Il mitico pranzo di natale da Emilia

Nel post precedente ho accennato alla leggera depressione che mi attanaglia durante le feste di Natale. Ognuno ha le sue ragioni per essere triste o felice. Finché era viva mia madre, a quanto mi ricordi, io e Alessandra passavamo il pranzo di Natale separati, io dai miei, lei dai suoi, tranne poi ricongiungerci il 26 e il 27 alternativamente a casa dei miei e dei suoi. Poi le cose sono cambiate, e da 5 anni passo il pranzo di Natale dalla mitica Emilia (mia suocera, di cui ho già narrato qualche prodezza su questo blog: vi prego di leggere questo post se ancora non l’avete fatto; vi darà un’idea precisa della sua personalità) e il secondo giorno, con Ale a casa di mia sorella alla Leccia. le cene, invece, ce le teniamo per conto nostro, niente parenti di mezzo.

Qualunque pranzo a casa Falca è un’istituzione, io e Ale mangiamo con lei e Mario quasi tutti i giorni: in pratica, da quando sono orfano, sono stato adottato. Normalmente Ale e Mario escono dal lavoro a mezzogiorno e vanno a mangiare da Emilia. Io, che spesso esco all’una, li raggiungo lì. E, se non c’è la minetsra, state pure certi che Emilia mi fa trovare la pastasciutta espressa, appena fatta. Io le dico: non importa, mi va bene anche riscaldata, ma lei me ne fa un piatto apposta per me. Non si può insistere, con Emilia. Nei giorni normali prepara, oltre al primo, due o tre secondi e altrettanti contorni. A casa sua il cibo è una cosa seria. Alessandra e Mario non le danno tanta soddisfazione, quindi tocca a me – che pure non sono certo un mangione – dargliela, e spesso mi sento in obbligo di finire la pasta anche se supera la dose (almeno per me) umanamente abbordabile.

Ora, se nei giorni normali prepara quattro o cinque portate, potete immaginarvi cosa fa il giorno di Natale. Ecco, questo è un post che omaggia la cucina di Emilia che col cibo cerca di far passare il malumore alle persone (ma lei è sempre allegra anche se è perennemente a dieta).

Il giorno di Natale si mangia un po’ più tardi rispetto al solito. La formazione base di questi pranzi natalizi è la seguente: io, Alessandra, Emilia, Mario, Sandro (fratello ottantasettenne di Mario) e Corinna (cognata novantenne di Mario).

Ah, quasi dimenticavo: se guardate bene la foto noterete il settimo invitato, il gatto alieno Raula, che, anche se bruttino e non propriamente simpatico,  è sempre primo nel cuore di Emilia.

Il pranzo comincia in modo disimpegnativo, con le classiche tartine preparate da Mario:

A seguire, i classici crostini di fegatini alla Toscana. Ormai so come funziona, e so che gli antipasti vanno solo assaggiati, per quanto buoni siano. A casa di Emilia bisogna da subito imparare a contenersi se non si vuole scoppiare. Quindi io mi mantengo sul parco.

Ma ecco che in un trionfo di vapore vengono portati in tavola i tortellini in brodo. Così, per aprire lo stomaco. Buonissimi. Come si dice a Livorno, io il brodo lo mangerei in capo a un tignoso.

Ecco, ora arriva il primo piatto forte, una nuova ricetta di Emilia: lasagne in bianco con sugo di cinghiale.

Emilia sporziona, da buona padrona di casa e, finché tutti non sono contenti, non si siede a mangiare. E poi, è sempre a dieta (ma secondo me qualcosina di nascosto la mangia…)

Oltre al cibo, l’altro spettacolo dei pranzi natalizi emiliani sono Sandro e Corinna. Lui le riempie continuamente il piatto e il bicchiere (di vino), lei si lamenta che “oggi non ha fame”, ma prende sempre tutto e vi giuro che mangia quanto me e Alessandra messi insieme. E poi, siccome ha 90 anni e si scorda un po’ di cose, alla fine del pranzo dice sempre: “oggi non ho mangiato niente, non avevo appetito.”

Ci metterei la firma ad arrivare a 90 anni così…

Ma c’è qualcun altro che invece non è di bocca buona, ovvero il simpaticissimo gatto Raula, che è stucco e non gli piace niente, ma sta continuamente intorno al tavolo nella speranza che qualcuno lo imbocchi a piccolissimi bocconi con “il ciccio” (come lo chiama Emilia), ovvero o pollo o bistecca. Non mangia altro. Quando in tavola c’è il pesce (tipo le orate fresche), fa la faccia disgustata e va via.

Anzi, no, da poco abbiamo scoperto che è ghiotto di un’altra prelibatezza: il terriccio delle stelle di Natale, per il quale fa pazzie. L’altro giorno, per raggiungere il vaso che stava in alto, ha rotto la fruttiera e le tazzine del servizio di Emilia. Che è sconcertata da questi suoi gusti tanto strani.

Il pranzo continua con i secondi e i contorni. Si parte dall’immancabile pollo lesso, o meglio, quello che ne rimane dopo averlo fatto bollire per ore e ore nel brodo dei tortellini.

Di contorno ci stanno bene le rape lesse. Semplici, natalizie, amarognole e buone.

Io ovviamente prendo un poco di tutto, perché so che siamo ancora lontani dalla fine. Infatti tocca ora agli arrosti.

Di contorno le classiche patate arrosto.

Ed ecco infine il piatto leggerino che ci si aspetterebbe verso la fine del pranzo: cinghiale in umido con le olive.

Non so se in foto rende, ma era squisito. Morbido e squisito. Per sciacquarsi la bocca, un po’ di insalata.

E quindi si passa alla frutta e ai dolci. Finora sono stato bravissimo e ho assaggiato tutto. Ma il pandoro e il panettone me li evito. Ma niente paura: a casa di Emilia c’è sempre qualcosa di dietetico e sfizioso. Come ad esempio i datteri ripieni di mascarpone:

A seguire, la classica frutta secca che io ci vado matto, a dispetto dei miei bruciori. E quindi via, noci, nocciole, e mandorle in quantità.

Infine, un po’ d’uva per tradizione, che porta bene.

Ah, ci eravamo scordati dei pasticcini portati in dono da Sandro e Corinna. Io ne farei anche a meno, ma mi sembra di offendere qualcuno. Allora mi sacrifico con un bigné alla nocciola.

Siamo alla fine. Con i pasticcini arriva, oltre allo spumante, ovviamente, il tanto atteso caffè che incorona il pranzo di Emilia.

Raula il gatto non ce l’ha fatta ad arrivare alla fine, ha rinunciato da tempo e si è accasciato sul divano. Questi pranzi lunghi lo estenuano. E pensare che lui non ha assaggiato quasi niente, solo un po’ di pollo lesso amorevolmente sminuzzato da Emilia.

E allora cosa dovremmo fare noi, che abbiamo mangiato di tutto, di più? Cosa dovrebbe fare la povera Corinna, che a 90 anni mangia e beve come una ventenne? Beh, anche a lei non resta molto altro da fare…

Quando si è svegliata ha avuto un attimo di smarrimento. Ha ribadito che “peccato, non avevo tanta fame, c’era tanta roba e non ho mangiato quasi niente”. Non le credete. Non le credete.

Un ringraziamento speciale a Emilia che anche in questo Natale mi ha fatto sentire un po’ meno orfano.

Emilia, il mio mito personale.

 

 

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