Libertà: il nuovo, bellissimo romanzo di Jonathan Franzen

Finalmente, dopo tanta attesa, è uscito il nuovo romanzo di Jonathan Franzen, Libertà. L’ho comprato il giorno stesso della sua uscita in libreria e l’ho letto in una settimana. L’ho finito proprio ora. Che soddisfazione! Dopo il minore e deludente The Discomfort Zone, ecco un romanzo che riempie gli occhi e la mente. Non è un caso che sia stato definito IL romanzo americano. E che a Franzen sia stata dedicata la copertina di Time, uno dei pochi scrittori ad aver avuto questo privilegio dopo autori del calibro di Nabokov, Joyce, Salinger e pochi altri).  Perché tramite le vicende di una sola famiglia, Franzen riesce a dare una visione lucida della società americana. E non solo. Travalica questi confini e mette in scena la recita dell’essere umano in generale. Mi sento però costretto a fare un passo indietro e a raccontarvi come è nata la mia love story con questo scrittore.

Era il 2002 e in libreria notai questo romanzone Einaudi appena uscito. Fui colpito essenzialmente dal titolo, Le correzioni, e dalla copertina, la foto di un bambino degli anni ’50, seduto a tavola, con un’espressione imbronciata. Non sapevo niente di Franzen, e nessuna delle persone che conoscevo lo aveva mai letto. Il libro in edizione hardback, però, costava un po’ di soldi, allora decisi di comprare un altro libro suo, La ventisettesima città, che era già in paperback. Mi dissi: prima leggo questo, se poi mi piace compro anche Le correzioni. La ventisettesima città, che è il suo primo romanzo, parla di Saint Louis (la ventisettesima città statunitense  in ordine di numero di abitanti), delle speculazioni edilizie e di un nuovo, spregiudicato capo della polizia, Jammu, una donna di origine indiane che domina la vicenda dall’inizio alla fine. Il romanzo non è facile, la prosa è molto curata e spesso ci sono delle lunghe pagine dedicate al tema delle operazioni e delle speculazioni immobiliari (che non sono proprio il mio pane quotidiano). Eppure, grazie all’accuratezza nella descrizione psicologica dei personaggi, all’ambiguità che si respira man mano che si va avanti con la vicenda e si conoscono i protagonisti, l’ho trovato molto bello. Ho capito che il “ragazzo” (Franzen) aveva delle doti narrative notevoli. E così, appena finito La ventisettesima città, ho comprato Le Correzioni. Ed è stata una rivelazione. Anche se il romanzo non è incentrato su una trama appassionante, la lettura procede liscia dall’inizio alla fine. E il merito di tutto questo è che Franzen riesce a costruire dei personaggi che costituiscono il perno di tutta la narrazione. Si va avanti per scoprire cosa faranno quei personaggi, come reagiranno a certi eventi, cosa nascondono negli anfratti della loro personalità. Ci paragoniamo continuamente al loro essere, al loro vivere, al loro appartenere al genere (dis-)umano. Il romanzo è costruito appunto intorno a una famiglia benestante americana e ogni capitolo esplora uno dei componenti di tale famiglia, padre, madre, due figli e una figlia. E ogni volta sono rimasto incantato da questa formula del “cambio di prospettiva” e mi sono calato in ciascuno di loro (il padre malato di Alzheimer, la madre apprensiva, il figlio scapestrato, ecc.). Uno dei più bei romanzi che avessi letto negli ultimi anni. Un libro che diventerà un classico.

Dopo Le correzioni ho letto Strong Motion (Forte movimento), che mi è piaciuto ma ho avuto qualche difficoltà ad apprezzarlo appieno, visto che l’ho letto in inglese e la prosa di Franzen è piuttosto elaborata e il tema principale sono i terremoti, l’industria chimica, e mi mancava un po’ di vocabolario a tal proposito. Infine, The Discomfort Zone (Zona disagio), anch’esso letto in inglese, un romanzetto incentrato sull’ornitologia (anche qui, a saperli tutti i nomi degli uccellini più strani in inglese!), e che mi ha lasciato piuttosto indifferente.

Ma eccoci finalmente a parlare di Freedom (Libertà), un gran bel romanzo. Inevitabile il paragone con Le Correzioni. Come quello, Libertà è tutto basato sulle vicende di una famiglia benestante americana, e come quello si concentra di volta in volta su uno dei protagonisti. Walter, il marito idealista e perfettino, Patty, la moglie, Joey, il giovane figlio arrivista e repubblicano, Richard, l’amico di gioventù di Walter e rockstar in ascesa (che, in qualche modo, fa parte anche lui della famiglia). Attorno a loro gravitano tutti gli altri personaggi, e non ce n’è uno che non ti rimanga impresso nella mente: Jessica, la figlia freddina e trascurata di Walter e Patty (a cui, stranamente, non è dedicato nessun capitolo), i genitori di Walter, le sorelle e i genitori di Patty, Lalitha, l’assistente di Walter, Connie, la fidanzata di Joey (un personaggio tra i più riusciti, secondo me), qualche amico, qualche vicino di casa e pochi altri.

Il romanzo si apre in terza persona, e viene descritta la famiglia Berglund da un occhio esterno, che pare coincida con quello dei vicini di casa. I capitolo successivi sono ancora scritti in terza persona, ma la narratrice è Patty che, su consiglio del suo terapeuta, comincia a redigere una sua autobiografia parlando di sé in terza persona. Descrive la propria famiglia di origine e quella attuale, la sua adolescenza e la sua crescita, e i suoi rapporti difficili con chiunque. E già qui vediamo come Franzen è capace di descrivere fatti e persone con punti di vista diversi. Riesce a farti calare nella mente dei protagonisti e di coloro che li circondano. E’ proprio questo il suo pregio maggiore: scavare, scavare, scavare. E in questo suo scavare, vengono fuori i temi più disparati che si intrecciano con quello principale, ovvero, a mio parere, la famiglia americana. E il suo arrabattarsi nella società contemporanea. Poi il romanzo scivola via concentrandosi di volta in volta su uno dei protagonisti: Richard (amico di college di Walter, alternativo e oggetto di attrazione da parte di Patty), Joey e la sua storia d’amore con la (apparentemente) remissiva vicina di casa Connie, Walter con il suo impegno ecologico e l’attrazione per la sua nuova collaboratrice Talitha, eccetera. E’ impossibile tenere conto di tutto, perché il romanzo è ricco, profondo e, in definitiva, bello, troppo bello per poterlo riassumere.

Non ho potuto fare a meno di notare che molte delle tematiche presenti in Libertà fossero già presenti nei suoi romanzi precedenti: le difficoltà nella coppia e nella famiglia innanzitutto; ma anche l’ecologia (già in Forte movimento e Zona sconforto), le speculazioni finanziarie (ne La ventisettesima città , Forte movimento e Le correzioni), l’ornitologia (Zona sconforto), la depressione (Le correzioni), ecc. Ma in questo romanzo Franzen riesce a fondere il tutto in un universo immaginario (ma quanto?) che rasenta il vero, spingendo il lettore a riflettere sulla situazione mondiale passata e presente.

Infine, il titolo. Lo si può interpretare in molti modi. Secondo me Libertà si riferisce al fatto che in fondo siamo tutti liberi di costruirci la nostra vita, liberi di scegliere le presone che ci staranno vicino in questo viaggio, liberi di tradire, di amare in modo irragionevole, di trascurare la famiglia per il lavoro, di dire ciò in cui crediamo, di arricchirci in modo illecito, di sfruttare gli altri, di vedere le cose solo dal nostro punto di vista, di chiuderci in noi stessi, di deprimerci; ma per ognuna di queste libertà ne pagheremo direttamente le conseguenze.

Non c’è libertà senza sofferenza. Ed è questo, forse, ciò che imbriglia la libertà.

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