La nuova avventura: MILIONI!

Già, domenica 28 novembre debutterò col mio nuovo gruppo, MILIONI. E a dirvi la verità, un po’ me la faccio sotto. Sono abituato a stare sui palchi, a cantare o recitare in pubblico: coi Loungerie, in otto anni, ho girato mezza Italia coi nostri spettacoli. Eppure stavolta è differente. Perché le canzoni sono tutte mie e hanno uno stile completamente diverso. Sono più intime, più personali, sono io in parole e musica. Da una parte sono elettrizzato di farle ascoltare, dall’altra un po’ preoccupato. Ho paura di sbagliare qualche accordo, di fare una stonatura, di iniziare una canzone in modo più lento o più veloce del previsto. O più semplicemente di non essere incisivo nell’interpretazione. O che il pubblico si annoi. Ma ormai siamo in ballo e dobbiamo ballare, e cercherò di farlo al mio meglio. E con me i musicisti che mi stanno accompagnando in questa avventura, che insieme a me hanno montato i pezzi, e che insieme a me prendono il nome di MILIONI.

Il progetto ha preso forma a poco a poco o, come dicono gli inglesi, slowly but surely. Era da qualche anno che scrivevo canzoni per conto mio, e le accumulavo in un quadernone in attesa di uno sviluppo. Ho cominciato a scrivere in inglese, perché lo conosco, perché è più facile, perché è una lingua più musicale e che si presta meglio a essere inserita in una melodia. Poi però c’è stato un cambiamento. Ho scritto la mia prima canzone in italiano, dal sapore un po’ ciampiano, che si intitola Potrebbe darsi, e che sarà eseguita live durante il concerto di domenica, ed è l’unica, per ora, che trovate sul mio myspace. Da lì ho preso sicurezza e ho cominciato a scriverne molte altre in italiano, e adesso sono circa una trentina. Non preoccupatevi, al concerto ne faremo solo la metà.

(Apro però una parentesi: non è vero che Potrebbe darsi è stata la mia prima canzone scritta in italiano. Mi viene ora in mente che molti anni fa ho scritto un pezzo che si intitolava Giovanna si è ammazzata, e parlava di una cantante lirica che si suicidava e che lasciava un biglietto d’addio in cui accusava tutti quelli che conosceva di averla spinta al suicidio. Iniziava raccontando quel che era successo e le prime frasi erano queste: “Giovanna si è ammazzata, è tutta insanguinata, ha in mano una pistola, era rimasta sola…”. Poi, nell’idea, subentrava una voce lirica – quella di Giovanna – che dava voce al bigliettino e che alla fine diceva “Sono morta, l’ho fatto apposta e la colpa è solo vostraaaaaaaaa”. Imbarazzante, direi. E chiudo parentesi)

Con una trentina di canzoni in italiano e una ventina in inglese, a un certo punto, dopo la pausa che ho dedicato al libro La fine soltanto, mi sono detto che forse era l’ora di farle sentire. A Livorno conosco un po’ di musicisti e ho cominiciato a sondare il terreno. Come prima cosa mi serviva un chitarrista, perché io non mi sentivo in grado di suonarle da solo. Lo scorso dicembre avevo collaborato con Antonio Ghezzani per il Presentacolo, dove avevamo montato tre delle mie canzoni. Quando, dopo lo spettacolo, gli ho proposto di montare un concerto intero, lui inizialmente si è detto interessato, poi però, pieno di impegni com’è, mi ha detto che non sarebbe stato possibile cominciare a provare prima di settembre. A quel punto, però, non me la sentivo di aspettare nove mesi, avevo l’impressione che avrei abbandonato il progetto. Allora ho cercato delle alternative. Una sera, durante un aperitivo, sono andato dal mio amico e chitarrista Marco Capozzi e gli ho chiesto: “Senti, sto cercando un chitarrista per montare le mie canzoni. Visto che mi conosci, sai che stile ho, mi puoi consigliare qualcuno?” Lui non si auto-propone ma mi fa subito un altro nome: “Secondo me dovresti sentire il Sambo, secondo me è adatto.” E io: “Ma chi è?”. E lui: “Nico, non lo conosci?”. E io: “No.” E lui: “Secondo me lui è adatto”. Ci penso un po’ su, rifletto sulla capacità di giudizio del Capozzi e decido di chiedere a qualcun altro. Poco dopo, allo stesso aperitivo, vedo Claudio Laucci, pianista col quale avevo collaborato per un concerto dei Loungerie. Stessa solfa: “Senti, Claudio, sto cercando un chitarrista per montare le mie canzoni. Secondo te c’è qualcuno che potrebbe essere adatto?” Lui, senza esitazioni, mi fa:” Secondo me dovresti sentire Nicola Sambo”. Adesso sono incuriosito. Ce ne saranno chitarristi a Livorno? Le prime due persone a cui l’ho chiesto, mi hanno fatto lo stesso nome. Immagazzino l’informazione e lascio passare del tempo.

Qualche settimana dopo sono al Refugio. Sulla porta c’è questo ragazzo sorridente (il che è rarissimo, al Refugio), mi saluta, io lo risaluto, ma sinceramente non lo conosco. Mi fa: “Io ti conosco. Sei Emiliano, vero?” “E io: “Sì.” “La mi’ mamma insegna a scuola con te. Ha letto il tuo libro.” E io (curiosissimo): “E chi è la tu’ mamma?”. E lui: “E’ la Ceccarini”. E io: “No, via, sei il figliolo della Ceccarini? E’ la mia collega di lettere, insegnamo nella stessa terza.” E lui: “Lo so, me l’ha detto. Io sono Nicola.” Lampadina. Nicola? Mmmm… ho come un presentimento. Gli dico: “Ma tu non fai Ceccarini, di cognome?” E lui: “No, mi chiamo Sambo.” A quel punto l’ho visto come un segno del destino. Al che gli racconto del mio progetto musicale, gli dico che il Capozzi e il Laucci mi hanno fatto il suo nome e gli chiedo se è interessato. Gli faccio questa proposta: “Ti faccio sentire un po’ di canzoni, in italiano e in inglese, tu mi dici cosa ne pensi e poi decidi se vuoi collaborare.”

E da lì è cominciato tutto. A Nicola Sambo sono piaciute le canzoni in italiano, e mi ha detto che, bando all’indecisione, le avrei dovute suonare io, con la mia chitarra, e che lui avrebbe suonato la chitarra elettrica. Abbiamo fatto quattro o cinque prove, poi Nico ha proposto di chiamare un suo amico alle percussioni, Valerio Ianitto, che anch’io conoscevo già da un po’. Abbiamo provato in tre per varie settimane. Poi abbiamo cercato un quarto componente. Io avrei voluto un tromba, ma i trombettisti sono più rari dei politici onesti. Abbiamo pensato a un violino, ma forse, per tutto il concerto, sarebbe stato un po’ troppo. Alla fine abbiamo convenuto che forse ci voleva un bassista per amalgamare gli altri strumenti. E l’occasione si è presentata questa estate, quando al Refugio abbiamo montato lo spettacolo Formikaos, per il quale abbiamo chiamato a collaborare il Capozzi in qualità di chitarrista e un altro giovane musicista che suonava l’ukulele ma che in realtà è un bassista. Oltre che bravo, mi è sembrato sveglio e curioso, ed è così che Emanuele Voliani, già nei Bad Love Experience, ad agosto si è unito a MILIONI.

Abbiamo provato per tutto l’autunno a dei ritmi non tropo intensi (io vengo dal teatro, sono uno stakanovista delle prove, i musicisti lo sono un po’ meno) e finalmente è giunta l’ora di presentarci pubblicamente. La macchina pubblicitaria è già in moto. Alessandra, grande P.R., mi ha fatto la pagina su Facebook, su Myspace, su Reverbnation, dove per ora trovate soltanto Potrebbe darsi, la prima canzone che ho scritto (a parte Giovanna si è ammazzata…), ma a cui presto se ne aggiungeranno un altro paio, Hemingway e Emily Dickinson (Alessandra vuole promuovermi con l’etichetta di “cantautore letterario”). Sempre Alessandra ha realizzato il volantino e i fliers, prendendo spunto dal poster di Marianne Breslauer che avevamo visto a Berlino. Per realizzare il poster, Paolo Signorini mi ha fatto un po’ di foto, che trovate sulla pagina Milioni di Facebook.

Insomma, ci siamo. Spero di avervi incuriosito. MILIONI vi aspetta domenica 28 novembre alle 22 al Teatrofficina Refugio.

E nell’attesa se la fa un po’ addosso…

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