Habemus Papam: il nuovo film di Nanni Moretti

Sono appena tornato dal vedere il nuovo film di Nanni Moretti, Habemus Papam, nelle sale da oggi. E, fresco fresco, voglio scrivere qualcosa. Avevo visto il trailer e ovviamente mi aveva incuriosito. E poi i film di Moretti, un po’ come quelli di Woody Allen, li vado a vedere a prescindere. Non sapevo niente, però, della trama (anche grazie all’alone di mistero creato ad arte da Mr Moretti), se non quello che si intuisce dal trailer: un nuovo papa viene eletto e questo nuovo papa, un grandioso Michel Piccoli, uno dei grandi mostri sacri della recitazione ancora in vita, subito prima di apparire davanti alla folla, ha una specie di crisi di panico. E’ una delle scene più belle del film: si sente il nuovo papa che grida e si vede l’espressione incredula del cardinale che non può annunciarlo alla folla dei fedeli in attesa in Piazza San Pietro.

QUI trovate il link al trailer

Il film inizia in modo molto pacato: il vecchio papa è morto (sono immagini di repertorio del funerale di Papa Woytila), c’è il funerale e subito dopo si vedono i cardinali che in fila, recitando l’ora pro nobis, si recano in conclave per eleggere quello nuovo. L’ho trovato un bell’inizio, anche grazie alle belle scenografie e costumi. Si sa, l’ambiente vaticano, scenograficamente, ha sempre il suo fascino. Si entra poi all’interno del conclave, dove non si riesce a decidere chi debba essere il nuovo papa. Tra l’altro Moretti ci porta ironicamente nelle teste dei cardinali, dove ciascuno prega Dio di non essere eletto. Alla fine la votazione ha esito positivo e, a dispetto dei pronostici, viene eletto il cardinale Melville. E da qui subito si capisce che lui è fin troppo perplesso dal nuovo corso che sta prendendo la sua vita (lui che da giovane voleva fare l’attore: vi ricorda qualcuno?), tanto da rifiutarsi di uscire sul terrazzo a benedire la folla di fedeli.

Quindi, se dovessimo riassumere il film in poche parole, si tratta di questo: un cardinale viene eletto papa e, schiacciato dal peso delle responsabilità, entra in una specie di depressione. Nel frattempo, poiché i fedeli sanno che è stato eletto un papa nuovo ma nessuno sa chi sia, i cardinali non possono lasciare il vaticano, e formano una specie di “comunità”, in attesa che il nuovo Papa si prenda le sue responsabilità. Sia il Papa, sia i cardinali, vengono visti nei loro aspetti più umani (giocano a carte, prendono antidepressivi, ecc.) e, al contempo, surreali. Perché il film oscilla continuamente tra il dramma, il surrealismo e la commedia, quest’ultima portata in campo soprattutto dal personaggio interpretato da Moretti stesso, uno psicanalista (intrappolato anch’egli all’interno del vaticano, perché non può uscire col rischio che riveli chi sia l’eletto) che cerca invano di aiutare il Papa ad uscire dall’impasse.

I punti di forza del film sono il soggetto, il cast (gli attori che interpretano i cardinali sono perfetti) alcune delle scene con Moretti, che interpreta il consueto personaggio antipatico (che partecipa, accanito, alle partite a carte coi cardinali, dà consigli su sonniferi e antidepressivi e organizza un torneo mondiale di pallavolo) e la bella interpretazione di Michel Piccoli, fragile e molto umano. Ma molti aspetti del film rimangono un po’ troppo in superficie (non si scava mai nella crisi del papa-uomo) e alcune scene sono superflue (ad esempio le scene con Margherita Buy, ex moglie di Moretti e psicanalista essa stessa). In più direi che Moretti non ha avuto il coraggio di (o forse ha scelto di non) prendere una direzione precisa, e il film rimane un po’ sospeso tra i vari piani che ho citato prima: la commedia, il dramma psicologico e il surrealismo (annacquato) alla Bunuel. In generale, ho di gran lunga preferito la prima parte del film alla seconda, che ho trovato più piatta, tranne alcune trovate comiche che mi hanno fatto ridere.

Non dico altro della trama (ci sono vari accadimenti), né tantomeno del finale, perché credo che, sebbene Habemus Papam sia in parte irrisolto, è un film godibile che vi consiglio di vedere. Moretti ha fatto di meglio, ma anche di peggio.

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