Una Pasqua di relax: Ravenna in 24 ore (fotoracconto)

Come lo scorso anno, che siamo stati a Barcellona, anche quest’anno io e Alessandra ci siamo attenuti al detto popolare “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”, abbiamo rinunciato al sontuoso pranzo di pasqua da Emilia e siamo andati due o tre giorni lontani da Livorno. Ah bene, cambiare aria! Il progetto iniziale era di andare a Roma, ma poi abbiamo rinunciato e io ho proposto di andare a Comacchio. Direte voi: “a Comacchio? e cosa c’è a Comacchio a parte le anguille?” Non ne sono sicuro, ma mi pareva un bel posto dove scattare foto. Così, è stata un’ispirazione improvvisa. Dovevamo andare in auto, ma poi abbiamo cambiato idea e abbiamo preso il treno. Solo che c’era un piccolo problema: il treno a Comacchio non ci arriva. Che fare allora? Abbiamo visto cosa c’era nei dintorni di Comacchio e abbiamo optato per Ravenna: il giorno di Pasqua saremmo partiti in treno per Ravenna, visitato la città e, il giorno dopo, per Pasquetta, saremmo andati a Comacchio in pullman (secondo alcune indicazioni trovate su internet). La sera saremmo tornati a Ravenna (abbiamo prenotato un albergo per due giorni), la mattina avremmo finito di visitare la città e il pomeriggio avremmo ripreso il treno per tornare a Livorno. Questi erano i piani. Vedremo come è andata. Perché Ravenna? Perché Alessandra non c’era mai stata, e io ci ero andato in gita in seconda superiore e potete immaginarvi quanto potevo ricordare di quella città: niente. Però ricordo ancora il mio prof di arte delle medie, il Sassu, che ci parlava dell’arte paleocristiana e dei mosaici e ci diceva: a Ravenna ci sono Sant’Apollinare Nuovo, Sant’Apollinare in Classe e Galla Placidia. Ecco, questi nomi mi sono rimasti impressi per sempre nella mente.

(Non ci crederete, ma ricordo ancora l’incipit dei paragrafi che il Sassu ci dettò in prima media a proposito dell’Arte Greca: “sebbene per ricercare i primi movimenti artistici degli antichi greci occorre andare a ritroso nel tempo di circa 20-25 secoli prima della nascita di Cristo…”)

Sono andato a curiosare su internet e ho scoperto che, a parte i tre luoghi sopra citati, a Ravenna ci sono altri 5 monumenti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco, per un totale di OTTO nella stessa città. Incredibile. L’Italia non finisce mai di stupirmi.

Abbiamo preso il treno alle 8 e 10, abbiamo cambiato a Firenze e poi a Bologna, e all’ora di pranzo eravamo a Ravenna. Affamati, ci siamo diretti all’albergo (un bell’albergo in centro, migliore delle solite stamberghe dove di solito alloggiamo in vacanza), ma la signora alla reception ci ha detto che la stanza non era ancora pronta. Abbiamo lasciato i bagagli e ci siamo diretti al primo ristorante che abbiamo trovato. Accanto all’albergo, però, c’era una chiesa che già mi sono scordato come si chiama e siamo andati a dare un’occhiata.

Non un granché, ma all’interno abbiamo trovato quello che sarebbe stato il leitmotif di questa vacanza, ovvero il MOSAICO.

Ravenna è tutta un mosaico. Senza mosaici Ravenna non esiste. Abbiamo preso per il centro e lo abbiamo trovato un po’ desertino. Sarà che tutta la gente era a casa a godersi il pranzo pasquale? Mi sa di sì.

A Ravenna non ci sono molti posti per mangiare, o almeno così è parso a noi. Fatto sta che non abbiamo trovato quasi niente e ci siamo accontentati di una pizzeria dai prezzi contenuti. Arrivati dentro vediamo dei bellissimi primi piatti di spaghetti agli scampi. Ci facciamo tentare e prendiamo quelli. Ovviamente non erano nel menù e ci sono venuti a costare 13 euro a testa. Mezzo litro di vino della casa 6 euro. Insomma, alla fine abbiamo speso 44 euro per due piatti di pasta e una piadina divisa in due. D’altronde, ci si può fidare di una pizzeria che si chiama “La mia patria”? La cosa più bella comunque erano una specie di bavagli con delle manichette da infilarsi nelle braccia per evitare di sporcarsi. Alessandra ne ha fatto buon uso…

Finito il nostro lauto pranzo, siamo finalmente tornati in albergo, ci siamo riposati un’oretta e verso le tre siamo usciti di nuovo. La signora alla reception ci ha dato una cartina della città e da lì siamo partiti all’assalto di Ravenna, intenzionati ad esplorare gli OTTO monumenti patrimonio dell’Unesco. Prima però abbiamo fatto tappa a una libreria in centro, per comprare una guida e perché sia io che Alessandra, sul treno, avevamo finito di leggere il libro che ci eravamo portati.

Per non correre rischi, abbiamo approfittato dell’offerta sugli oscar mondadori e abbiamo comprato tre libri al prezzo di due. In più io mi sono comprato un classico che non avevo mai letto, “Tom Sawyer” di Mark Twain. Ma eccoci finalmente alla prima tappa della nostra esplorazione: la Basilica di San Vitale.

Abbiamo fatto il biglietto cumulativo (solo 8e50!) per quattro delle otto attrazioni e siamo entrati nella Basilica. Che all’interno è tutta un’altra cosa. Innanzitutto la prospettiva: gli archi, la cupola, le finestre, le trifore, danno un senso di straniamento. E la luce è bellissima.

Inoltre la prima parte è stata affrescata nel 1700 e contrasta con la parte più antica, quella più importante, quella coi mosaici. Ma è non è un vero e proprio contrasto. A me è piaciuto. Guardate qui sotto, ad esempio, l’arco che separa la prima dalla seconda parte. La prospettiva è ovviamente dal basso verso l’alto.

Nell’arco ci sono 12 medaglioni con gli apostoli; in basso (rispetto alla foto) c’è la parte “moderna”, quella sul marrone; in alto i mosaici bizantini, quelli sul verde. La parte più importante è ovviamente l’abside, con tutto quell’oro, e quei colori che, dopo 1500 anni, si sono conservati perfettamente.

Roba da togliere il fiato. E bellissimi sono anche i mosaici laterali (ho notato che i colori più usati in questi mosaici bizantini sono l’oro, il verde e l’indaco), con tanto di trifora e capitelli abbastanza strani.

Ho fatto parecchie foto, ma queste dovranno bastarvi, anche perché vedrete che i motivi si ripetono da un monumento all’altro, e alla fine di questo post sarete nauseati da tanti MOSAICI.

Proprio accanto alla Basilica di San Vitale, c’è il Mausoleo di Galla Placidia. Anche qui, l’esterno lascia un po’ a desiderare, soprattutto in grandezza. Si tratta infatti di un piccolo edificio in mattoni rossi, e niente lascia sospettare i capolavori che si trovano dentro.

Come? Ah, sì, sto parlando ancora di mosaici.

Le scene sono un po’ sempre le stesse: gesù pastore, gesù battezzato, la mano di dio dal cielo, gli angeli, gli arcangeli, i vescovi, le croci, gli alberi, i fiumi, e poi tutta una serie di animali, tra i quali spiccano in assoluto gli uccelli e le pecore. Qui sotto, invece, san Lorenzo (quasi) sulla graticola.

Ah, e dimenticavo, tra i motivi ricorrenti, il cielo stellato.

Insomma, bello pure il mausoleo di Galla Placidia. Un gioiellino. Peccato che si poteva stare dentro solo cinque minuti e che i turisti impedivano di fare foto a tutto tondo.

Abbandoniamo Galla Placidia e proseguiamo senza indugi verso il Battistero Neoniano, terzo monumento protetto dall’Unesco. Anche questo non è molto grande e dall’esterno non dà il meglio di se.

Ma, di nuovo, è l’interno quello che conta. Cosa? Ah sì, parlo ancora dei MOSAICI:

I colori sono molto intensi. Guardate che blu…

Qui sotto, invece, un’ennesima scena del battesimo di gesoo che si trova al centro della cupola e, scandalo scandalo, dentro l’acqua è tutto nudo…

La tappa successiva, ovvero il quarto monumonio (monumento+patrimonio) è la cappella di Sant’andrea. Si tratta di una cappelletta del 490 che adesso è inglobata nel Museo Arcivescovile, anch’esso compreso nel biglietto unico. Il museo non è un granché (nel senso che ci sono le croci d’argento, le suppellettili, ecc.), ma la cappelletta è un angolo di perfezione, ovviamente grazie ai MOSAICI che la decorano. Purtroppo mi è stato categoricamente proibito scattare foto e non ho una testimonianza visiva. Per compensare, ho scattato una foto a Ale sulle scale che portano al museo:

In mano ha la guida (scarsina) di Ravenna. Accanto a lei un qualche arcivescovo.

Dunque, con la cappella di Sant’andrea siamo a metà degli otto monumenti da visitare. Ne mancano quattro. Due sono ancora in centro, uno leggermente in periferia e un altro a 5 kilometri da Ravenna. Dall’inizio della nostra esplorazione saranno passate circa due ore e mezzo. Non ce la facciamo a vederli tutti e quattro, visto che manca circa un’ora e mezzo prima della chiusura. Ma in un’ora e mezzo si possono fare un sacco di cose. Decidiamo quindi di visitare i due in centro (il Battistero Ariano e Sant’Apollinare Nuovo) e lasciare gli altri due (Mausoleo di Teodorico e Sant’Apollinare in Classe) all’indomani. Anche se l’indomani è prevista la visita a Comacchio. Vabbè, intanto andiamo e poi ci penseremo.

Arriviamo così al Battistero degli Ariani. Fu fatto costruire all’inizio del 500 da Teodorico che era di religione ariana (quella dei goti), ecco perché ci sono due battisteri, perché quello Neoniano (di un secolo prima) era riservato agli “ortodossi”, cioè ai latini, ai non ariani. Anche qui ci troviamo di fronte a un edificio abbastanza piccolo e anonimo all’esterno:

Anche l’interno è abbastanza spoglio, ma ritroviamo il “solito” mosaico che abbellisce la cupola:

Essendo un battistero, c’è il tema del battesimo di gesoo (anche qui senza veli), con giovanni battista, gli apostoli, la colomba, il fiume giordano, ecc.

Ci vuole poco a visitare il piccolo battistero degli Ariani, e in fretta ci dirigiamo verso il sesto monumonio, uno dei più celebri, la basilica di Sant’Apollinare Nuovo.

I mosaici sono tutti concentrati sulle pareti sopra gli archi della navata centrale. Sono su più livelli e corrispondono a periodi diversi: in alto ci sono delle piccole scene tratte dai vangeli (i più antichi). In mezzo c’è una sfilza di santi e profeti. In basso a destra una lunga fila di 24 martiri.

Sul lato opposto, invece dei martiri, ci sono 24 vergini (basta guardare le facce per capire il motivo di tanta verginità…):

E con questo si sono fatte le 18 e 30. Non è più possibile visitare gli altri monumoni, allora ci accontentiamo di una capatina al sepolcro di Dante. Già, perché il grande poeta fiorentino è sepolto proprio qua a Ravenna. Anche quello, però, è chiuso.

Perciò decidiamo di cercare un posto per cenare. Ma la ricerca si dimostra difficile, come ho già detto non ci sono molti ristoranti e non vediamo nessuna pizzeria. Usciamo dalle porte della città e continuiamo a cercare.

Niente da fare. Camminiamo per più di un’ora, troviamo qualcosa ma non ci convince. Torniamo allora verso il centro e alla fine, esausti e affamati, ci ritroviamo davanti all’unica pizzeria possibile, quella dove eravamo stati a pranzo. Ci arrendiamo ed entriamo. Mangiamo una pizza margherita, facile, economica e indolore, e pensiamo a cosa fare prima di tornare in albergo. Ci viene l’idea di andare al cinema. Chiediamo a due ragazzi seduti accanto a noi, che ci dicono che gli unici due cinema che funzionano sono due multisale lontane dal centro. Ma, su un giornalino che avevamo preso nel pomeriggio, leggiamo che c’è anche un cinema d’essai. Non sappiamo dove sia, ne cosa programmi, ma c’è un numero di telefono. Faccio la chiamata e scopro che proiettano L’altra verità, l’ultimo film di Ken Loach. Mi faccio dare l’indirizzo e l’orario: sono le venti e trenta e il film comincia alle 21. Il cinema è in centro, ma non esattamente in centro, quindi ci facciamo una mezzoretta a piedi e arriviamo appena in tempo. Per strada notiamo una strana pasticceria:

Il film è abbastanza cupo, parla di contractors in Iraq, e ci sono un buon numero di morti ammazzati. Alessandra non resiste e si addormenta. Io ovviamente me lo godo fino in fondo. Dopo circa due ore, usciamo nell’aria fresca della notte ravennate e ci facciamo una mezzoretta a piedi per tornare in albergo.

E qui, finalmente, ci godiamo il meritato riposo. Prima di andare a letto, però, ci intratteniamo col portiere notturno, il simpatico Vito, che si prodiga mezzora su internet per farci avere gli orari dell’autobus per Comacchio. Scopriamo che l’indomani, essendo pasquetta, è giorno festivo, e non esistono autobus che vadano a Comacchio. Dobbiamo cambiare il programma. Decidiamo quindi di dedicare la mattina seguente a visitare gli ultimi due monumoni rimasti e poi si vedrà.

La camera è confortevole e, sfiniti, ci buttiamo sul letto. Io, sfinito, ma anche soddisfatto. Il professor Sassu sarebbe fiero di me.

P.s. Avevo deciso di scrivere questo post fino all’ottavo monumonio, per dimostrare come si può visitare Ravenna in 24 ore. Ma il racconto del giorno dopo richiede un altro post, perché mica crederete che in un giorno intero ci siamo accontentati di visitare solo due monumenti? E quale sarà stata la nostra ulteriore meta, visto che Comacchio è saltata? Non vi resta che seguire il blog per il prosieguo di questa avventura pasquale.

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