COPENHAGEN: primo fotoracconto

Ed eccoci giunti alla seconda parte della nostra vacanza, ovvero ai cinque giorni passati a Copenhagen e dintorni. Scrivere questi fotoracconti è molto laborioso, si perde un sacco di tempo a selezionare, sistemare, caricare le foto. Ma se non mi do una mossa, questi fotoracconti rischiano di trascinarsi fino a Natale. E noi non lo vogliamo, no? Anche perché nel frattempo succedono un sacco di cose (ad esempio, lo sapete che domani ricomincia la scuola? E ci sono varie novità. Ma per ora taccio. In caso di qualcosa di eclatante – o semplicemente interessante – o semplicemente divertente – interromperò i fotoracconti da Copenhagen per aggiornarvi sulle vicissitudini di una vita normaluccia).

Siamo rimasti all’ultima notte ad Amburgo. La mattina ci alziamo presto perché il pullman per Copenhagen parte alle 8. Ci sveglia un bel sole allegro.

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Dobbiamo sbrigarci, finire di fare le borse, sistemare la casa e uscire per andare alla fermata dell’autobus. Oggi è domenica e i bus sono meno frequenti, perciò non c’è da perdere tempo.

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Per strada ci fermiamo a comprare delle paste e dei croissant per il viaggio che durerà all’incirca sei ore.

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Ci siamo preparati talmente in fretta che la dottoressa Micaela signora del west non ha fatto in tempo a sistemarsi per bene. Come diceva la mamma della Vanoni, mai uscire di casa senza un filo di trucco e un dito di tacco. Ed è così che la dottoressa Micaela rimedia sul bus, seguendo i consigli della signora Vanona.

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Arriviamo con un po’ d’anticipo alla fermata del pullman. Ci sediamo e ci guardiamo intorno. Da qui partono i pullman per tutta Europa. Ma alle 8 il nostro non è ancora arrivato.

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Un tipo mi chiede una sigaretta. Sì, il tipo qua sotto, che è piuttosto grosso. Rispondo che ho solo il tabacco. Ma lui non si lascia intimidire e mi chiede se può farsene una. Certo che puoi. Ci mancherebbe. Però lo fotografo accanto a Alessandra. Mi pare un bell’accostamento.

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E finalmente, con qualche minuto di ritardo, arriva il nostro pullman. Il problema, però, è che non si chiude lo sportello coi bagagli. Sicché perdiamo ancora un po’ di tempo.

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Come potete notare dalla foto sotto, la partenza è prevista per le 8 in punto, mentre alle 8 e 17 siamo ancora fermi. Scrivo subito un messaggio a Sabrina perché sono allibito da questo strano ritardo tedesco. Anche lei conferma che in effetti è strano.

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Finalmente, con una mezzoretta di ritardo, si parte. Non facciamo in tempo a partire che Alessandra subito apre il sacchetto dei croissant e comincia la sua opera di mandibolazione. Le dico: guarda che se poi li finisci, cosa mangi durante il viaggio? Ma a lei non importa. E’ una tipa del “tutto e subito”. Soprattutto quando si tratta di mettere in moto le ganasce.

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Io invece continuo il libro che mi sono portato in viaggio. Si tratta di un romanzo gotico consigliatomi da Alessandra, Dolce Cara Audrina, ormai fuori stampa. Parla di una bambina, di nome Audrina, che cresce senza andare a scuola, senza uscire mai di casa, perché c’è un mistero che la circonda e che ruota intorno a una sorella più grande (che, guarda caso, si chiamava Audrina anche lei) morta in circostanze misteriose. Il romanzo scorre che è una meraviglia, tiene l’attenzione, è divertente. Se volete saperne di più basta cliccare QUI.

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Superiamo il confine tedesco e ci ritroviamo in Danimarca, dove è pieno di pale eoliche. Ora, a parte il discorso energetico, io sono completamente a favore delle pale eoliche, perché secondo me, oltre che utili e pulite, sono anche belle.

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A un certo punto ci fanno scendere dal pullman per salire su un traghetto. Alessandra l’aveva detto, ma io non credevo. Bisognerà che mi riguardi per bene la geografia dell’Europa del Nord. Credevo che la Danimarca fosse una penisola, raggiungibile via terra. Scendiamo e ci prendiamo un caffè.

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Esco a fumare una sigaretta. Scatto qualche foto. La coppia di ragazzi a destra è molto tenera, si scambia effusioni, e ogni tanto lei spulcia i capelli a lui. ma chi lo dice, poi, che i nordici sono freddi?

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Anche le due signore qui sotto, en attendant, mi paiono degne di uno scatto.

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Mentre io sono fuori a fumare, ovviamente Alessandra e Michela non rinunciano a fare una visita al negozio del traghetto, e Alessandra riemerge con una bella confezione di Toblerone.

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A un certo punto ci fanno risalire sul pullman, scendiamo dal traghetto e proseguiamo il nostro viaggio attraversando la piatta campagna danese.

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Alessandra comincia a leggere la guida di Copenhagen, finora snobbata. Bene, penso, finalmente ci guiderà un po’ lei. Ma, come potete vedere, la guida è aperta alla voce “acquisti”. Non è un buon segno.

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Dopo quasi 6 ore di viaggio, finalmente intravediamo segni della grande città. Ci prepariamo a scendere.

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Il pullman ci scarica dietro alla stazione, e l’albergo scelto con tanta cura da Alessandra è proprio dietro la stazione.

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Alessandra, che ha letto la guida (ma sospetto che abbia letto solo la sezione “acquisti”), si sente preparata e decide di guidarci lei verso l’albergo. Ovviamente nella guida c’è una cartina, non si può sbagliare.

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Superiamo il ponte che attraversa i binari, andando verso l’entrata principale della stazione. ma il nostro albergo non era dietro la stazione? Quindi dovremmo andare nella direzione opposta. Ma Alessandra è irremovibile: No, si va di qua. Sennò prendi la cartina e guidi te, mi dice. In modo anche un po’ sgarbato. Io, che sono molto paziente, decido di lasciarla fare e la seguo. Altrettanto fa la dottoressa Micaela, che non si pronuncia perché ha percepito un certo nervosismo.

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Arriviamo a un incrocio e, come volevasi dimostrare, la direzione da prendere era tutt’altra. Perché Alessandra, quando guarda le cartine, non tiene conto degli incroci, né se la cartina va vista al dritto al rovescio. Lei la apre, la guarda, cerca il punto in cui siamo e poi dice: di qua! Una volta scoperto l’errore, dà la colpa alla cartina. E dice: va bene, allora guida te. E io lo faccio. Scatto anche una foto al semaforo, per farvi vedere che anche la Danimarca, proprio come la Germania, è  un paese civilizzato, dove al pedone viene mostrato quanti secondi mancano prima di poter attraversare. ma mentre in Germania il conteggio è alla rovescia, sul rosso, in attesa che scatti il verde, qui è al contrario, ti dicono quanti secondi di verde hai ancora prima che scatti il rosso. Giudicate voi quale metodo è il migliore.

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L’albergo Selandia è davvero a pochi metri dalla stazione. La guida ci dice che quella della stazione è forse l’unica zona un po’ più malfamata di Copenhagen. Ma c’è da aspettare la notte, per vedere.

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Alla reception ci ha accoglie una signora gentile, pratica e molto professionale. Ci dice dov’è la nostra camera, ci dice di prendere l’ascensore, ci dice che se abbiamo bisogno di qualsiasi cosa possiamo chiedere a lei. bene, mi sembra un buon inizio. La camera è bellina. Non ho idea perché, nella foto, Michela rida così.

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Subito Alessandra testa l’albergo, poiché nella presentazione c’è scritto che è dotato di wi-fi, e lei s’è portata il computerino dietro. La connessione c’è, anche se è un po’ lenta. Ci rilassiamo un po’ e ci prepariamo per la nostra prima esplorazione di Copenhagen.

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Come vi ho detto, il nostro albergo è vicino alla stazione, come vicino alla stazione c’è Tivoli, una sorta di grande parco di divertimenti. Costeggiamo l’ingresso posteriore e lo sorpassiamo: come prima tappa abbiamo in mente altro.

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Ci affidiamo agli itinerari della nostra guida Rough Trade. Il primo prevede la visita di Slotholmen, un’isoletta che è il cuore storico e geografico di Copenhagen.

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Slotsholmen è dominata dallo scuro Christiansborg Slot, sede del parlamento danese e delle sale di rappresentanza della Corona. E’ un edificio moderno, nonostante le apparenze, costruito all’inizio del ‘900, che ha sostituito via via i vari castelli precedenti distrutti da incendi o altre calamità.

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Facciamo un giro non troppo approfondito dei dintorni e ci ritroviamo davanti alla Borsen, edificio seicentesco in mattoni rossi e tetto di rame verde. Non è aperta al pubblico.

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Dall’altra parte del canale si affaccia la Holmens Kirke, costruita alla fine del ‘500 come fucina di ancore e convertita in chiesa nel secolo successivo.  Tutti questi edifici sono stati voluti da colui che è stato forse il più importante Re di Danimarca, Cristiano IV (e infatti un sacco di nomi di edifici hanno il suo nome all’interno), sovrano architetto e illuminato.

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Proseguendo per il nostro percorso, incontriamo un operatore e un intervistatore che fermano le persone per strada. Il danese non è lingua di tutti, quindi non capiamo di cosa si tratti, e speriamo che non ci fermino per chiederci qualcosa. La dottoressa Micaela, come vedete nella foto, si tiene a distanza di sicurezza.

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Certo, la Danimarca sarà pure un paese ricco, ma a giudicare dalla scenografia per i servizi televisivi non si direbbe.

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Fiancheggiamo il Tojhusmuseet, un enorme edificio atto a rifornire cannoni, armi e munizioni alla flotta danese, e io scatto una foto a questa statua di  Peder Griffenfeld, uno statista danese dal capello lungo e manina morta.

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Il bacino dove attraccavano le navi per fare rifornimento di munizioni è stato prosciugato e trasformato nel Bibliotekshaven, il giardino della biblioteca reale. In fondo al giardino si trova la Kongelige Bibliotek, dove non si può entrare.

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Sempre nel parco si trova una statua dedicata a una delle (due) figure più importanti della cultura danese, il filosofo Soren Kierkegaard che, ci dice la guida, in questa raffigurazione è malato d’amore, con lo sguardo rivolto verso l’abitazione della sua amata. Mah…

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Facciamo un giro del parco, costeggiamo un container azzurrissimo dove ne approfitto per rubare uno scatto alla dottoressa Micaela.

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Costeggiamo il Dansk Jodisk Museum, progettato da Daniel Libeskind (lo stesso del bel museo ebraico di Berlino e del memoriale di Ground Zero) e ci dirigiamo verso edifici più moderni.

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Costeggiando la bibliteca reale, infatti, si arriva al suo ampliamento moderno in granito nero e vetro, conosciuto come Sorte Diamant (Diamante Nero).

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I due edifici sono collegati tramite una passerella di vetro sospesa sulla strada.

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L’ingresso è gratuito e all’interno, oltre a parte della biblioteca, si trovano una sala da concerti, una libreria, un caffè e un ristorante. Visto che il nostro primo itinierario è praticamente finito, decidiamo di prenderci una pausa al caffè. Alessandra sceglie una fetta di cheesecake ai frutti di bosco,

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Come vedete dalla foto sopra, di fianco al caffè si apre uno spiazzo con tanto di sedie a sdraio che costeggiano il canale. Decidiamo quindi di andare a vedere.

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Scatto qualche foto agli edifici moderni dirimpetto.

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Lo scatto successivo è invece per Alessandra che si rilassa sulla sedia a sdraio. Come potete intuire dal cielo e dal cappuccio di Ale, non è una bruttissima giornata, ma fa freschino.

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Alessandra prende la Nikon e ricambia lo scatto, a me di viola vestito.

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Un ultimo scatto all’edificio visto dall’esterno:

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Quindi torniamo dentro per un giro.

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Saliamo al primo piano, anche se ho il sospetto che sia riservato solo ai fruitori della biblioteca, come questa ragazza che fa finta di studiare ma secondo me è su Facebook. Naturalmente la biblioteca è modernissima, ben attrezzata, piena di computer e linea wi-fi.

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Usciamo dalla biblioteca e ci dirigiamo all’inizio del nostro secondo percorso giornaliero. Scatto un po’ di foto per le strade e lungo i canali.

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La nostra seconda tappa è il quartiere di Indre By, cuore della città medievale, commerciale e di quella moderna. Qui sorgeva il paludoso villaggio di pescatori di Havn, da cui si è sviluppata in seguito la città di Copenhagen. La nostra guida ci propone un percorso, ma noi cominciamo da tutt’altra parte, ovvero di fronte al Magasin du Nord, il più ampio e vecchio grande magazzino della città. Per il momento riesco a convincere le mie socie a non entrarvi, ma so che prima o poi mi toccherà farci un salto.

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Nei pressi del Magasin du Nord c’è il Kongelige Teater, il teatro reale. La nostra guida ci dice che l’altro grande personagio culturale danese oltre a Kierkegaard, ovvero Hans Christian Andersen, si è cimentato qui nella danza classica solo per corteggiare la prima ballerina. La facciata è nascosta da delle impalcature.

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Ai lati dell’entrata spiccano due sculture dedicate a due drammaturghi del teatro danese, Ludvig Holberg e Adam Oehlenschlaeger. Non ho idea di quale dei due sia raffigurato qua sotto.

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Fino a poco tempo fa, il teatro reale ospitava sia balletti che opere liriche che spettacoli di prosa. Ma dal 2005 le opere sono state trasferite all’Operaen, un edificio modernissimo un po’ distante da qui, e la prosa nella Skuelspilhus (vedremo entrambe in un altro itinerario, non temete).

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Adiacente al teatro c’è il barocco palazzo di Charlottenborg. Sul retro c’è la Kunsthal Charlottenborg (sala espositiva), con mostre d’arte danesi e internazionali. Ma è chiusa.

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Girato l’angolo del palazzo di Charlottenborg, ci troviamo in uno dei luoghi più suggestivi di Copenhagen, ovvero Nyhavn, il porto nuovo, sempre pieno di turisti anche grazie ai variopinti palazzi che si affacciano sulcanale. Giustamente è uno dei luoghi più visitati e fotografati di Copenhagen. E’ un posto molto turistico, pieno di bar e ristoranti. Ho fatto un sacco di foto.

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Alcune delle case di Nyhavn risalgono al 1600, e in una di queste vi ha abitato Andersen dal 1845 al 1864.

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Ah, è c’è anche un pissoir molto vintage.

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Finito di circumnavigare il canale, torniamo sui nostri passi per continuare l’itinerario e, come mi aveva predetto Federico in un commento al post sulla nostra partenza, notiamo dei manifesti che annunciano la settimana del design. Bella, ma noi saremo già tornati a Livorno, purtroppo.

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Dicevo, siamo tornati sui nostri passi e ovviamente siamo di nuovo passati davanti al Magasin du Nord. Stavolta non riesco a distogliere le mie socie che vogliono a tutti i costi visitarne l’interno. Alessandra dice che deve comprare i biscotti al burro per babbo Mario. Michela, invece, vorrebbe comprare qualsiasi cosa.

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Lo giriamo un po’ tutto, il grande magazzino, anche se velocemente. E, incredibilmente, le mie due socie non comprano niente. Ma forse ricordo male.

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Naturalmente non manca la foto ricordo nell’ascensore.

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Usciamo e ci dirigiamo verso quello che doveva essere, secondo la nostra guida, il punto di partenza del nostro itinerario, ovvero lo Stroget. Stroget è il nome colloquiale dato a una serie di strade pedonali che attraversano Indre By, piene di negozi, bar, ristoranti, locali, ecc. Insomma, la zona turistica per eccellenza.

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Percorriamo queste strade un po’ pacchiane e arriviamo alla Storkespringvandet, la fontana delle cicogne, che in realtà è decorata da aironi.

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Sul bordo della fontana di fermano a riposare i turisti stanchi. Nella foto sotto, ho immaginato una situazione del tipo la bella principessa e il principe ranocchio.

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Accanto alla fontana c’è uno dei tanti, variopinti elefanti sparsi un po’ per tutta Copenhagen. Non ho idea del perché abbiano scelto l’elefante come simbolo della città. Ora, capisco l’orso a Berlino, il leone a Venezia, ma l’elefante a Copenhagen?

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Lungo la strada, troviamo vari artisti di strada che si esibiscono. Niente di memorabile.

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A dir la verità, ci è venuta un po’ di fame. Qui è pieno di ristoranti, basta saper scegliere bene senza farsi fregare dai posti per turisti.

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Ci soffermiamo davanti a questa vetrina. Ci attirano questi strani manichini. La guardiamo e riguardiamo, ma non riusciamo proprio a capire che cosa vendano. Alla fine ci arriviamo: vendono i manichini. Che in effetti sono belli.

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Su consiglio della guida, lasciamo le vie commerciali principali e ci avventuriamo in alcune stradine laterali, che sono meno turistiche e piene di negozietti di design, abiti particolari, insomma un po’ più cool.

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E in effetti troviamo subito una modella che fa un servizio fotografico davanti a una casa un po’ scalcinata. Mooolto cool!

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Scatto un po’ di foto a dettagli architettonici, vecchi e nuovi.

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Guardate che strano contrasto fanno questi due palazzi accanto, uno di mattoni rossi e uno dipinto di celeste acceso.

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Si capisce che siamo in una zona cool, basta vedere alcune insegne.

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Essendo zona cool, la guida ci indica un sacco di bei ristorantini in cui mangiare. Tentiamo col primo, ma è tutto pieno. Tentiamo col secondo ma è tutto pieno. Ci va bene col terzo, una specie di bistrot con specialità francesi. La guida ci dice che i secondi piatti sono buoni e abbondanti. Ci fidiamo. Entriamo e Alessandra si siede accanto alla grande statua lignea di uno dei suoi cantautori preferiti, l’inarrivabile Serge Gainsbourg.

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E poi ordiniamo. Alessandra si spolvera un cosciotto d’agnello, con tutti i contornini del caso.

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Io e la dottoressa Micaela ci accontentiamo di una succosa entrecote accompagnata da nidi di patate e verdura di stagione. Tutto molto buono e abbondante. Tutto molto cool.

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Un po’ meno cool è stato il conto. O meglio, è stato cool nel senso che ci ha ghiacciati all’istante: tre secondi piatti, più tre birre piccole, più tre caffè semplici = 794 corone danesi. Già, perché in Danimarca non c’è l’euro (mica scemi…), e forse da qui in avanti dobbiamo stare un po’ più attenti al cambio. Un euro è circa 7 corone. Il che significa che 800 corone fanno un po’ meno di 120 euro, il che significa che abbiamo speso quasi 40 euro a testa per un piatto soltanto. Ce l’avevano detto che Copenhagen era caruccia.

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Certo però che non ci lasciamo scoraggiare. Sono quasi le nove. Che fare? Camminando in direzione dell’albergo, vedo un cinema. Per curiosità mi metto a vedere che film sono in programmazione e scopro che c’è l’ultimo film di Von Trier, Melancholia. Che occasione! E’ in inglese coi sottotitoli in danese. Quindi si può vedere. Comincia tra cinque minuti. Ci affrettiamo a fare i biglietti e ci godiamo la visione. O meglio, io me la godo, mentre Ale mi maledice perché, dice, non ci capisce nulla. Comunque, per una recensione completa del film, basta che andiate al post che ho pubblicato non appena tornato dalle vacanze.

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Usciti dal cinema, ci avviamo a piedi verso l’albergo. Costeggiamo il parco di Tivoli, stavolta dall’entrata principale, e scatto una foto all’ingresso illuminato.

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Prendiamo una scorciatoia passando da dentro la stazione. Sono le 23 e 36, l’ora di andare a nanna, perché domani ci attende un’altra giornata impegnativa.

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Appena arrivati in camera, non faccio in tempo ad andare in bagno a fare la pipì che Alessandra è già sotto le coperte con in mano il telecomando. Ma, a giudicare dallo sguardo, quanto credete che abbia resistito sveglia? Esatto, circa 25 secondi.

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Sono proprio contento di questa prima giornata a Copenhagen, perché in un pomeriggio abbiamo percorso già due itinerari, abbiamo visto un sacco di cose, e in più ho anche avuto l’occasione di vedere il nuovo film di Von Trier nella sua città natale. Che posso volere di più? Ed è solo il primo giorno. Domani si ricomincia. Non si può dire che siano vacanze rilassanti, questo no, ma a noi piacciono così. Life is too short and art is too long, diceva la scrittrice americana Grace Paley. Ed è proprio vero. E aggiungerei anche: and the world is too large.

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