E’ morta Agota Kristof

Certo, la sua morte farà meno scalpore di quella di Amy Winehouse, ma lasciatevi dire che è morta una scrittrice che ammiravo molto. Io e Alessandra talvolta siamo dispensatori di consigli letterari per gli amici. Un libro che ci è piaciuto a entrambi, spesso lo regaliamo ad amici e conoscenti, tenendo conto dei loro gusti, perché è emozionante condividere cose belle. E La trilogia della città di K è un libro che abbiamo regalato e consigliato molto. Come ho scritto in una mia recensione su Anobii, con i soldi miei e dei miei amici, derivatile dal diritto d’autore, la Kristof ci si sarà comprata almeno una bicicletta. E se lo merita davvero. La trilogia è un libro bellissimo, crudo, spietato, freddo, poetico, scritto benissimo, la cui lettura va avanti tutta d’un fiato. La prima parte è spettacolare, la figura della nonna, così brusca nel suo rapporto coi nipotini gemelli, ti rimane piantata nella testa. E’ proprio questa prima parte che mi gira ancora per la testa. La trilogia si chiama così perché è composta da tre libri diversi e complementari: Il grande quaderno, La prova e La terza menzogna.

Agota Kristof era nata nel 1935 in un piccolo villaggio ungherese, Csikvànd, un paesino senza elettricità e acqua corrente, la cui eco percepiamo proprio nel suo libro più importante. Fuggì col marito in Svizzera nel 1956, a seguito dell’intervento dell’Armata Rossa per fermare la ribellione ungherese contro i Sovietici. E in Svizzera, a Neuchatel, è vissuta fino a oggi, scrivendo tutti i suoi libri in francese, la sua seconda lingua. Io i suoi libri li ho letti in traduzione italiana, ma si dice che in francese presentino diversi errori, facendo autodefinire la scrittrice un’analfabeta. Ironica, dunque. Boh, non saprei, in italiano scorrono bene. Certo, non sono libri o racconti da ombrellone, ma io li trovo veramente belli. Oltre alla trilogia ho letto Ieri, da cui Silvio Soldini nel 2002 ha tratto il film (non del tutto convincente) Brucio nel vento. E ho poi letto La vendetta, una raccolta di raccontini gelidi e crudi, spesso senza speranza.

Sono andato a ricercare su Anobii la recensione che avevo fatto della Trilogia. E’ molto breve ma rivela tutto l’entusiasmo che ho avuto nel leggere il libro. Non è un caso che gli abbia dato 5 stelline, il massimo:

Mi ha folgorato, l’ho trovato bellissimo, con una leggera preferenza per la prima parte rispetto alla seconda, uno stile asciutto, personaggi duri come l’ambiente, si vede tutto, che gran bel dono per uno scrittore! Uno di quei libri che ho regalato a molte persone.

La trilogia della città di K, tra i libri della Kristof, rimane ineguagliato, e lo consiglio a tutti voi. Tra l’altro si trova in edizione tascabile Einaudi, che in questo periodo è scontata. Leggetelo, e poi ditemi.

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