più, una poesia fuori dal tempo, la speranza che le cose possano cambiare (di solito Ciampi è più spietato di così…). Certo, la musica prende subito, incanta, la linea melodica è come una ninna nanna, che si ripete da una riga all’altra e da una strofa all’altra. Non ci sono ritornelli, solo quattro strofe di quattro versi che in così poco spazio raccontano una storia completa, con un inizio, uno svolgimento e un (lieto) finale. La voce di Ciampi, poi, è perfetta, malinconica ma non stucchevole, sempre leggermente in ritardo rispetto alla melodia. Ma devo dire che è la perfezione del testo che mi affascina più di tutto.

Nella prima strofa si descrive un tableau vivant, 40 suore che fanno merenda su un prato. Riusciamo a vedere tutto: il verde dell’erba, il bianco dei veli, il vento che li solleva. E’ un’apertura dolce, leggera, scherzosa.

La seconda strofa fa eco alla prima, innanzitutto nella struttura. Confrontiamole:

Sulla radura 40 sorelle ……………………………..Poco distanti 40 soldati

facevano quiete la loro merenda ………………..pulivano assorti i loro fucili

i candidi veli si alzavano al vento ………………con gesto preciso tendevano il braccio

scherzando con l’erba felice del gioco. …….stringendo le dita sul collo dell’arma.

La struttura è pressoché la stessa, il primo verso definisce l’ambientazione (radura / poco distanti) e introduce i personaggi (40 sorelle / 40 soldati), il secondo l’azione principale con un verbo all’imperfetto (facevano merenda / pulivano i fucili), che è il tempo verbale dell’inizio delle fiabe – c’era una volta…- con l’aggiunta ciascuno di un aggettivo (quiete / assorti), nel terzo c’è la descrizione di un’altra azione, sempre con un verbo all’imperfetto (i veli che si alzavano al vento / le braccia che si tendevano) e nell’ultimo verso  c’è una precisazione con un verbo al gerundio (scherzando con l’erba / stringendo le dita…).

La terza strofa introduce un nuovo personaggio, l’unico singolo, ovvero il cacciatore che funziona da deus ex machina e, sparando un colpo, spaventa le suore. Improvvisamente il tempo verbale diventa il passato remoto (esplose uno sparo), seguito da due gerundi che specificano il cambiamento che accade (mettendole in fuga, cambiando il destino). Vorrei aggiungere che, nel cantato, Ciampi dice “un cacciatore è ansioso di preda”, cioè mette il verbo essere al presente. Non si specifica esattamente quello che succede, vi si accenna solo: le suore fuggono e questo cambia il destino di 80 infelici.

Solo nell’ultima strofa si intuisce quel che è successo: nella fuga le suore hanno incontrato i soldati, hanno fatto l’amore con loro, hanno unito le loro solitudini e sono fuggiti insieme a cercar fortuna, lasciando sul prato 40 fucili e poche ciliegie.

Ora, Ciampi non ci dice che i 40 soldati fanno l’amore con le 40 suore, eppure pare di intuire proprio così. Sarà l’immagine dei fucili e delle ciliegie abbandonati sul prato? Non solo. Io credo che la canzone sia percorsa da allusioni sessuali, in particolare in due punti: il primo riguarda tutta la seconda strofa: i soldati “pulivano assorti i loro fucili, con gesto preciso tendevano il braccio stringendo le dita sul collo dell’arma“. Di quali fucili stiamo parlando? Il secondo è un po’ più sottile e lascia il campo a un’interpretazione più personale. Mentre i fucili abbandonati sul prato, stavolta, sono i fucili reali (la rinuncia alla guerra per l’amore), che cosa sono le poche ciliegie? A parte il bel tocco di colore rosso (dopo il verde del prato e il bianco dei veli), io penso questo: che siano il sangue del primo rapporto sessuale delle suore. Ma attenzione: Ciampi è birichino, e ci dice che le ciliegie sono solo poche. Vorrà mica dire che la maggior parte delle suore non era già più vergine? Io la interpreto così.

Il giorno dopo il concerto, un amico mi ha scritto facendomi i complimenti per il concerto e specificando: Mi è piaciuta molto la cover di “40 soldati 40 sorelle”. Grande Piero Ciampi! E’ stato bello vedere che la suonavi proprio te. Non pensavo ti piacesse. Non so perché lo avesse pensato. Io gli ho risposto dicendogli che invece era una delle mie preferite in assoluto e gli ho spiegato anche questa interpretazione “sessuale” esposta poco sopra. Lui mi ha risposto: Anche a me colpì subito questa illusione di speranza dei protagonisti. E’ il lato della canzone più comunicativo. Mi ha dato anche un senso di pacifismo e di amore tra gli orrori di una guerra in corso: le suore che scappano con i soldati…Non avevo fatto molto caso alle possibili allusioni sessuali; l’immagine dei fucili e delle ciliegie colpisce di più se letta con la tua interpretazione. Molto interessante. Ora, qualcuno che conosceva già la canzone, può dirmi se condivideva con me questa interpretazione o se sono io una specie di maniaco sessuale che vede allusioni dappertutto? A me pareva chiarissimo.

Vi lascio con questo dilemma e con una cover fatta da Toquino e Paola Turci della stessa canzone. Di molto inferiore all’originale:

Per non parlare – a proposito di inferiorità – della mia versione, con tanto di innesto postmoderno di I will survive (Nicola, il chitarrista del mio nuovo gruppo, ha detto che avrebbe voluto ucciderci, quando ha sentito l’innesto gloriagaynoriano), con la splendida pronuncia anglosassone di Elenina. Per chi se la fosse persa, può trovarla su questo blog, two posts ago.

Ciampi è inarrivabile.

 

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