Perché sono dispiaciuto della morte di Amy Winehouse

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Primo antefatto: pochi giorni fa, una giovane amica, mia e di Alessandra, ha compiuto 27 anni. A tutti quelli che compiono 27 anni, Ale racconta la sua teoria (che io definisco del Landmark), che 27 anni è un’età particolare, perché o si cambia entro quell’età, oppure si rimane così per sempre. Cioè, se uno è scemo allo scoccare dei 28 anni, rimarrà scemo per sempre. I 27 anni, cioè, sono l’ultima possibilità di cambiamento radicale della personalità. Più o meno. Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Brian Jones, Kurt Cobain,e adesso anche Amy Winehouse, fanno tutti parte del Club 27, ovvero personaggi famosi tutti morti prima di aver compiuto 28 anni.

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Secondo antefatto: per il mio gruppo Milioni ho scritto alcune canzoni biografiche: prendo un personaggio famoso che mi interessa e ci scrivo una canzone. E’ successo per Houdini, Emily Dickinson, Hemingway, Silvana Mangano. E mi sono detto: vorrei scrivere di qualcuno di contemporaneo. E la prima persona che mi è venuta  in mente è stata Amy Winehouse.

Il giorno dopo, intorno alle sei del pomeriggio, io e Alessandra stavamo avendo una piccola ma drammatica discussione. Suona il cellulare. E’ il nostro amico Ugo che vediamo ormai molto raramente. Nonostante fossi immerso nella discussione, decido di rispondere. Mi dice: “Lo sai chi è morto? Amy Winehouse”. Ed è così che abbiamo appreso la notizia.

La decisione di scrivere una canzone su di lei non le ha allungato la vita, mi sa.

Ho scritto un brevissimo post sull’accaduto, poi io e Ale siamo usciti.

Ci ha scritto dei messaggi il nostro amico Nunzio di Londra (detto “il bimbo”), che andava a Camden a vedere la situazione. Gli inglesi, si sa, normalmente sono molto controllati, ma in occasioni improvvise di lutto si dimostrano assai emotivi (io e Ale eravamo casualmente presenti ai funerali di Lady Diana a Londra, e fu un evento incredibile). Il bimbo ci ha detto di aver visto due punk piangere nei pressi della casa di Amy Winehouse, disperati per la sua morte.

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Nelle ore successive si sono moltiplicati i commenti su facebook o di persona, riguardo a questa recente e non del tutto inaspettata dipartita. Oltre ai dispiaciuti, naturalmente c’erano gli indignati, con messaggi del tipo: “quella testa di cazzo se l’è cercata, cosa ci si aspettava da quella drogata, la gente è scema a dispiacersi, con tutto quello che è successo in Norvegia, guarda te se bisogna piangere la fine di quella debosciata.”

Io voglio dire la mia. Mi dispiace molto che sia morta Amy Winehouse, per varie ragioni. La prima è che era una ragazza di 27 anni. Per me 27 anni sono pochi per morire. Mi si obietterà che in Norvegia sono morte decine di ragazzi e ragazze tra i 15 e i 20 anni. Certo, questo mi indigna di più, è atroce quello che è successo, ma ci vorrebbe un’analisi politica seria sul pericolo dell’ascesa neonazista e del cristianesimo fondamentalista. Eppure non riesco a mettere in opposizione le due cose. Se sono indignato, dispiaciuto, incazzato per la morte dei ragazzi norvegesi, non posso essere triste anche per quella di Amy Winehouse? Sento già qualcuno che obietta: ma quei ragazzi non se la sono cercata, lei invece se l’è voluta. D’accordo, di sicuro la scalcagnata è stata l’artefice del suo destino, ma mi pare che ne abbia pagato le conseguenze in prima persona. E di nuovo non trovo le due cose in opposizione.

Il secondo motivo per cui mi dispiace che sia morta Amy Winehouse è perché la trovavo umanamente simpatica e un personaggio vero. In mezzo a questo mondo di artisti ingegnerini, mi pare che si stagliasse per verità e difuoraggine. Non mi si può dire che il suo era solo un atteggiamento. Ci aveva una botta fuori dal comune, e questo mi piace, in un’artista. Secondo me, quando cantava, era lei. Drogata, ubriaca, anoressica, mezza moribonda, sul palco o fuori, era lei. Mi pare che i fatti recenti lo dimostrino.

Il terzo motivo è un motivo artistico. Ritengo che sia stata una grande cantautrice, anche se ha prodotto poco. Dopo Back to Black, che risale ormai a cinque anni fa, ho aspettato invano un nuovo disco. Doveva scrivere la colonna sonora per 007, e non l’ha fatto. Si dice che avesse già pronte molte delle tracce del nuovo cd, ma non è trapelato niente. Di sicuro a questo rimedierà la casa discografica, perché si sa che alla morte di un personaggio famoso corrisponde un proliferare di prodotti non sempre buoni ma di sicuro incasso. Comunque, se analizziamo la sua carriera artistica, vediamo che il suo disco d’esordio è del 2003, ad appena 20 anni. Ad esclusione di un paio di cover, le canzoni sono state scritte quasi tutte interamente da lei. 20 anni, eh. E per favore non tiratemi fuori Mozart, si sa che lui era un genio precoce, ma di nuovo le due cose non sono in contraddizione. Mi dispiace pure per Mozart che è morto povero, abbandonato e buttato in una fossa comune.

Dicevo, a 20 anni s’è scritta questo album un po’ sgangherato ma perfetto per un album d’esordio, si sente che c’è tutta l’energia degli inizi. E non è un disco con un ottimo singolo e il resto è da buttar via. Ci sono Stronger than me, You sent me flying, Fuck me Pumps, In my bed (una delle mie preferite), Take the boxHelp yourself, che sono tutte buone canzoni. Quello che mi stupisce è che sono qualitatevoli dal punto di vista melodico, dal punto di vista letterario e da quello interpretativo. In un’intervista Amy ha dichiarato che durante la stesura di Frank, fumava un sacco di erba, e che l’album ne ha risentito, perché, pur toccando delle noti anche tristi, riesce ad essere scanzonato e ironico. Basti ricordare Fuck me pumps, in cui la Winehouse prende in giro le ragazze coi tacchi alti (pumps) che vanno in giro per i posti a rimorchiare uomini ricchi.

[…] Cuz you all look the same,
Everyone knows your name,
And that’s you whole claim to fame.

Never miss a night,
Cuz your dream in life,
Is to be a footballers wife […]

E così l’ironia non risparmia il ragazzo primadonna di Stronger than me o il compagno che si ritiene più intelligente di lei in Help Yourself.

Già in questo primo album si nota un amore della cantautrice per le rime baciate, cosa che tornerà prepotentemente nell’album successivo, quel capolavoro (2006) che è Back to Black.

Quando l’ho ascoltato la prima volta, l’ho messo nell’autoradio e non l’ho più tolto per almeno un mese. Back to Black è un album perfetto, secondo me. Ogni brano ha la sua ragione d’essere, e ci sono dei veri e propri gioielli. Il primo, ovviamente, è Rehab, anche questo ironico al punto giusto. Il secondo è Back to Black, melodicamente e liricamente ineccepibile. Strofe e ritornello sono capolavori, il testo è coraggioso e provocatorio (You love blow and I love pot – a te piace essere succhiato e a me piace l’erba), e riesce a evocare con sincerità la sua storia d’amore personale. Ma è su un’altra canzone che mi voglio soffermare. Una canzone meno appariscente ma significativa, una canzone triste che parla di una storia d’amore finita e della disillusione che questo comporta. Si tratta di Love is a Losing Game.

La premessa è che nell’intervista che citavo poc’anzi, Amy ha dichiarato che, mentre durante la stesura di Frank, fumava un sacco d’erba, per Back to Black si ubriacava tantissimo, e questo ha dato il tono disincantato e triste all’album.

Nel 2008 Love is a Losing Game ha vinto il premio Ivor Novello come Best Song Musically and Lyrically. Ora, il signor Ivor Novello era un compositore della prima metà del Novecento, a cui è stato intitolato questo premio dedicato ai compositori musicali. Il premio preso dalla Winehouse è uno dei più importanti, ma non abbastanza, sembrerebbe, visto che lei, alla premiazione, arrivò in ritardo e il premio fu ritirato dall’immancabile padre. A parte questo premio, il testo di questa canzone è stato usato nell’esame dell’ultimo anno di letteratura inglese a Cambridge, come testo di confronto rispetto a una poesia di Sir Walter Raleigh, poeta inglese a cavallo tra il ‘500 e il ‘600. Certo, immagino le facce degli esaminandi nella lettura del titolo dell’esame scritto. Ora, ci sono diversi testi di canzoni che meritano di essere esaminati e studiati, e allora perché proprio questo? Intanto ascoltatevi il pezzo, solo voce e chitarra, godetevi l’interpretazione della Winehouse (non ho ancora parlato della sua voce, che a qualcuno può anche non piacere, ma di sicuro rimane impressa). Poi parliamo del testo.

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Dunque, questo è il testo, semplice ma efficace, come un sonetto d’amore.

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LOVE IS A LOSING GAME

For you I was a flame,                                                            A
Love is a losing game                                                              A
Five story [storey] fire as you came,                                     A
Love is losing game                                                                 A

Why do I wish [One I wish] I never played,                         B
Oh, what a mess we made                                                     B
And now the final frame,                                                      A
Love is a losing game                                                             A

Played out by the band,                                                         C
Love is a losing hand                                                             C
More than I could stand,                                                         C
Love is a losing hand                                                             C

Self professed… profound                                                   D
Till the tips were down                                                          D
Know [Though] you’re a gambling man                               C
Love is a losing hand                                                              C

Tho’ I battled blind, [Though I’m rather blind]                 E
Love is a fate resigned                                                            E
Memories mar my mind,                                                       E
Love is a fate resigned                                                            E

Over futile odds,                                                                       F
And laughed at by the Gods                                                    F
And now the final frame,                                                          A
Love is a losing game                                                              A

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Tra parentesi quadre ho messo le parole che si differenziano da una versione all’altra o da una trascrizione all’altra.

In effetti si presenta proprio come una poesia d’amore classica, grazie allo schema delle rime (quell’AAAA, BBAA, CCCC che ho messo accanto al testo della canzone). In pratica sono sei strofe di quattro versi, ciascun verso di 6 (a volte 5, a volte 7) sillabe. La prima, terza e quinta strofa si differenziano dalla seconda, quarta e sesta strofa per la melodia e per lo schema delle rime. Infatti, mentre i quattro versi delle strofe dispari finiscono tutti con la stessa rima, quelli delle strofe pari presentano non una ma due rime baciate (le ultime due sono uguali alla strofa precedente, tranne l’ultima che si riallaccia al titolo).

Ecco, questo per dire che la Winehouse sarà stata pure un’ubriacona e una sfattona, ma secondo me sapeva scrivere canzoni. E le sapeva interpretare.

E ora andiamo con la traduzione. Purtroppo tradurre un testo così non è facile, non perché sia particolarmente ardito, ma perché in italiano si perde ovviamente tutto il ritmo e i giochi fonici della versione originale.

Ho cercato la traduzione su internet. Lasciando perdere quelle orribili fatte con google traduttore, ho trovato un paio di difficoltà anche in quelle tradotte meglio. La prima è in quel “five story fire” del terzo verso. Mi ci sono scervellato per tradurlo, ma poi ho scoperto che non è “story”, ma “storey” (piano, livello). Quindi è come se descrivesse la sua passata storia d’amore come un fuoco di cinque piani, quindi un fuoco altissimo.

Comunque, questa è la mia traduzione.

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L’amore è un gioco a perdere

Per te ero una fiamma
L’amore è un gioco a perdere
Un fuoco altissimo quando sei arrivato
L’amore è un gioco a perdere

Perché [Un gioco che] vorrei non aver mai giocato
Oh, che casino abbiamo combinato
E ora la cornice finale
L’amore è un gioco a perdere

Suonato fino alla fine dalla band
L’amore è una mano perdente
Più di quanto potessi sopportare
L’amore è una mano perdente

Autodichiarato… profondo
Finché non si sono scoperte le carte
Ora so che sei [Sebbene tu sia] un giocatore d’azzardo
L’amore è una mano perdente

Sebbene abbia lottato ciecamente [sia piuttosto cieca]
L’amore è un destino rassegnato
I ricordi rovinano la mia mente
L’amore è un destino di rassegnazione

Per motivi stupidi
E deriso dagli dei
E ora la cornice finale
L’amore è un gioco a perdere.

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Probabilmente ci sono alcune imprecisioni nella traduzione, dovute a un’ambiguità di significato di certe frasi. Ad esempio, “Played out by the band”, dove play out può significare suonare, ma anche esaurire, giocare fino alla fine. E band si può riferire alla band che suona, ma anche a un più generico gruppo. Poi, ho tradotto “‘til the tips were down”, dove tips sono le scommesse, con “finché non si sono scoperte le carte”, che mi pareva più comprensibile.

Ora, il testo in italiano perde molto del suo fascino, ma in inglese invece non fa una piega. Rendendo il pezzo un piccolo classico.

And I go back to black.

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