Lettera a un’amica

Ciao marina,

qui fa un freddo cane e a stare di qua nella stanza del computer ci si ghiaccia (Ale è in cucina, sul divano, al calduccio, col suo computerino a postare link su facebook; è lei la privilegiata, perché ha il computer nella stanza con la stufa – e con la tele, e lo stereo, e le cibarie).

Cosa faccio? Mi sembra di fare ben poco, anche se in realtà non è vero. La scuola e le alzate presto la mattina mi stancano molto e arrivato al fine settimana sono un po’ da buttare via.
Stamani sono andato all’assemblea sindacale dell’Unicobas, in vista dello sciopero di venerdì prossimo in solidarietà coi lavoratori Mirafiori. L’accordo scandaloso per il quale è anche stato fatto il referendum è un ennesimo attacco ai diritti di noi tutti, è un precedente pericoloso ed è ben chiaro che il destino di quegli operai è un destino che sarà condiviso da tutti i lavoratori, anche del pubblico impiego (straordinari obbligatori, sottomissione al datore di lavoro, impossibilità di avere rappresentanti sindacali a meno che questi non abbiano siglato l’accordo coi padroni, ecc.). E questo ovviamente nel contesto di un’italietta in mano a magnaccia e puttanelle varie, a censori dell’ultima ora (non so se hai seguito la polemica sulla minaccia di ritirare dalle biblioteche i libri di alcuni autori – carlotto, pennac, ecc. – rei di aver firmato anni fa un appello in favore di battisti – l’ex terrorista, non quello della canzone del sole), giornalisti corrotti, politici venduti e aggiungi pure tu a tuo piacimento.
Scusa, sono un po’ amareggiato.
Riguardo alla mia vena artistica, ancora non si è esaurita. Ieri ho fatto delle buone prove col gruppo, stiamo cercando di migliorare l’arrangiamento di alcune canzoni, io vorrei fare concerti dal vivo (il prossimo sarà il 23 febbraio al Leningrad di Pisa) perché è solo così (e non tanto con le prove) che riuscirò a capire come stare sul palco, a sciogliermi, a essere più sicuro di quello che voglio dire. Una volta, molti anni fa, lessi una maglietta di un tipo su cui c’era scritto: never start a band!
Dopo un bel pò di mesi, sto scrivendo dei pezzi nuovi: ho trovato tre “melodie” con relativi accordi, incredibilmente ho più problemi, stavolta, a trovare le parole. Comunque una è a buon punto, anche se non mi convince fino in fondo. Il titolo provvisorio è, tanto per rimanere in allegria, “Toccare il fondo”.
Nel frattempo mi hanno scritto da New York dove è stato confermato che una mia foto sarà esposta dal 12 febbraio alla mostra dedicata alle opere di Edward Hopper nella sua casa-museo. Mi hanno invitato ma io non potrò andare, quindi ho già contattato la newyorkese d’adozione Elena kappanera che farà le mie veci e presenzierà all’evento (e andrà anche a casa dell’organizzatore per un party after-vernissage, mooooolto Loungerie!).
Un’altra cosa che mi è successa è che l’Associazione take it easy mi ha contattato per tenere tra gennaio e febbraio tre lezioni sulla scrittura per la realizzazione di un blog delle scuole superiori di Livorno. Ho accettato, perché ho voglia di confrontarmi con studenti più grandi di quelli delle medie, e perché a volte mi stanco un po’ a insegnare la differenza tra present simple e present continuous. Sono un po’ preoccupato, perché sono pignolo e voglio prepararmi bene, ma mi fa un po’ fatica. Ti farò sapere come va.
Infine, c’è sempre in sospeso il discorso su “Impara l’arte”. Da una settimana ho fatto le fotocopie del manoscritto, ho comprato le buste, ci ho scritto sopra gli indirizzi delle case editrici, ma ancora non mi decido a spedirle. Ma so che finché non lo farò, non scriverò niente di nuovo, quindi è bene che lo faccia. Ho qualche problema sulla lettera di presentazione (ogni cosa che scrivo sembra banale) e sono scoraggiato dal mondo editoriale: ho come l’impressione che sarà tempo perso, che nessuno lo leggerà (ho scritto a quelle case editrici che non avevano istruzioni nel sito su come spedire i manoscritti, e nessuno mi ha risposto). Ma ho deciso di dar retta alla mia amica valentina che dice: “Spedisci e dimentica”.
Sempre a proposito di scrittura, sto trascurando il blog, ma solo perché mi sembra che tutte le idee che mi vengono non valga la pena di scriverle. Quasi quasi pubblico questa mia lettera a te, così faccio contenti i più ciaccioni.
Ecco, questo è più o meno tutto. Ah, dimenticavo: L’humanité me degoute, si dice così? O Je suis degouté par l’humanité? Ma forse è colpa mia.
Ti mando un abbraccio forte, un saluto a Jules, e un bacio a Leo che ha un faccino bello e buffo (Ale dice che è uguale a te).
Ieri è già oggi, oggi è bloody ieri.
Emiliano
Annunci