La mia foto in mostra al museo Hopper di New York!

Lo so, ho toccato il record negativo per il numero di giorni di silenzio su questo blog. L’ultimo post risale a più di dieci giorni fa. E pensare che una delle prime qualità di un blogger deve essere la costanza… Predico bene ma razzolo male, a quanto pare. Non è che mi siano successe molte cose, diciamo che sono in stand-by, per il momento. Da lunedì scorso Alessandra ha l’influenza, quindi ho passato le mattine a scuola, i pomeriggi e quasi tutte le sere a casa a farmi scorpacciate di film e serie tv, di cui magari vi parlerò.

Quello di cui invece voglio parlarvi oggi è un evento che si terrà domani nella Grande Mela e che mi riguarda in prima persona. Lo scorso agosto avevo scritto un post, dal titolo Strane Coincidenze, in cui spiegavo che, mentre stavo scrivendo il capitolo del mio romanzo a puntate, Impara l’arte, dedicato al pittore Edward Hopper, mi aveva scritto un tale da New York per chiedermi se volevo partecipare a una mostra collettiva fotografica ispirata all’opera di Hopper. Ebbene, in questi mesi le cose sono andate avanti e domani finalmente c’è l’inaugurazione della mostra dal titolo Hopperesque: Realism and Light, dove una trentina di fotografi si confrontano con l’opera del pittore americano. Ecco l’invito, dove potete leggere anche il mio nome tra quello dei partecipanti:

La mostra si terrà nella casa natale di Hopper, a New York, che ora è diventata un museo. Ovviamente ero stato invitato a partecipare all’inaugurazione, ma noi insegnanti, che abbiamo la fortuna sfacciata di avere due mesi di ferie estive e due settimane a Natale, per il resto dell’anno non ci possiamo muovere, quindi ho dovuto dire di no. Ma non preoccupatevi, ho mandato in avanscoperta una mia fidata agente all’estero, la mitica Elena Cappanera (qui in una versione rossa e senza ricciolini), che abita a New York da più di  un anno e che, manco a farlo apposta, fa la fotografa. Sarà anche un’occasione per lei di conoscere un po’ di gente del giro newyorkese (artisti, fotografi, organizzatori di mostre, ecc.). In pratica andrà lei al posto mio, documenterà il tutto con delle foto, prenderà cartoline e riviste che riguardino la mostra e me le farà avere come testimonianza dell’evento. Dopo l’inaugurazione uno dei due curatori, Ken, darà un afterparty a casa sua (par d’essere in un film di Woody Allen…). Mi ha spedito l’invito via mail, con tanto di indicazioni stradali e foto della sua casetta non lontana dal luogo della mostra:

Cioè, vi rendete conto?

Vabbè, basta rimuginarci sopra, spero che Elena si diverta al posto mio. Ah, quasi dimenticavo. La foto che è stata scelta per la mostra è un foto che scattai qualche anno fa durante un evento sportivo al vecchio palazzetto dello sport, quando ancora usavo la mia Nikon coolpix (la mia prima digitalina). La risoluzione non è delle migliori, ma in effetti, forse proprio per questo, ha una certa qualità pittorica e hopperiana di cui i curatori si dicono entusiasti. E’ un attimo di vita vissuta, un momento sospeso. E’ stata stampata e incorniciata in un formato piuttosto grande, 40 x 50 cm, e piacerebbe anche a me vedere l’effetto che fa (della stampa se ne sono occupati i curatori, io ho soltanto mandato il file). So che verrà messa in vendita e che mi verrà restituita nel caso nessuno voglia comprarla. Visto che è improbabile che qualcuno dei lettori di questo blog vada a New York a vedere la mostra dal vivo, ve la metto qui sotto. Si intitola L’abbraccio, che, in inglese, è diventato The Embrace.


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